Morte di Ratko Mladić, i giovani di Belgrado lo celebrano ma è bufera sui suoi funerali

Il ministro della Giustizia  Nenad Vujić afferma: «avrà sicuramente tutti gli onori militari e di Stato che gli spettano». Ma l’Ue avverte: «Non c’è spazio» per chi glorifica criminali di guerra

Stefano Giantin

 

 

Nessun grande raduno paragonabile a quelli dei tempi del suo arresto e di quello di Karadžić, ma gruppetti di giovanissimi in marcia che inneggiano al criminale di guerra defunto, in Republika Srpska. E poi manifestazioni in suo onore – con tanto di bengala e mega poster – anche nelle due maggiori città serbe, Belgrado e Novi Sad. Infine, a rendere il quadro ancora più controverso, l’uscita incauta di un ministro serbo, che parla di concedere al “boia” defunto nientemeno che i più alti onori militari e di Stato, al funerale.

Si parla tanto di riconciliazione, nei Balcani, ma la morte di Ratko Mladić conferma che una memoria condivisa e un riavvicinamento tra popoli segnati da una feroce guerra intestina rimane una chimera. Soprattutto per colpa delle provocazioni di politici poco attenti. E di frange di ultranazionalisti, che hanno conquistato ancora una volta grande visibilità, sia in Serbia sia in Republika Srpska (Rs).

«Ucciso all'Aja»: le prime pagine dei giornali serbi trasformano il boia Mladić in martire ed eroe
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Le prime pagine dei quotidiani serbi dedicate alla morte di Ratko Mladić: «L’Aia ha ucciso il creatore della Republika Srpska» titola Večernje novosti, mentre Informer apre con «Ucciso Ratko Mladić» e accusa il tribunale dell’Aia di avergli «tolto l’anima».

Lo suggeriscono, ad esempio, le scene osservate nella notte di giovedì a Belgrado, dove decine di hooligan e ragazzi, in pugno lacrimogeni rossi, hanno occupatoparte del Brankov Most, il ponte più importante della capitale serba. Poi, per decine di minuti, hanno urlato slogan, quali «generale, vivrai in eterno».

Sia a Belgrado sia a Novi Sad, ma anche a Višegrad, la città del celebre ponte sulla Drina cantato da Ivo Andrić, sono state srotolate enormi gigantografie del faccione di Mladić in uniforme, in testa il berretto da generale.

La «propaganda degli ultimi 13-14 anni ha avuto un impatto terribile sulle nuove generazioni, credono che Mladić fosse un guerriero, un eroe», l’ammonimento della pasionaria serba dei diritti umani, Nataša Kandić. Ma a onorare Mladić sono state anche decine di ragazzi in quella Bosnia, dove la glorificazione di criminali di guerra è reato dal 2021.

Lo si è visto in particolare a Zvornik, in Bosnia, una delle prime aree ripulite etnicamente durante la guerra, dove a centinaia hanno marciato nelle strade della cittadina gridando a gran voce, come allo stadio, il nome di «Ratko Mladić». Proprio a Zvornik, «la città da cui decine di migliaia di bosgnacchi sono stati espulsi», lo sferzante commento di Ćamil Duraković, ex sindaco di Srebrenica, oggi vicepresidente della Rs.

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Mladić che «dimostrò come si difende il proprio popolo in tempi difficili e instabili», le parole pronunciate invece dal deposto presidente serbo-bosniaco, Milorad Dodik, durante una cerimonia religiosa in onore dell’ex generale nella cattedrale del capoluogo della Rs. Cerimonie simili si sono tenute anche a Trebinje, Bijeljina, Prijedor, Srbac e a Sarajevo Est. Ha reagito con sdegno l’Sdp bosniaco, che ha denunciato Dodik e altri alti papaveri serbo-bosniaci per la glorificazione di Mladić.

Ma è il quadro che riguarda la Serbia ad aver sconcertato i più. Mentre le più alte cariche dello Stato hanno tenuto un profilo relativamente basso, a far discutere sono stati soprattutto gli annunci del ministro serbo della Giustizia, Nenad Vujić, a proposito del funerale di Mladić, non ancora in agenda perché le autorità olandesi dovranno prima concedere il nullaosta al rimpatrio della salma. Mladić, da generale, «avrà sicuramente tutti gli onori militari e di Stato che gli spettano», ma l’ultima parola «appartiene alla famiglia», ha detto il ministro – scatenando una nuova ondata di rabbia e polemiche, visto che in molti hanno letto le sue frasi come un’evocazione implicita dei funerali di Stato.

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E l’Ue è intervenuta, ammonendo che «non c’è spazio» nell’Unione per chi glorifica criminali di guerra. È tutto ancora da decidere e la palla sui funerali – sul dove e come - è in mano alla moglie e al figlio Darko, ha precisato ieri il presidente Vučić. Se poi Mladić sarà sepolto a Belgrado, tutto verrà fatto in maniera «propria e dignitosa», ha aggiunto.

Completamente opposte – di condanna dei suoi crimini - le reazioni alla morte di Mladić dei partiti di opposizione di indirizzo europeista - cui però non si sono uniti quelli più nazional-conservatori - e della società civile serba, mentre il Movimento degli studenti non ha espresso posizioni univoche. L’autorevole Fondo per il diritto umanitario ha invece suggerito che gli onori statali per un militare condannato in via definitiva a più di un anno – con annessa perdita del grado - sarebbero contrari alla legge serba sulle Forze armate. Oltre che un pugno nell’occhio a vittime e sopravvissuti. E ai tanti che, anche in Serbia, giudicano Mladic solo come un criminale.

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