«Capo degli 007 filo-russo»: sanzioni Usa alla Serbia
Il responsabile dell’intelligence Vulin accusato di legami “nocivi” con Mosca. È il primo alto funzionario nel mirino: la protesta del presidente Vucic

Sono accuse pesanti quelle che gli Stati Uniti hanno mosso martedì nei confronti di Aleksandar Vulin, il capo dell’Agenzia serba per la sicurezza e l’informazione (Bia), inserendolo nella lista delle persone ufficialmente sanzionate da Washington e facendo di lui il primo alto funzionario serbo ad essere multato dagli Usa da quando Aleksandar Vucic è diventato presidente a Belgrado nel 2017. Secondo l’amministrazione americana, Vulin – un politico filo-russo alla guida del Movimento dei socialisti e molto vicino a Vucic (in passato è stato ministro dell’Interno e della Difesa) – avrebbe usato la sua posizione per aiutare Mosca con attività «nocive» e avrebbe anche legami con un trafficante d’armi e un giro di narcotraffico. Di conseguenza, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha dichiarato che tutte le proprietà e gli interessi di Vulin negli Stati Uniti o in possesso o controllo di persone statunitensi devono essere bloccati e segnalati all’Office of Foreign Assets Control (Ofac) del Tesoro.

Nel dettaglio, l’Ofac ritiene che Vulin sia stato implicato in «operazioni illegali di stupefacenti e uso improprio di cariche pubbliche» e che abbia «usato le sue posizioni pubbliche per sostenere la Russia, facilitando le attività tossiche della Russia che degradano la sicurezza e la stabilità dei Balcani occidentali e fornendo alla Russia una piattaforma per aumentare la sua influenza nella regione». In passato, Vulin ha visitato la Russia a più riprese, incontrando i capi delle sue agenzie di intelligence: l'ultima visita risale a poche settimane fa, a maggio, quando il capo della Bia ha partecipato ad una conferenza sulla sicurezza. Aleksandar Vulin era stato menzionato anche a gennaio, quando un gruppo di attivisti serbi e filoucraini ha presentato delle denunce penali contro il gruppo paramilitare russo Wagner.

Per tutta risposta, ieri Aleksandar Vulin ha accusato gli Stati Uniti di «mentire, stuprare e distorcere la verità». «Per gli assassini della Casa Bianca, è colpa di Vulin che sostiene il diritto internazionale e che rifiuta di essere trascinato nel conflitto di origine occidentale nell'est (dell'Europa)... e con questo hanno dimostrato che l'America è un paese molto piccolo e debole», ha affermato il capo dei servizi segreti serbi, che ha parlato di «attacco alla Serbia». Anche il presidente serbo Aleksandar Vucic è intervenuto sulla vicenda, sostenendo che le sanzioni imposte dagli Usa a Vulin non sono state motivate dal suo coinvolgimento in criminalità organizzata e corruzione ma dalle sue posizioni e i suoi stretti rapporti con la Russia. «La cocaina non è stata trovata nell'ufficio di Vulin ma alla Casa Bianca. Ritengo che sia di estrema importanza condurre un'inchiesta», ha dichiarato ieri Vucic.
«Anche nei miei confronti furono introdotte delle sanzioni nel 1998-1999, ma non è me ne sia importato molto allora, se devo essere sincero», ha chiosato Vucic facendo riferimento agli anni immediatamente precedenti alla caduta di Milosevic nel 2000, quando era in corso il conflitto in Kosovo e Vucic occupava la carica di ministro dell’Informazione. Ad oggi, la Serbia rimane uno dei pochi paesi europei (con la Bielorussia e la Bosnia-Erzegovina) a non aver introdotto sanzioni contro Mosca a seguito dell’invasione dell’Ucraina.
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