Una centrale nucleare in Serbia con Mosca partner di Belgrado
L’ipotesi di costruzione prende quota dopo le parole dell’ambasciatore in Russia. Babić: «Ne stiamo discutendo in modo serio». Pronto il gigante Rosatom

Come legarsi in maniera ancora più stretta e diventare ancora più dipendenti da una potenza straniera ormai paria in Occidente, la Russia, mossa rischiosa, anche perché potrebbe ostacolare o addirittura interrompere il già accidentato percorso d’adesione alla Ue?
Semplice la risposta: offrendole un ruolo da protagonista nella costruzione di un impianto nucleare. Progetto che riguarda la Serbia, Paese che assicura di avere sempre come obiettivo strategico l’ingresso nella Ue, ma che persevera negli abboccamenti con Pechino e Mosca.
E proprio Mosca potrebbe diventare il partner principale di Belgrado nella realizzazione di un progetto colossale, la prima centrale nucleare serba, la seconda nei Balcani dopo quella di Krško. A svelarlo è stato una fonte più che autorevole, Momčilo Babić, dal 2022 ambasciatore serbo a Mosca, che ha suggerito che Russia e Serbia avrebbero già avviato consultazioni in questo senso, coinvolgendo il gigante Rosatom. «Ne stiamo discutendo seriamente» e «non penso ci sia al mondo un’impresa più adatta» di Rosatom «per costruire una centrale nucleare», ha detto Babić, citato dal quotidiano russo Izvestia. E «sono fiducioso che ci saranno progressi» in questo senso, ha aggiunto la feluca, ricordando che la Serbia ha sempre più fame di energia elettrica. E ne avrà ancora di più negli anni a venire, secondo le stime del governo.
Nessuna conferma per ora dal Cremlino, da Rosatom o dalle autorità al potere a Belgrado, ma gli indizi che le parole dell’ambasciatore non siano state buttate lì a caso sono molti. Il primo riguarda una decisione presa dal Parlamento serbo nel novembre dell’anno scorso, suscitando non poche polemiche. Decisione che riguarda la cancellazione della moratoria sulla costruzione di centrali nucleari, introdotta ai tempi della Jugoslavia dopo il disastro di Chernobyl, seguita successivamente, quest’anno, dall’inizio dei lavori a un piano nazionale per il nucleare civile.
A stretto giro di posta, la ministra serba dell’Energia, Dubravka Djedović Handanović, aveva affermato che il Paese balcanico deve «adattarsi ai moderni trend sull’energia», per assicurare forniture sicure «alle future generazioni». E proprio Djedović Handanović, in riferimento a possibili partner stranieri capaci di portare l’atomo civile in Serbia, aveva messo sul tavolo l’opzione Rosatom, colosso che sta costruendo addirittura una quarantina di reattori in giro per il mondo.
Presenza molto più massiccia rispetto a potenziali concorrenti, quali Francia – leggi Edf, che ha siglato un accordo per lo studio del nucleare con Belgrado –, Corea del Sud – Khnp che ha firmato due memorandum con Belgrado –, senza dimenticare la Cina.
Altri segni, inoltre, corroborano la pista russa. A maggio, durante l’incontro tra Putin e Vučić a Mosca, non era sfuggita la presenza del ceo di Rosatom, Alexey Likhachev, che aveva evocato «un nuovo passo» verso un possibile coinvolgimento del gigante russo in Serbia. Gigante che potrebbe muovere i primi passi assai rapidamente, nei Balcani. Secondo fonti dell’Izvestia, infatti, i negoziati con Belgrado potrebbero durare solo 1-2 anni e poi potrebbero già partire i lavori, magari dopo la concessione di un prestito russo, in uno scenario speculare a quello del controverso progetto Paks 2, in Ungheria.
Sul fronte reattori, si parla di due Vver-1200 – in caso di centrale di grandi dimensioni – o dei modelli Ritm-200 o Ritm-400, per esigenze dal profilo più basso.
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