Dall’Albania al Kosovo: lo stop di Washington ai visti d’ingresso in Usa
Lo stop ai visti a lungo termine, che tocca i cittadini di ben 75 Paesi, andrà a impattare pesantemente anche sui Balcani extra-Ue.

Pugno durissimo verso gli irregolari già presenti nel Paese, nel mirino delle controverse “milizie” dell’Ice. E porte sbarrate per coloro – inclusi i cittadini balcanici – che aspirerebbero a entrarci, come immigrati legali, per trovare lavoro e costruirsi una vita migliore. È questa la linea scelta dal presidente degli Usa Donald Trump, che ha imposto uno stop di durata non definita nelle emissioni di visti d’ingresso negli Stati Uniti: non quelli turistici, ma quelli pensati per l’immigrazione a lungo termine.
Lo stop, che tocca i cittadini di ben 75 Paesi, andrà a impattare pesantemente anche sui Balcani extra-Ue. Sulla lista delle nazioni da cui non si potrà partire verso gli Usa come immigrati ci sono infatti anche Albania, Macedonia del Nord, Bosnia-Erzegovina, Kosovo e Montenegro – mentre potranno ancora tentare la fortuna i cittadini con passaporto della Serbia. Si tratta di Stati «ad alto rischio», ha spiegato il Dipartimento di Stato Usa, da cui partirebbero in troppi interessati solo a sfruttare «il welfare» americano e non a lavorare, ha accusato Washington.
«Il presidente Trump ha detto chiaramente che gli immigrati devo essere autosufficienti dal punto di vista economico» prima di poter entrare negli Usa e «non devono diventare un peso finanziario per gli americani», ha ricordato il Dipartimento di Stato.
Non è chiaro fino a quando durerà la “pausa” nell’emissione dei visti, una notizia che ha avuto fortissima eco in tutti i Balcani occidentali. Balcani che rimangono area di fortissima emigrazione, in particolare verso i Paesi Ue più ricchi. Ma anche gli Usa sono stati in passato – come durante le ultime guerre – una delle destinazioni più ambite. Negli anni più vicini, svariate migliaia di persone sono emigrate legalmente negli Usa dalla regione. —
Riproduzione riservata © il Nord Est




