Perché la difesa pubblica e privata divide destra e sinistra

L’argomento, dal caso Roggero all’Ucraina, costituisce un irrisolto problema per entrambi gli schieramenti: chiunque governerà tra un anno dovrà risolvere la questione

Carlo BertiniCarlo Bertini
La maglietta della Lega con il volto del gioielliere Mario Roggero e la richiesta di grazia (foto Ansa)
La maglietta della Lega con il volto del gioielliere Mario Roggero e la richiesta di grazia (foto Ansa)

Se già i romani reputavano lecito, senza però eccedere, respingere la violenza con la violenza (vim vi repellere licet), bisogna chiedersi perché duemila anni dopo, al netto del dover inseguire lo spietato Vannacci, si senta il bisogno di andare molto oltre con la licenza di sparare e di uccidere.

Nel diritto romano, infatti, che ispira l’articolo 52 del codice penale, “la facoltà di respingere la violenza era strettamente limitata alla salvaguardia della persona, escludendo l'uso della forza letale per la mera difesa dei beni patrimoniali”. Questo distico della Treccani pare calzare a pennello sia a quanto avvenuto fuori dalla gioielleria Roggero, sia alla tragedia di Bologna, ove mai le indagini confermassero un uso sproporzionato della forza.

Malgrado ciò mezzo governo oggi lancia la palla più in avanti: FdI e Lega, in coerenza con i vari decreti sicurezza varati in questi anni, non si limitano a chiedere la clemenza per il gioielliere condannato. Il Carroccio propone di estendere la legittima difesa sempre e comunque dentro la proprietà privata e FdI approva in silenzio. Il punto dolente per i fautori della sparatoria libera sta nel fatto che la terza gamba della coalizione, ovvero Forza Italia, stavolta si metta di traverso.

È una novità politica, rispetto al via libera alla stretta securitaria di questi anni. Ed è un antipasto di quanto il tentativo di contenere Vannacci possa infrangersi contro un muro di realismo eretto dai moderati, perdendo dunque forza strada facendo. Ma lo stesso effetto produce il silenzio degli “innocentisti”, la sinistra di Conte, Schlein e compagni, che parla di sciacallaggio e strumentalizzazione: flebili reazioni di rimessa, che propongono lo status quo.

Si può dire che la Difesa, intesa come europea o personale, costituisca un irrisolto problema per i due schieramenti: i sondaggi (ultimo Demopolis) certificano che un italiano su due lamenta un peggioramento della vivibilità cittadina, anche se la grande ricerca sulla sicurezza nel decennio 2015-2025 del Censis, dimostra che siamo più sicuri oggettivamente, ma più spaventati soggettivamente: grazie al ruolo dei social network, che espandono a macchia d’olio la conoscenza di episodi criminosi avvenuti lontano da noi. Questo sul fronte interno.

Sul versante europeo, la difesa dei confini è ai primi posti nelle preoccupazioni dei cittadini Ue: Eurobarometro segnala infatti che il 75 per cento degli europei è favorevole a un aumento degli investimenti congiunti nel settore della difesa. Quindi, dopo l’invasione russa all’Ucraina, questa è una priorità.

Peccato che anche su questo tema, le aggregazioni di centrodestra e di centrosinistra italiane siano spaccate al loro interno. Lega e M5s non intendono sdoganare altri finanziamenti per dotare di armamenti l’Ucraina, mentre FdI, Fi, Pd, Iv, Azione e +Europa sono per rafforzare la deterrenza nei confronti della Russia.

Anche qui, chiunque governerà tra un anno, dovrà risolvere il guasto che rallenta il suo convoglio. Guerre e fatti di cronaca, più di sanità, fisco e salari, domineranno la campagna elettorale.

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