Il gasdotto di Trump in Bosnia: un affare da 1,3 miliardi per tagliare i ponti con Mosca
Via libera della Camera di Sarajevo all'Interconnettore Meridionale con la Croazia. Dietro l'opera spunta la AAFS di Jesse Binnall e Joe Flynn, fedelissimi del tycoon: un'operazione strategica per sostituire il gas russo con il GNL americano e blindare l'influenza USA nella regione

Un’interconnessione strategica, che si farà, dopo intoppi e ritardi, anche se permangono dubbi su proprietà e implementazione contrattuale. Un’interconnessione che permetterà a un Paese balcanico-chiave, la Bosnia, attraverso il coinvolgimento Usa – e dell’entourage di Trump – di azzerare la dipendenza energetica dalla Russia. I costi? Le stime divergono molto: dal perimetro originario di poche centinaia di milioni fino a cifre recenti attorno a 1,3 miliardi di euro, segno che il progetto potrebbe avere confini più ampi. A coprirli dovrebbero essere gli stessi protagonisti della sua realizzazione, gli americani.
Sono i contorni di un mega-progetto destinato a fare la storia della Bosnia-Erzegovina e dei Balcani. Parliamo del cosiddetto “Interconnettore Meridionale”, futuro gasdotto che dovrà collegare la Bosnia con la Croazia e alla rete Ue di distribuzione del gas, ma soprattutto al rigassificatore di Veglia, “alimentato” in particolare da Gnl proveniente dagli Usa. Un’opera ambiziosa, 240 chilometri di tubazioni da Croazia a Bosnia, trasportando in quest’ultimo Paese almeno 250 milioni di metri cubi di gas, quelli che oggi consumano i bosniaci ogni anno. Ma ora il fabbisogno è soddisfatto da Mosca attraverso l’interconnessione con la Serbia. In futuro si tratterà di gas non russo.
Interconnettore che ha ricevuto questa settimana una fondamentale luce verde. È quella accesa dai deputati di uno dei due rami del Parlamento della Federazione, la Camera dei Rappresentanti, che ha approvato con procedura d’urgenza gli emendamenti necessari all’avvio dei lavori per la cosiddetta “Južna plinska interkonekcija Bosna i Hercegovina i Republika Hrvatska”. Il sì della seconda camera dovrebbe arrivare la prossima settimana, spianando la strada alla firma del contratto. Così, di fatto, si celebra il “matrimonio” con l’impresa “AAFS Infrastructure and Energy”, indicata come investitore e realizzatore del gasdotto. E dietro quel nome, si cela una storia piuttosto interessante. Si tratta infatti di un’impresa registrata a Sarajevo, ma controllata dall’omonima casa madre americana.
Cos’è la AAFS? All’apparenza, un’impresa senza storia e senza esperienza, fondata solo nel 2025. Ma dietro ci sono grossi nomi. A fondarla, ormai è confermato, sono stati infatti nientemeno che uno degli ex avvocati di Donald Trump, Jesse Binnall, celebre negli Usa per aver combattuto la battaglia di Donald contro le presunte truffe nel voto del 2020, e Joe Flynn, altro nome di rilievo nella politica Usa. E i due rimangono vicinissimi all’attuale inquilino della Casa Bianca e all’attuale amministrazione americana. Che sembra assai interessata al gasdotto in Bosnia. Anzi, Bosnia che è forse la vera protagonista dell’affare. Con Sarajevo «lavoriamo insieme per la realizzazione di questo progetto e l’apertura di una nuova era di sviluppo economico per la Bosnia-Erzegovina», ha così affermato l’ambasciata Usa a Sarajevo. Progetto che è di «cruciale importanza per la regione» ed è, ufficialmente, «priorità dell’amministrazione Trump», ha confermato da parte sua Jesse Binnall a Sarajevo. «La sicurezza energetica è un tema molto importante per gli Stati Uniti», ha fatto eco Flynn. Che ha ottimi agganci in Republika Srpska, con il fratello Michael ha fatto parte della delegazione del figlio del presidente, Donald Trump Jr., in quel di Banja Luka, alla corte di Dodik.
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