Approvato il ddl Valditara sul consenso informato: che cosa sappiamo sull’educazione sessuale a scuola

Il Senato dà il via libera definitivo alla legge. Stop totale ai progetti di ambito sessuale per infanzia e primarie, mentre alle medie e superiori servirà l'autorizzazione scritta dei genitori

Marco Ballico

Da una parte chi rivendica il diritto delle famiglie di avere l’ultima parola sull’educazione affettiva e sessuale dei figli. Dall’altra chi teme che il risultato sarà un arretramento culturale proprio nel momento in cui il Paese continua a interrogarsi su violenza di genere, pornografia online, consenso e relazioni tossiche tra adolescenti.

Il terreno di scontro è il ddl Valditara, la legge sul consenso informato nelle scuole che introduce nuove regole per le attività legate all’educazione sessuo-affettiva. Un provvedimento, approvato in via definitiva al Senato, che il centrodestra definisce «una riforma storica» e che invece opposizioni, sindacati e associazioni sostengono avere un impianto ideologico e censorio. Contrarietà che emergono anche da alcuni dirigenti scolastici.

Decidono le famiglie

La filosofia della norma è chiara: rafforzare il ruolo educativo delle famiglie e garantire trasparenza sui contenuti proposti agli studenti. Per le scuole medie e superiori, ogni iniziativa che riguardi temi legati alla sessualità, all’affettività o all’identità di genere dovrà dunque essere comunicata preventivamente alle famiglie, che potranno autorizzare o meno la partecipazione dei figli.

Le scuole saranno obbligate a fornire materiali, programmi, obiettivi educativi, modalità di svolgimento e nomi degli eventuali esperti esterni coinvolti. E chi non darà il consenso non parteciperà alle attività e dovrà seguire percorsi alternativi predisposti dall’istituto. Per infanzia e primaria, invece, il principio è molto più rigido: le attività considerate riconducibili all’ambito sessuale vengono escluse del tutto.

La linea di Valditara

Il ministro dell’Istruzione, un attimo dopo il via libera di Palazzo Madama, spiega che in questo modo «tuteliamo i bambini dalla confusione della propaganda gender e ridiamo voce ai genitori sulle tematiche della identità di genere per i figli adolescenti minorenni». E ancora, «applichiamo la Costituzione che attribuisce ai genitori il diritto di educare i figli. Ovviamente pretendiamo che certe teorie siano spiegate da medici, psicologi, professionisti seri».

Quindi, la difesa preventiva dalle critiche: «Non è vero che con questa legge non si potrà fare educazione affettiva: il governo ha reso stabilmente obbligatoria in tutti i gradi di scuola l’educazione al rispetto, alle relazioni e alla empatia». E «non è vero che non si farà l’educazione sessuale in senso biologico: continuerà a farsi nei programmi di scienze in tutti i gradi di scuola. Per la prima volta introduciamo nei programmi delle medie l’educazione alla prevenzione dei rischi derivanti dalle malattie sessualmente trasmissibili. Sarà introdotta anche nei programmi di scienze per le superiori».

La scuola divisa in due

Ma è proprio la gestione concreta del provvedimento a sollevare i maggiori interrogativi. Nella stessa classe potranno infatti esserci studenti autorizzati a seguire determinati percorsi e altri esclusi. Una prospettiva che per molti dirigenti e insegnanti rischia di complicare ulteriormente il rapporto tra scuola e famiglie. Le opposizioni parlano apertamente di una legge che introduce diffidenza nei confronti del sistema scolastico.

«State dicendo ai genitori di avere paura dei docenti», ha attaccato in aula la senatrice dem Simona Malpezzi. Ancora più duro il giudizio della segretaria Pd Elly Schlein, che ha definito il testo «uno scempio» destinato a limitare ulteriormente l’educazione all’affettività e al rispetto. Anche Cgil e Flc parlano di «pericolosa ingerenza nell’autonomia scolastica» e accusano il governo di affrontare temi delicati con un approccio «moralista e sessuofobo». Secondo il sindacato, il rischio è che la scuola venga progressivamente privata della propria funzione pedagogica, con ragazzi e adolescenti lasciati soli davanti a internet e ai social nella ricerca di informazioni sulla sessualità.

Lo scontro

Il centrodestra, però, rivendica la scelta come una battaglia culturale. Per Fratelli d’Italia e Lega il punto centrale è impedire che nelle scuole entrino contenuti ritenuti ideologici sul tema del genere e dell’identità sessuale, mentre le associazioni vicine al mondo conservatore esultano.

Pro Vita & Famiglia parla di «vittoria storica» e chiede un Osservatorio permanente per vigilare sull’applicazione della legge ed evitare che i progetti vengano «camuffati» sotto altre etichette educative. Sulla stessa linea il Moige, secondo cui secondo cui il Parlamento «riconosce ciò che la Costituzione italiana ha sempre sancito: i genitori sono i primi e principali educatori dei propri figli».

Durissima, dall’altra parte, la posizione di Una nessuna centomila, la fondazione impegnata nella prevenzione e nel contrasto della violenza sulle donne: «L’Italia è già morosa in tema di educazione sessuo-affettiva a livello internazionale» e questa legge «aumenta l’oscurantismo: a farne le spese i ragazzi di questo Paese che sempre più cercano risposte da soli sul web».

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