Lammy nega ci sia calendario per le dimissioni di Starmer, 'va avanti'

(ANSA) - LONDRA, 18 MAG - Il vicepremier britannico David Lammy ha negato che ci sia un "calendario per le dimissioni" del primo ministro laburista Keir Starmer mentre intorno a lui si prepara la sfida alla sua successione dopo la devastante sconfitta elettorale nelle elezioni amministrative del 7 maggio. "Al momento non c'è nessuna sfida aperta. Quello che c'è è la sua determinazione a mantenere gli impegni con il popolo britannico, ad accelerare il passo nei prossimi mesi. C'è molto da fare", ha detto Lammy, riferendosi al premier sempre più in difficoltà. In realtà, come indicato da più parti, sir Keir andrà avanti sino a quando non sarà ufficializzata la corsa per la leadership del Labour e del governo "secondo le procedure". Determinante sarà l'esito dell'elezione suppletiva di Makerfield del mese prossimo, in cui il popolare sindaco di Manchester Andy Burnham, esponente della 'soft left' progressista, punta a vincere il seggio di deputato e a tornare in Parlamento per scalzare Starmer. In una sfida interna già iniziata, almeno per quanto riguarda le dichiarazioni, l'altro pretendente Wes Streeting, ex ministro della Sanità candidato della destra interna, ha riportato al centro del dibattito la Brexit, evocando una riadesione del Regno Unito all'Ue "un giorno", senza però fornire nessuna indicazione temporale. Una mossa che secondo i media punta a mettere in difficoltà proprio Burnham, costringendolo a parlare di quell'argomento che vede invece gli esponenti della maggioranza su posizioni favorevoli solo a un riavvicinamento di Londra a Bruxelles. Streeting, a caccia di consensi in vista di una futura elezione fra la generalità degli iscritti del partito, ha messo in discussione il divorzio dall'Ue mentre la compagine di maggioranza deve difendersi in tanti collegi storicamente laburisti dell'Inghilterra del nord - a partire da quello di Makerfield - dall'ascesa del trumpiano Reform Uk guidato da Nigel Farage. Si tratti infatti di territori popolati da una working class che resta profondamente euroscettica. (ANSA).
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