Risiko bancario, le due strategie per un gruppo di primo piano
La partita è ora nelle mani degli azionisti della banca di Siena. Quindi l’esito del risiko su di essa dipenderà dall’equilibrio interno alla sua governance

Le acque del mondo bancario sono agitate. Infatti apre una nuova fondamentale puntata del risiko bancario italiano. All’inizio i suoi protagonisti sono Banco Bpm e Mps, entrambe con radicamento a Nordest (la seconda per il “lascito Antonveneta”). Il Cda apre la partita proponendo alla Banca di Siena un’aggregazione concordata per fare un nuovo gruppo bancario e finanziario. Contro però, per il Financial Times, si muove Intesa Sanpaolo con Bper (Banca Popolare dell’Emilia Romagna).
Al momento, comunque, queste ultime e Mps non si pronunciano ufficialmente. Nondimeno la mossa è credibile. Pare comunque evidente che Bpm e Intesa/Bper si muovano su Mps con strategie diverse. La prima, infatti, propone a Rocca Salimbeni una fusione tra pari (merger of equals). La banca milanese punta così a far emergere una comunanza di interessi degli azionisti di entrambi i gruppi per una comune strategia di sviluppo industriale.
Banco Bpm sa che l’operazione è delicata. Le criticità possibili sono nell’integrazione tra diverse culture e leadership aziendali. La banca milanese le richiama per volgerle al positivo e fare delle specificità dei due gruppi i punti di forza del nuovo.
Alla base di ciò, pure via scambio di azioni, vi dovrà essere una governance aziendale che rispetti gli equilibri nei cda e nelle posizioni dirigenziali di Bpm e Mps. La ratio è avere sia complementarietà dei prodotti finanziari che ottimizzare la presenza aziendale sul territorio.
Questa è la proposta di nozze di Banco Bpm a Mps. La risposta forse è meno certa di quanto spererebbe la banca milanese. Perché Intesa potrebbe essere il “convitato di pietra” che cambia radicalmente l’esito del risiko bancario. Insomma, pare certa l’intenzione di questa e Bper di mandare a monte le nozze tra il gruppo milanese e Mps. E di sorprese potrebbero perfino essercene altre. Nel senso che all’orizzonte di Siena potrebbe apparire anche UniCredit desiderosa di essere della partita.
Ad ogni modo pare che le idee di Intesa Sanpaolo su Mps siano altre rispetto alla fusione paritaria. Piuttosto, ma si devono attendere conferme, potrebbe essere quella dello spezzatino. Nel senso che la banca guidata da Carlo Messina punterebbe sul controllo di Mediobanca e per questa via di Generali. L’alleata Bper acquisirebbe invece le attività bancarie della Banca di Siena. Se sarà così, si tratterebbe di una filosofia diversa da quella di Bpm. Logico perché coerente con altri obiettivi aziendali.
La partita è ora nelle mani degli azionisti della banca di Siena. Quindi l’esito del risiko su di essa dipenderà dall’equilibrio interno alla sua governance. Nell’incertezza un’osservazione va fatta. Questa: se le nozze Bpm e Mps ci fossero, il primo azionista del nuovo gruppo sarebbe il francese Crédit Agricole. Dati i tempi, un pensiero merita farlo. Comunque vada, come ricorda Mario Draghi, uno o più big player finanziari italiani servono. È la grande sfida per la gestione del risparmio globale.
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