L’Osce conferma: «In Serbia irregolarità e compravendita di consensi a favore del Sns di Vučić»
Chiesta un’indagine sulle violazioni del segreto delle urne. Sciopero della fame di alcuni leader dell’opposizione

BELGRADO Critiche e crescenti pressioni interne e anche dall’estero. E il trionfo elettorale dell’Sns del presidente Vučić, in Serbia, viene sempre più messo in ombra.
Ombre che riguardano il caso delle presunte irregolarità registrate durante il voto di domenica scorsa, in particolare in quello alle amministrative di Belgrado, una questione che ormai travalica i confini nazionali, anche se le autorità continuano a giurare sulla legittimità del processo elettorale.
Lo conferma un rapporto degli osservatori dell’Osce, in cui si evocano «irregolarità», anche «gravi», che sarebbero state registrate durante la giornata elettorale, con errori procedurali ma anche «compravendita» di consensi e «frequenti accuse riguardanti elettori trasportati con bus per sostenere il partito al governo nelle elezioni locali», si legge in un rapporto dedicato alle parlamentari. Ancora più esplicito è stato Stefan Schennach, politico austriaco fra i capi della delegazione di osservatori Osce durante le elezioni nel Paese balcanico, che ha detto di comprendere «le proteste» di piazza a Belgrado per chiedere la ripetizione del voto locale. «Abbiamo detto chiaramente che queste elezioni non sono state assolutamente corrette», le durissime parole di Schennach. «Da politico, penso che la vittoria alle elezioni di Belgrado sia stata rubata all’opposizione», ha rincarato.
Aspra, ieri, anche la posizione dell’europarlamentare Viola von Cramon, che ha chiesto una «indagine completa» sulle presunte «frequenti irregolarità» osservate domenica, tra cui «acquisto di voti» e «violazioni del segreto» delle urne, oltre ai «casi di elettori trasportati dalla Republika Srpska» e a «intimidazioni» verso i votanti. «Ci attendevamo più alti standard democratici da un Paese candidato all’adesione alla Ue», ha incalzato von Cramon.
Ma a colpire sono soprattutto le parole del ministero degli Esteri tedesco, che via X ha condannato le irregolarità nel voto definendole «inaccettabili». «La Serbia ha votato, ma l’Osce ha denunciato abusi sui fondi pubblici, intimidazioni contro gli elettori e casi di compravendita di voti», il severo attacco di Berlino, mentre la Ue ieri ha ammesso «con preoccupazione» che in Serbia servono urgenti «miglioramenti» nel processo elettorale. «Ci aspettiamo che le autorità nazionali competenti diano seguito in modo trasparente alle segnalazioni credibili di irregolarità» e ciò «include anche le accuse relative alle elezioni locali di Belgrado», ha chiesto anche l’Alto rappresentante Ue agli Esteri, Josep Borrell.
Ma ci sono anche voci discordanti, come quella dell’europarlamentare Vladimir Bilcik, che ha assicurato che le elezioni sarebbero state «gestite bene». Non la pensano così i leader di “Serbia contro la violenza” (Spn), secondo partito a livello nazionale, che sostiene di essersi vista scippata la vittoria alle amministrative di Belgrado per anomalie nelle procedure di voto e l’afflusso in città di alcune decine di migliaia di “finti” belgradesi per sostenere l’Sns di Vučić.
Dopo le accese proteste di lunedì notte davanti alla Commissione elettorale (Rik), alcuni leader dell’Spn hanno dormito all’interno del Rik e iniziato lo sciopero della fame, che durerà finché le elezioni locali non saranno annullate e organizzate da capo. Ma il Rik fa muro, parlando di «pressioni» indebite e «inaccettabili». «Il Rik non è l’organo deputato» a decidere, bensì il Gik, la commissione elettorale cittadina e l’organo di appello è «l’Alto tribunale di Belgrado», ha ricordato il numero uno del Rik, Vladimir Dimitrijevic. Ma le precisazioni non frenano la rabbia che cova, a Belgrado, come confermato da una nuova protesta pacifica ieri sera davanti al Rik, in gran parte giovani, al grido di «ridateci i voti».
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