Comprare su Shein o Temu costerà 2 euro in più: che cos’è la tassa sui piccoli pacchi

Dal 1° gennaio 2026 è scattato il contributo sulle spedizioni sotto i 150 euro provenienti da Paesi extraeuropei: cosa prevede la norma, chi paga e chi è escluso

La redazione

A guardare il bicchiere mezzo pieno, la nuova tassa sui piccoli pacchi provenienti dai Paesi extra Ue è un modo facile ed efficace per fermare l’avanzata di tutti i siti di e-commerce che svendono abiti, vestiti e accessori (sì stiamo parlando di Shein, Temu, AliExpress...). Ma se la natura del ragionamento si sposta su una visione più pessimistica allora no, non è una buona notizia una nuova tassa per i cittadini che dovranno pagare qualcosa in più per tutti quei pacchi, dal valore inferiore ai 150 euro, che arrivano da fuori Europa. 
Ma cosa è successo? E chi l’ha deciso? Riavvolgiamo il nastro: a fine 2025 è stata confermata nella legge di bilancio dal governo la cosiddetta “tassa sui pacchi”. Il testo approvato è quello dell'emendamento alla Manovra firmato da cinque senatori di Fratelli d'Italia. Il comma 1-bis dell'articolo 29 recita:

"È istituito, nel rispetto della normativa dell'Unione europea in materia doganale e fiscale, un contributo alla copertura delle spese amministrative correlate agli adempimenti doganali relativi alle spedizioni di modico valore provenienti da Paesi terzi. Tale contributo si applica alle spedizioni di beni:

  • a) provenienti da Paesi non appartenenti all'Unione europea;
  • b) di valore dichiarato non superiore a 150 euro".
  • Nel comma 1-ter viene quindi specificato che "il contributo" - così viene chiamato - sarà "pari a 2 euro per ciascuna spedizione" ed "è riscosso dagli Uffici delle dogane all’atto dell’importazione definitiva delle merci oggetto delle spedizioni".

L'obiettivo dichiarato della nuova legge è quello di proteggere le imprese locali dall'invasione di prodotti a basso costo di provenienza extra-Ue, ma va da sé che a beneficiarne saranno anche le casse pubbliche. Secondo le stime della 'ragioneria generale' sono 327 milioni le spedizioni su cui dal 1° gennaio 2026 si applicherà la gabella di due euro.

Tassa sui pacchi: cosa cambia per chi fa acquisti on line

Ora questa tassa è diventata realtà dal 1° gennaio. Cosa cambia per chi fa acquisti? Chiunque acquisti merce fino a 150 euro da paesi non all’interno dell’Unione Europea dovrà pagare una piccola tassa, pari a 2 euro. Un fatto insolito? Non proprio considerata la crescita esponenziale a cui abbiamo assistito negli ultimi anni con tutto quello che viene acquistato e importato dalla Cina, dai vestiti agli accessori venduti da portali come Temu, Aliexpress, ma anche Amazon e altri.

Chi è fuori dall’obbligo di tassa

In un primo momento la tassa sui pacchi prevedeva anche la compravendita anche all’interno del mercato europeo, decisione poi revisionata per gli extra Ue. Non ci sarà nessun sovrapprezzo infatti se pacchi e spedizioni che arrivano dall'Italia o da altri Paesi Ue o su quelle che pur provenendo da Paesi extra-comunitari hanno un valore superiore ai 150 euro.

Nessuna differenza di prodotto

Ma ci sono differenze di prodotto? No. In pratica, il contributo non dipende dal tipo di prodotto, ma dal momento e luogo dell’importazione. La giustificazione che viene data a questa nuova tassa è nella necessità di coprire i costi amministrativi delle dogane, che però, per il consumatore si traduce in un costo aggiuntivo automatico legato all’arrivo del pacco.

Le associazioni dei consumatori, però, consigliano di fare attenzione alle spedizioni in più pacchi. Se in fase d’acquisto si superano i 150 euro di valore che, ricordiamo comprendono anche i costi di spedizione se indicati, potrebbe succedere che si paghino almeno 4 euro. Infatti, se l’ordine complessivo viene spacchettato in più pacchi o spedizioni, il balzello da 2 euro verrà applicato su ognuno dei pacchi in base al valore dichiarato dal venditore.

 

 

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