Una strategia per le startup del Nordest

La sfida cruciale risiede nella capacità dell'incentivo di innescare una dinamica virtuosa in grado di generare realtà capaci di crescere, consolidarsi e sostenere una domanda di lavoro qualificato e stabile nel lungo periodo

Alice Giacomelli e Giulio Buciuni
Per le startup serve una nuova strategia a Nordest
Per le startup serve una nuova strategia a Nordest

Il nuovo bando regionale dedicato alle startup innovative rappresenta un segnale positivo, ma non ancora una svolta strutturale.

La sfida cruciale risiede nella capacità dell'incentivo di innescare una dinamica virtuosa in grado di generare realtà capaci di crescere, consolidarsi e sostenere una domanda di lavoro qualificato e stabile nel lungo periodo.

Per farlo, nel Nord Est manca un tassello fondamentale: secondo i dati Dealroom 2024, le quattro regioni dell'area nordestina hanno attratto complessivamente poco meno di 100 milioni di euro di capitale di rischio, contro i 948 milioni della sola Lombardia.

Accanto al rafforzamento dei fondi d'investimento, esiste però un’altra leva complementare per sostenere la crescita delle nuove imprese: la collaborazione con le imprese già esistenti e consolidate.

La ricerca economica documenta svariate forme di collaborazione: acceleratori aziendali, hub tecnologici, acquisizioni o programmi di investimento diretto.

Due di queste sembrano adattarsi meglio al contesto del Nord Est: il modello startup-as-supplier e il venture clienting.

In entrambi i casi, l'innovazione entra direttamente nei processi industriali. Nel primo, la startup diventa un fornitore qualificato, integrandosi nella catena del valore per risolvere inefficienze interne.

Nel secondo, l'impresa consolidata non entra nel capitale della startup, ma ne diventa il primo cliente.

Acquistando la tecnologia anche in fase precoce, l'azienda offre una validazione di mercato cruciale e garantisce i primi ricavi, riducendo al contempo i rischi rispetto a un investimento finanziario tradizionale.

Tramite queste partnership, le startup trovano nelle aziende consolidate un canale per ottenere risorse e competenze, validare il mercato e crescere più rapidamente.

Allo stesso tempo, le imprese mature hanno l’opportunità di accedere a nuove tecnologie, accelerare la trasformazione digitale, testare prodotti o processi e rinnovare i modelli di business.

Esiste poi un ulteriore vantaggio per l’intera economia locale: queste relazioni alimentano ecosistemi innovativi, attraggono investimenti e generano occupazione qualificata.

Tuttavia, non mancano alcune criticità: obiettivi divergenti o differenze nel modo di lavorare e nell’organizzazione interna possono creare attriti. Per questo servono traguardi chiari e una reale capacità di dialogo tra realtà così diverse. Emerge inoltre un dato costante: nella maggior parte dei casi, queste collaborazioni nascono da iniziative autonome.

Sono le startup a cercare le imprese storiche per ottenere risorse e credibilità, o le aziende consolidate a lanciare programmi per rinnovarsi. Molto più raramente l’input arriva esclusivamente da un bando pubblico.

Per il Nord Est, che dispone di un tessuto manifatturiero fortemente specializzato e radicato nelle filiere, il punto è strategico.

Rafforzare il mercato del venture capital e promuovere collaborazioni strutturate tra startup e imprese consolidate sono due leve che, agendo insieme, possono trasformare un ecosistema ancora frammentato in un sistema capace di generare innovazione diffusa e occupazione qualificata stabile. 

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