Non di solo Pil: l'attualità di Amartya Sen per un'economia a misura d'uomo
Nel suo nuovo libro lo studioso indica la via contro le diseguaglianze: unire etica e mercati, superare il riduzionismo finanziario e rimettere al centro i diritti umani e l'istruzione

Non di solo Pil. L’insegnamento del Nobel Amartya Sen appare straordinariamente attuale in un mondo sempre più lacerato da diseguaglianze e povertà. L’inventore del microcredito che ha rivoluzionato il modo di fare banca, fissando i principi dell’impresa etica, continua a diffondere i suoi insegnamenti che hanno dato speranza a chi credeva di non avere più un futuro.
L’esperimento della scuola per gli ultimi, realizzata nei quartieri più indigenti di Napoli, dimostra che le idee forti non rimangono confinate nell’utopia.
Nel libro di prossima uscita in Italia (The Power of human Rights) lo studioso dimostra, con dovizia di esempi, come la giustizia sociale sia ancora possibile se siamo disposti a non accettare quel rigido riduzionismo che tende a misurare il progresso solo sui parametri del tecnocapitalismo, che parla unicamente il linguaggio della finanza, con le conseguenze drammatiche che tutti possiamo ogni giorno constatare.
Il futuro del mondo sarà oscuro se non si riconosce la relazione fondamentale tra gli esseri umani che può gettare un ponte tra etica ed economia. I diritti umani nascono prima della stesura dei codici, hanno un fondamento naturale e universale che sarebbe miope continuare a ignorare.
Secoli prima di Cristo scuole di pensiero come quella buddista avevano messo già al primo posto il rispetto dell’individuo. Le religioni devono riprendere il filo rosso di quella tradizione per convergere verso l’affermazione della centralità del soggetto e dei suoi bisogni che non hanno né colore, né razza. Papa Leone XIV sta camminando su questa strada, invitando a considerare come persona i migranti, a denunciare i soprusi, a comprendere la condizione degli ultimi.
Un esempio che non sarebbe difficile da praticare se ci ricordassimo che l’identità è una faccenda complicata, se pensiamo di affermarla in modo assoluto, il conflitto sarà irriducibile e senza soluzioni. “Riconoscere le pluralità, senza miniaturizzare l’individuo”, questo l’imperativo categorico su cui Sen insiste.
Stiamo vivendo nell’epoca delle crisi ricorrenti che ci spingono verso la condizione di una sorta di guerra diffusa, alimentata dalle autocrazie e dai personalismi, che hanno trovato nelle leadership di Trump e di Putin il loro modello. È necessario un capovolgimento di prospettiva, basato su un diverso parametro: l’indice di sviluppo umano, che deve informare le politiche pubbliche, individuando nell’istruzione e nella sanità le prerogative essenziali di ogni stato di diritto.
Nel nuovo scenario che si potrebbe aprire risulterà decisivo rimodellare l’architettura delle istituzioni internazionali. Anche i paesi in via di sviluppo dovranno avere una rappresentanza, per partecipare ai negoziati che hanno un impatto sugli equilibri geopolitici. Sarà anche importante rafforzare l’Assemblea delle Nazioni Unite e quell’Unione Europea, che superando la palese difficoltà del presente, può avere le carte in regola per dare spinta alla ripresa, e una concreta prospettiva alla speranza di pace che attraversa il Pianeta.
Riproduzione riservata © il Nord Est



