Carlo d’Asburgo contro le destre sovraniste: «Non patrioti ma nazionalisti, quinta colonna di Mosca»

Il duro discorso sul futuro dell’Europa dell’erede degli Asburgo accusa euroscettici e vertici Ue

Marco Di Blas

Il j’accuse alle destre sovraniste ed euroscettiche viene stavolta da un personaggio di rango: Karl von Habsburg-Lothringen, Carlo d’Asburgo-Lorena, figlio di Otto, a sua volta figlio dell’ultimo imperatore d’Austria e re d’Ungheria. In quanto primogenito, Karl von Habsburg è anche capo del casato che per 640 anni ha regnato in Austria.

In questa sua veste tiene ogni anno un «Discorso sul futuro dell’Europa», come farebbe un capo di Stato. Ma il discorso di quest’anno, pronunciato in occasione del suo 65.o compleanno, è senza precedenti per durezza. Un discorso sui focolai di crisi nel mondo attuale, sulla nuova Strategia per la sicurezza nazionale pubblicata da Donald Trump ai primi di dicembre e sul sostegno degli Usa – che Carlo giudica evidente – alle forze antieuropee.

Quali forze? L’erede della dinastia degli Asburgo cita esplicitamente il gruppo all’Europarlamento “Patrioti per l’Europa”. Non si tratta di «patrioti – dice – ma in parte di brutali nazionalisti». Il concetto di questi partiti si baserebbe sull’annullamento dell’intesa europea e su un suo ridimensionamento a pura collaborazione tra governi, senza istituzioni comuni. Molti dei partiti aderenti al gruppo, inoltre, sarebbero «in qualche modo legati a Putin». «Essi sono la nuova quinta colonna di Mosca (la vecchia, di epoca comunista, esiste ancora) e commettono perciò un doppio tradimento: contro il proprio Paese e contro l’Europa».

Dall’Europa all’Ucraina. «Attualmente – ha proseguito Carlo – la più grande minaccia per l’Europa è rappresentata dalla guerra di sterminio che Mosca conduce da anni contro l’Ucraina... Una guerra che punta alla distruzione di uno Stato e di un popolo e contemporaneamente si sforza di ottenere una spaccatura dell’Europa, per poterla dominare più facilmente». Per questo Carlo, in veste di presidente onorario dell’Unione Paneuropea, ha chiesto il ripristino dell’integrità territoriale dell’Ucraina, le riparazioni da parte della Russia e un cambio di regime a Mosca. Il caso Putin – ha aggiunto – dovrebbe essere discusso davanti a un Tribunale internazionale per crimini di guerra.

Ma Carlo non ha risparmiato critiche nemmeno ai vertici dell’Unione Europea, evidenziando i difetti principali, a suo avviso, della sua politica. «Quando gli stessi politici che un tempo hanno promosso il Green Deal e il Supply Chain Act, con la stessa veemenza ora fanno marcia indietro, dovendo fare i conti con la realtà, è ovvio che abbiamo un problema di personale politico».

Alla luce della guerra russa contro l'Ucraina, delle attività contro il sistema di valori occidentale, delle minacce del presidente degli Usa alla Danimarca per la Groenlandia, nonché degli sviluppi in Venezuela e Iran e della «politica estera aggressiva» della Cina, combinata con una «politica economica volta alla dipendenza», Carlo si è rivolto al suo uditorio con una citazione biblica: «Non abbiate paura». E ha sottolineato: «Non rifiutiamo ma piuttosto, come europei, affrontiamo le sfide responsabilmente».

Inevitabile che il «Discorso sul futuro dell’Europa» suscitasse reazioni nei “Patrioti”, almeno in quelli austriaci del partito di estrema destra Fpö (degli altri – da Salvini a Orban a Le Pen, alla guida di alcuni dei partiti che fanno parte dei Patrioti – non si hanno notizie). La più pesante è venuta dal consigliere regionale dell’Fpö viennese Leo Lugner, che si è chiesto «se gli incesti secolari» della «cerchia autocratica» di Carlo «non siano la ragione di questi insulti incoerenti contro la maggiore forza democratica del Paese»

Riproduzione riservata © il Nord Est