Guerra e bollette: il Nord Est soffocato dal caro-vita

Veneto e Friuli Venezia Giulia sono tra le regioni più esposte al rialzo dei prezzi. Particolare attenzionale ai costi dei generi alimentari

Francesco JoriFrancesco Jori
Il Nord Est soffocato dal caro vita
Il Nord Est soffocato dal caro vita

Alla canna del gas; e non soltanto in senso figurato. Il prossimo arrivo nelle case degli italiani delle bollette dell’energia, crivellate dalla guerra in Medio Oriente, si rivelerà una catastrofica Caporetto per milioni di famiglie già oggi in vistosa sofferenza.

Gli ultimi dati Istat segnalano che una persona su cinque è ad alto rischio di povertà o esclusione sociale, e che oltre tre milioni non riescono a pagare l’affitto, ad affrontare spese impreviste, a concedersi un pasto regolare. Per farcela dopo l’attuale tsunami economico, bisognerà tagliare sulle uscite; e le uniche su cui è impossibile riuscirci sono le bollette di luce e gas. Con l’ulteriore ricaduta di rincari che si stanno registrando sull’intero arco del costo della vita; ed è solo l’inizio.

Come la Caporetto storica, anche questa si abbatte su un terreno già devastato da tempo da un’altra guerra, sia pure strisciante, che investe i bilanci delle famiglie italiane. Negli ultimi cinque anni, gli stipendi hanno perso oltre il 10 per cento del potere d’acquisto, principalmente a causa della forte crescita dei prezzi dell’energia e dei beni alimentari, con un calo di un quinto del valore reale del denaro.

Dal gennaio 2020, l’indice generale dei prezzi è salito del 19 per cento; come dire che 1.000 euro di allora oggi si sono ridotti a 830. I salari reali (quindi la capacità di acquisto) non solo non tengono il passo dell’inflazione, ma sono scesi del 7 e mezzo per cento rispetto al 2021. A pagarne le spese sono le fasce più deboli: le famiglie numerose, gli anziani soli, i lavoratori pagati poco e male.

Il Nord Est è il fronte più esposto di questa Caporetto silenziosa: è l’area del Paese in cui si registra la maggior contrazione dei salari in termini reali, pari al 4 e mezzo per cento. Vistosi sono i dati che fotografano la condizione di povertà assoluta, in altri termini la soglia di sopravvivenza, e quella di povertà relativa, vale a dire il livello oltre il quale scatta l’esclusione sociale. Nel Nord Est, la prima si estende all’8 per cento delle famiglie; tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, la seconda coinvolge mezzo milione di persone.

Se si aggiungono i 300mila e passa lavoratori a basso reddito presenti a Nord Est, il quadro che ne esce è impietoso, specie se riferito a un’area che fino all’altro ieri veniva indicata e si proponeva come la locomotiva d’Italia.

Le ricadute della guerra in Medio Oriente stanno già facendo da detonatore a una situazione di per sé comunque esplosiva, specie perché investe beni primari: negli ultimi cinque anni, il costo del carrello della spesa di alimentari è rincarato del 24 per cento (dati Istat).

Gli aumenti dell’energia si scaricheranno con tutta evidenza anche su questo settore strategico; anzi, lo stanno già facendo di loro, prima ancora che i prezzi di petrolio e gas producano in pieno i loro effetti, grazie alla spregiudicatezza degli immancabili speculatori dislocati lungo l’intera filiera della distribuzione dei prodotti, fino ai punti-vendita. Dove il costo degli alimentari è già lievitato, come sta toccando con mano chiunque vada a fare la spesa quotidiana. Ma quando nelle case arriveranno le bollette, non resterà che arrendersi: tagliando su tutto il resto, a partire dal cibo e dalla salute.

Alla base di queste derive stanno quelli che i signori della guerra chiamano “danni collaterali”, liquidandoli senza nemmeno tentarne una stima in termini di costi, economici e soprattutto umani. Tanto, per loro diventano comunque guadagni. 

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