Il Kosovo verso il Consiglio d’Europa

Ad ampia maggioranza la raccomandazione della Commissione affari politici e democrazia in vista del voto finale

Stefano Giantin
La Commissione dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa riunita mercoledì a Parigi Consiglio d’Europa
La Commissione dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa riunita mercoledì a Parigi Consiglio d’Europa

C’è chi può gioire in vista di un ambizioso obiettivo ormai a portata di mano, e chi invece ribolle e prepara esplosive contromisure. L’obiettivo è quello dell’ingresso nel Consiglio d’Europa, la più antica e autorevole organizzazione internazionale per la protezione e promozione dei diritti umani, ingresso che sta diventando più che concreto per il Kosovo.

È quanto ha stabilito ieri, mercoledì 27 febbraio, la Commissione Affari politici e Democrazia dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, riunitasi a Parigi per ascoltare l’opinione della relatrice sul Kosovo, Dora Bakoyannis, e decidere se raccomandare o meno che Pristina diventi il 47.o membro del Consiglio, di fatto occupando il posto lasciato vacante dalla Russia, espulsa nel 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina.

Bakoyannis, alla vigilia del meeting, aveva anticipato che il suo rapporto conteneva una «raccomandazione positiva» nei confronti di Pristina, ormai pronta all’adesione all’istituzione con sede a Strasburgo. Il Kosovo, in particolare dopo aver risolto la decennale questione dei terreni del monastero di Decani, ha dimostrato «impegno nell’agire in pieno accordo con lo stato di diritto», aveva assicurato Bakoyannis. La posizione della politica greca è stata recepita favorevolmente dalla Commissione Affari politici e Democrazia, che ha ieri annunciato di aver «raccomandato» che il Kosovo venga «invitato a diventare un membro» a tutti gli effetti «del Consiglio d’Europa».

Raccomandazione che è «potente», anche perché sostenuta da «31 voti favorevoli e solo quattro contrari» e un astenuto, è un «messaggio forte al Kosovo», ha spiegato il direttore della European Stability Initiative, Gerald Knaus, think tank molto influente nei corridoi del potere a Bruxelles e che molto si è speso a favore dell’ingresso di Pristina nel Consiglio.

Chi ha votato contro? Il mistero per ora rimane fitto, ma secondo la Televisione pubblica di Belgrado a tentare di mettere i bastoni tra le ruote a Pristina sarebbero rimasti solo due rappresentanti della Serbia, uno del Montenegro e uno della Bosnia-Erzegovina, mentre la Grecia – fra i cinque Paesi Ue che non riconoscono il Kosovo – si sarebbe limitata all’astensione. Di certo, il Montenegro proprio ieri aveva anticipato che avrebbe votato contro il rapporto Bakoyannis, nell’intervento della rappresentante montenegrina al Ce, Maja Vukicevic, che aveva sostenuto, tra aspre polemiche interne, che il Consiglio d’Europa è un consesso «di Stati» e «sulla scena internazionale non c’è consenso» sul Kosovo.

Ma ora un altro voto ancora più importante si avvicina, con il Kosovo favoritissimo. «Il prossimo passo» è ora il dibattito sull’adesione del Kosovo «nell’Assemblea plenaria» e successivo voto su una «opinione finale», il 18 aprile, ha spiegato ieri il Consiglio. La decisione finale spetta infine al Comitato dei ministri. Nel frattempo, tutto può accadere. «Pensiamo a un piano politico e diplomatico» per rispondere, ha assicurato ieri il vicepremier e ministro della Difesa serbo, Milos Vucević. Da parte sua, il presidente serbo Aleksandar Vučić aveva cripticamente anticipato già l’altra sera che «nei prossimi giorni» gli «interessi nazionali vitali» della Serbia sarebbero stati minacciati, mentre in precedenza aveva evocato l’uscita di Belgrado dal Consiglio.

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