Trump Jr. a Banja Luka: il "cerchio magico" di Washington blinda Dodik

Mentre JD Vance vola a Budapest da Orbán, il primogenito del presidente Usa atterra in Republika Srpska. Tra affari privati e attacchi all’Europa «musulmana», la visita segna l'endorsement definitivo al leader serbo-bosniaco. L'opposizione accusa: «Marketing politico per un regime filorusso»

La redazione

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Stefano Giantin / belgrado

Il suo braccio destro politico, il vicepresidente JD Vance, è stato spedito a Budapest per sostenere di persona l’alleato europeo più fedele dell’attuale presidente Usa, Viktor Orbán. Ma la Casa Bianca non dimentica altri suoi fedelissimi in difficoltà. E allora, in contemporanea a Vance, anche nei Balcani si protende la lunga mano di Donald Trump.

È lo scenario osservato in Bosnia, per la precisione in Republika Srpska (Rs), l’entità politica dei serbo-bosniaci dove, tra misure di sicurezza eccezionali, è atterrato Donald Trump. Non The Donald, sia detto, bensì il figlio maggiore del presidente americano, Donald Trump Jr., uomo d’affari, fra i più alti esponenti della Trump Organisation, coinvolto in maniera pesante anche in politica, a sostegno del padre. E ora, a detta di critici e osservatori, sceso in campo a favore di Milorad Dodik, nazionalista, filorusso e filo-Trump, sodale di Orbán, oltre che deposto presidente della Rs.

Dodik resta tuttavia l’eminenza grigia nella Rs. È questa la lettura che va per la maggiore nei Balcani sulla toccata e fuga di “Don Jr.” a Banja Luka, dove è arrivato su invito del figlio di Dodik, Igor. Trump Jr. - la giustificazione ufficiale - è arrivato nella Rs per parlare di investimenti e affari in una riunione a porte chiuse con politici e imprenditori locali. «Porterà qui investitori» e «dobbiamo essere orgogliosi di tale visita», ha spiegato Igor Dodik, sottolineando quanto «sia difficile» convincere membri del cerchio magico di Trump a viaggi del genere. E di quanto sia stata importante la vittoria di Trump alle urne per «le società che amano libertà, cristianità e valori della famiglia» tradizionale.

Trump Jr. nell’occasione ha parlato però più da politico che da imprenditore, anche se l’ambasciata Usa ha detto di una «visita privata». Le politiche liberali stanno producendo una «grande frattura» tra Ovest e Est in un’Europa che «è un disastro, a detta dei maggiori player globali, i più grandi nomi delle banche, della finanza, della tecnologia», ha attaccato il primogenito di Trump da Banja Luka. Francia e Gran Bretagna? Sono diventate «nazioni musulmane».

E Dodik? Com’era nelle attese, ha descritto il viaggio di Trump Jr. nella Rs come un vero endorsement nei suoi confronti da parte del presidente Usa – che a ottobre, ricordiamo, aveva deciso improvvisamente di annullare le sanzioni nei confronti del leader serbo-bosniaco e del suo entourage. Ora, la visita di Trump Jr. nella Rs e quella di Vance in Ungheria devono essere interpretate come conferma di «un’importante cambio di rotta dell’amministrazione Trump verso questa parte d’Europa», ha scritto compiaciuto Dodik su X.

Ci sono però altre letture. La visita di Trump Jr. sarebbe dannosa per le dinamiche interne della Bosnia, ha suggerito il leader del maggior partito bosgnacco, l’Sda, Bakir Izetbegović, che ha denunciato che soldi pubblici sarebbero stati stornati a favore delle «attività di lobby» di Dodik. Con accenni a «eventi pericolosi» a Banja Luka. «Marketing» politico, l’ha definito il presidente dell’Sds (opposizione), Branko Blanuša. Aperto sostegno a «un regime secessionista sostenuto da Mosca», l’accusa del politologo Jasmin Mujanović. «Vance a Budapest fa campagna elettorale con Orbán, Trump Jr. a Banja Luka sta con Dodik e la sua gang, può succedere di peggio?», è la domanda retorica dell’ex premier svedese e profondo conoscitore dei Balcani, Carl Bildt.

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