I dieci anni a disposizione per costruire la metropoli veneta

Con le elezioni di maggio, Venezia e l’area metropolitana centro-veneta devono affrontare tre nodi strategici: limitare il turismo nel centro storico, rilanciare Porto Marghera e integrare Venezia insulare nella “Città dell’ora”

Paolo CostaPaolo Costa
Venezia, Turisti in città. Piazza San Marco
Venezia, Turisti in città. Piazza San Marco

Martella o Venturini, il nuovo sindaco di Venezia che verrà eletto il prossimo maggio avrà ragionevolmente dieci anni davanti a sé per incidere sulle sorti della comunità veneziana. Di quella che vive entro i confini del comune di Venezia, ma anche – se non si dimenticherà di essere a capo di una delle quattordici città metropolitane del Paese – di quella che “funziona” ogni giorno nell’area centrale dell’ex provincia di Venezia, più Mogliano Veneto (Treviso) e Massanzago e Trebaseleghe (Padova). Una Venezia funzionale, delimitata secondo le più recenti rilevazioni Istat, che con Treviso funzionale, Castelfranco Veneto funzionale e soprattutto Padova funzionale anima quell’area metropolitana centro Veneta dove si giocherà gran parte del futuro del Veneto e del Nord Est nell’era dell’economia della conoscenza.

Un tema, quello del rapporto tra il Veneto e la sua prima “grande città di domani” (la seconda sta “funzionando” attorno a Verona) sul quale inciderà in modo decisivo il governatore Stefani che ha anch’esso davanti un decennio di possibile attività. Dieci anni di relativa stabilità politica, quella che il nostro assetto istituzionale regala ai livelli regionale e locale di governo, non sono pochi.

Ne consegue che Regione del Veneto, Città Metropolitana e Comune di Venezia, oggi fortunatamente partecipi dello stesso orizzonte temporale, non possono esimersi dall’affrontare, anzi dal tagliare decisamente, tre nodi strutturali, dalla cui soluzione dipenderà l’uno piuttosto che l’altro sentiero di sviluppo di Venezia, del Veneto e del Nord Est.

Nodi solo sfiorati nel programmi dei candidati, Manildo e Stefani, che si sono confrontati per l’elezione a presidente della regione del Veneto. Nodi che troviamo solo accennati nei programmi elettorali dei candidati-sindaco di Venezia e che è possibile non conquistino il centro del dibattito pre elettorale veneziano dei prossimi tre mesi.

Ma è sicuro che il futuro di Venezia e con esso, in buona parte anche quello del Veneto e del Nord Est , dipenderà dal fatto che si trovi il coraggio di stabilire un limite, la capacità di carico, all’uso turistico del centro storico di Venezia; si trovi l’ambizione di restituire al Veneto la porta sul mondo per le sue merci, il porto di Venezia, e di rifare di Porto Marghera l’hub energetico e l’ area di accelerazione industriale delle tecnologie net zero del Veneto; e si trovi la lungimiranza di dotarsi di quella grande “città dell’ora”, costruibile attorno all’Sfmr che unisce il quadrilatero Venezia-Padova-Castelfranco Veneto-Treviso, di quel distretto della conoscenza strumento sine qua non per competere a livello europeo e mondiale nei prossimi decenni.

Tre nodi ognuno dei quali esige decisioni politiche forti, a lungo delibate, ma sempre procrastinate sperando che i nodi si sciogliessero da sé. Non sarà facile prender atto che tutti i provvedimenti presi da più di quarant’anni per controllare i flussi turistici a Venezia – dalla differenziazione di prezzo sui vaporetti, alla Ztl bus, fino al più sofisticato contributo d’accesso – non sono stati in grado, e non lo sono, di difendere gli usi alternativi del centro storico, compreso quello residenziale, dalla “prepotenza” del turismo, pendolare o stanziale non fa più differenza.

Oggi occorre il coraggio di fissare il limite giornaliero di visitatori ammissibili e farlo rispettare. Le tecnologie disponibili consentono di gestire accessibilità e mobilità in modo da ridurre ragionevolmente la pressione da overtourism. Occorrerà fissare un limite elevato oggi (90.000?) e farlo scendere fino ad un livello ottimale (60.000? o un numero pari a quello dei residenti?) entro un numero certo di anni. Gli anni necessari a far sì che le componenti portuali e industriali e quelle ad alta intensità di conoscenza della base economica veneziana compensino con il loro sviluppo la contrazione di quella turistica.

Non sarà facile neanche prendere atto che l’impegno assunto dallo Stato fin dal 2003 di garantire la continuità dell’agibilità portuale in qualsiasi condizione meteo anche a Mose sollevato non è soddisfatto, né soddisfacibile, dalla conca di navigazione realizzata a Malamocco. Occorre la determinazione di avviare subito la realizzazione della struttura permanente di accesso che comprende anche una piattaforma offshore. Ma anche di sottrarre il mantenimento della profondità attuale dei canali intralagunari all’inutile guerriglia ideologica del quale è stato oggetto per troppo tempo.

Occorrerà infine rendersi conto che la partecipazione di Venezia insulare allo sviluppo della “Città dell’ora” centro-veneta – una partecipazione costruita su imprese innovative e famiglie di talenti che da quelle imprese sono attirate e quelle imprese attirano –, una partecipazione che metta a disposizione del distretto della conoscenza le relazioni globali che il brand Venezia garantisce, ha bisogno di servizi di trasporto più efficienti di quelli attuali.

Se i varchi e i binari del quadrilatero centrale dell’Sfmr consentono di immaginare un facile potenziamento dei servizi capaci aumentare l’accessibilità relativa tra imprese e famiglie – l’origine dei vantaggi delle economie di agglomerazione alternativa a incrementi di densità insediativa – la condizione per la partecipazione di Venezia insulare a questo sviluppo sta in un superamento della cesura lagunare e di una mobilità intralagunare affidate a tecnologie di trasporto che affianchino, se non sostituiscono, la navigazione lagunare. Collegamenti sublagunari del centro storico con l’aeroporto (e quindi Treviso) e con Fusina (e quindi Padova) sono prospettive necessarie: di lungo periodo, ma proprio per questo da mettere in cantiere subito.

È ovvio che decisioni di questo tipo non sono riservate ai decisori locali o regionali. Ma il necessario coinvolgimento dello Stato (lo strumento a disposizione è il Comitatone previsto dalla legge 798/84 e presieduto dal presidente del Consiglio) non può che conseguire ad un concorde impulso veneziano e veneto. Sta al presidente Stefani e al futuro sindaco-metropolitano di Venezia mostrarsi all’altezza. —

 

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