La globalizzazione dell’indifferenza e il paradosso del tempo: perché le nostre giornate sono vuote ma frenetiche

L’allarme del Papa ci mette davanti a uno specchio: il disinteresse per il mondo non ci regala più ore libere, ma ci ruba i minuti, lasciandoci la sera la delusione di non aver vissuto

Pieraldo Rovatti

Che nel mondo in cui viviamo circoli anche molta indifferenza non è certo una novità, ma che l’indifferenza si allarghi giorno dopo giorno rischiando di diventare un atteggiamento normale che attraversa quasi ogni individuo, questo è qualcosa di preoccupante. Quali saranno (e quali già sono) le conseguenze e – se non sarà possibile arrestare questo impulso – dove arriveremo?

Ecco, in breve, che cosa ci ha detto recentemente, con preoccupazione, il nostro Papa, ma noi condividiamo tale preoccupazione e – se lo facciamo – come pensiamo di difenderci?

Già solo questo chiede una riflessione, anzi alcune riflessioni. C’era bisogno che un tale avviso di pericolo generale ci arrivasse da un Pontefice? Perché non ci siamo arrivati da soli, con tutta la nostra strabordante intelligenza, ad avvertire un pericolo di tale dimensione?

A cosa ci serve l’intelligenza artificiale se non lancia neppure un simile segnale di rischio collettivo? È palese che una globalizzazione dell’indifferenza attraversa sempre di più il pianeta nel quale viviamo, e allora? Non ci interessa?

Basta un minimo di consapevolezza per accorgersi che quest’ultima è la domanda chiave che contiene in sé la risposta che ogni giorno diamo all’emergenza in cui ci troviamo. La rapida conclusione alla quale quasi ognuno di noi arriva è appunto questa: non siamo interessati (e siamo interessati a ben altro, a tutto quanto produce proprio la nostra indifferenza).

Le cose di cui sono pieni tutti i giornali e i telegiornali, anche se spesso hanno un’aria di drammaticità, ci interessano sempre di meno, come se sapessimo già che contengono notizie esagerate e perfino false, ma soprattutto inutili. Già qui, nella quotidianità, si rivela la nostra indifferenza: mescoliamo nello stesso brodo gli eventi minimi delle cronache con gli eventi pubblici di massima eco, come se un gesto individuale e un’informazione sulle guerre che circolano oggi nel pianeta potessero avere un medesimo rilievo.

Appunto: ormai tutto fa brodo e accade allora che questa comune minestra interessi sempre di meno, rendendoci sempre più indifferenti.

Come possiamo facilmente constatare, ormai anche la politica interessa poco ed è preferibile assistere a una vittoria tennistica di Sinner piuttosto che alle sbrodolate discorsività di Trump o di qualcuno come lui. So che sto esagerando, ma mi rendo anche perfettamente conto che non è solo un’esagerazione, ma è l’aria che tira.

Sarebbe interessante che Papa Prevost girasse lo sguardo e ci informasse di ciò a cui saremmo (e siamo) interessati, un elenco (che ciascuno di noi può fare per conto suo) di tutto ciò che non richiama la nostra indifferenza.

Che cosa resta se cancelliamo quell’insieme al quale siamo indifferenti? Poco, quasi nulla? Va bene, ma allora cerchiamo di renderci conto che questo “quasi nulla” è decisivo, che dobbiamo salvarlo prima che scompaia anch’esso nel flusso totalizzante di ciò che non ha più niente a che fare con il nostro “vero” interesse.

Facile a dirsi, ma farlo è sempre più un’impresa perché di mezzo c’è anche l’economia del tempo a disposizione di ciascuno di noi. Tempo a disposizione? Non scherziamo! Quale tempo? Chi ce lo lascia, chi lo determina, perché è così poco? Ecco un’altra questione decisiva per la nostra vita attuale: il non avere più tempo-per.

È quantomeno curioso che l’indifferenza ormai denunciata non produca una maggiore disponibilità di tempo nella nostra quotidianità. Accade, infatti, l’esatto contrario, anche se può sembrare paradossale: più siamo preda dell’indifferenza, più le giornate – per quanto vuote – ci sembrano piene, come se non avessimo tempo sufficiente per realizzare ciò che vorremmo.

Riflettiamoci un momento: non è forse paradossale (o, se preferiamo dire, contraddittorio) che l’indifferenza, da cui siamo sempre più avvolti, ci tolga il tempo per organizzare le giornate e ci lasci addosso un senso di incapacità di fare quel poco o tanto che desideriamo?

Arrivi a sera e, se ti viene voglia di riflettere sulla giornata che hai avuto e su ciò che sei riuscito a cavarne (ben poco rispetto a ciò che avevi previsto), resti quasi sempre molto deluso. Tutto lì, così poco, magari nulla di ciò che ti eri prefisso? Ecco uno dei volti, forse il più sibillino, dell’indifferenza montante, che diventa, in questo esempio, l’impedimento che tu stesso hai frapposto tra te e il tuo mondo quotidiano.

Però, non ti viene neppure vagamente alla mente una considerazione che sarebbe la più banale: il fatto – appunto – che il regime di indifferenza che hai accettato, e che caratterizza l’andamento della tua quotidianità, è proprio l’ostacolo principale, proprio ciò che ti ha rubato (con cui ti sei rubato da solo) il tempo per vivere senza alcuna ansia di vivere.

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