Grandi manovre nella siderurgia, Arvedi in corsa per Terni: i piani di crescita in Italia
con Trieste ma vogliamo rafforzarci». Golden power contro assalti stranieri

TRIESTE. Nonostante i rumors sulla discesa in campo di Baowusteel, il maggior produttore cinese di acciaio, e dei coreani di Posco, quinti produttori al mondo, gli operatori del settore prevedono che la partita per l’acquisizione dell'Acciai Speciali Terni (Ast) sarà tutta italiana: in corsa a Terni ci sono i gruppi Arvedi e Marcegaglia.
In questa partita, nell’ipotesi di avanzate straniere, potrebbe avere peraltro un ruolo decisivo il governo che starebbe valutando la possibilità di estendere l’ambito di applicazione della normativa golden power anche a filiere industriali come quella dell’acciaio che rivestono «un evidente rilievo nell’assetto economico nazionale», come ha confermato di recente il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti. La concorrenza cinese, come riportava ieri il Corriere, è potenzialmente temibile.
Il China Baowu Steel Group ha di recente superato il colosso siderurgico lussemburghese ArcelorMittal diventando il più grande produttore di acciaio al mondo per volume nel 2020 e la prima impresa cinese a posizionarsi in testa alla lista dei produttori globali di acciaio.
La procedura di vendita di Acciai speciali Terni, dopo l’eventuale via libera dell’Antitrust europeo, potrebbe definirsi già entro Natale. I nuovi proprietari del sito potrebbero iniziare l’attività nella primavera del 2022. Nella valutazione delle offerte vincolanti (si parla di una operazione da circa 700 milioni di euro) dovrebbero avere un peso non marginale il piano industriale e le garanzie sull’occupazione.
Arvedi ha realizzato nel 2020 investimenti per circa 200 milioni e varato il nuovo piano per circa 400 milioni, interamente finanziato. Il focus è sulla siderurgia circolare, la riqualificazione e la riduzione dell’impatto ambientale passando dagli interventi strutturali annunciati per Trieste e Cremona: «L’obiettivo è crescere e rafforzare il gruppo», chiariscono nel quartier generale di Arvedi che esclude sinergie industriali fra Trieste e il complesso di Terni. Il gruppo ha già sottolineato nella nota sui conti che la posizione di mercato e la leadership tecnologica hanno consentito in un anno difficile, di aumentare l'occupazione a più di 3.800 unità in Italia. Il governo segue con attenzione il dossier. I settori dell’automotive e della siderurgia sono «particolarmente bisognosi di interventi di sostegno per il loro carattere strategico e per il fatto di essere particolarmente esposti alla concorrenza cinese»: ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti. Di recente in visita a Trieste il ministro ha garantito che il governo intende sbloccare rapidamente le autorizzazioni per la realizzazione del barrieramento a mare della Ferriera di Servola da parte di Invitalia. Il piano industriale di Arvedi pesa 227 milioni da spendere fra Trieste e Cremona, con la creazione com’è noto a Servola di un grande progetto di decarbonizzazione e tutela ambientale e con il raddoppio del laminatoio, creando i nuovi reparti di verniciatura e zincatura, la centrale elettrica di ultima generazione. Arvedi di fatto accelera: «Con la riconversione faremo in tempo record un polo per la laminazione da 1 milione di tonnellate all’anno e assumeremo altri 50 lavoratori rispetto al piano industriale», ha garantito l’ad Mario Caldonazzo.
Riproduzione riservata © il Nord Est








