Il petrolio infiamma prezzi e inflazione: la Bce prende tempo ma i tassi saliranno
Il caro energia spinto dalla crisi di Hormuz rilancia la spirale. La banca europea congela l’aumento ma a settembre un nuovo rialzo è sempre più probabile

Il petrolio è a 100 dollari, come due mesi fa. Il gas ha toccato i 62 euro, picco già raggiunto in marzo. La benzina vola a due euro, sulle autostrade italiane li ha superati. Non occorre un master in Economia per immaginare che l’energia salirà in fretta, anche perché non tira aria di tregua credibile fra Stati Uniti e Iran.
Vuol dire che trasporti e produzione si faranno più onerosi e ciò si rifletterà sui prezzi nei supermercati e nei negozi, oltre che sulle bollette. Salvo colpi di scena, l’inflazione accelererà e zavorrerà una crescita già magra, in un contesto globale turbolento e difficile da leggere, nel quale “guadagnare tempo” è diventata una leva cruciale della politica monetaria. Per questo, determinata a non amplificare il ciclo negativo, la Bce ha deciso di attendere e di non toccare il costo del denaro. Vuole vedere come va l’estate, scelta saggia, sebbene solo un prodigio eviterà una stretta in settembre.
I tassi sono quindi rimasti fermi dopo il rialzo di un quarto di punto della riunione di giugno. Il tasso sui depositi resta al 2,25%, quello sui rifinanziamenti principali al 2,40%, quello sui prestiti marginali al 2,65%. «La decisione è stata unanime - ha spiegato Lagarde - ma fra alcuni governatori delle banche centrali c'era chi si chiedeva se dovessimo prendere in considerazione un rialzo». Perché? Perché l'impatto sull'inflazione della crisi di Hormuz e i suoi segnali allarmanti «deve ancora manifestarsi appieno»
Non finirà presto
Sino al 28 febbraio, giorno primo della sgangherata guerra di Netanyahu e Trump contro la Repubblica islamica, i tassi erano fermi e bassi, l’inflazione in discesa. Il presidente americano, fedele alla massima goliardica secondo cui “se non si sa dove andare ogni strada è buona”, dopo la guerra dei dazi ha dato un altro colpo all’ordine multilaterale, economico e no, scatenando una guerra vera.
Il conflitto, costato 37 miliardi allo Zio Sam, ha avuto solo conseguenze negative, a partire dall’interruzione dei flussi di idrocarburi e materie rare attraverso lo stretto di Hormuz, col raddoppio delle loro quotazioni che ha frenato il Pil ovunque sul Pianeta. A Teheran l’odioso regime non ha cambiato avviso sul nucleare, non è caduto e si sente solido al punto da non voler trattare sul serio con Washington: non hanno incertezze di consenso visto che eliminano i dissidenti e sanno che affondare una petroliera ogni tanto fa più danni di cento droni americani. Non molleranno. Non finirà presto.
Su chi cadrà
L’effetto della confusione trumpiana cadrà sui consumatori. Christine Lagarde, presidente della Bce, avverte che “l’attuale choc energetico continua ad alimentare i prezzi al rialzo» e nota che il suo impatto non si è ancora manifestato appieno. La banca centrale ha il mandato di tenere l’inflazione intorno al 2 per cento. In giugno era in discesa (dal 3,2 di maggio al 2,8 nell’Eurozona) e, nonostante ciò, Francoforte aveva alzato i tassi di 25 punti base, azione preventiva, inevitabile e ma criticata. Ieri ha discusso un aumento poi è rimasta ferma per capire (e “guadagnare tempo)”. A settembre, con ogni probabilità, non potrà farlo. Il tasso di riferimento salirà al 2,5 per cento.
L’energia
L’aumento dell’energia, provocato da eventi esterni, mette a nudo deficienze strutturali italiane e europee. Rivedere il costo del denaro può rallentare la dinamica dei prezzi, tuttavia l’unica soluzione duratura per le bollette e la distribuzione è nell’intervento sui meccanismi di scambio (vedi quote Ets per chi inquina), sull’efficienza della rete, nonché sul mix delle risorse che fa girare case e impianti. A parte porre fine alle ostilità, solo un’azione europea che guardi avanti e renda più accessibile e facile l’energia potrà scongiurare una stagnazione o, peggio, una recessione. Il grande pericolo delle fasi di turbolenza è agire con la logica del giorno precedente, gli aiuti a pioggia o le accuse a Bruxelles, ad esempio. Viviamo una stagione dura e inedita, non ci salveranno le vecchie ricette.
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