Il mondo brucia e il “campo largo” dorme
Nulla può svegliare dal “sonno della ragione” Conte, Schlein, Bonelli e Fratoianni. Stando così le cose, mancano i presupposti per una vittoria

Mentre il mondo brucia, con Trump che riattacca l’Iran; mentre al vertice di Ankara i paesi Ue sanciscono un accordo storico, “il primo passo di una Nato post-americana” (copyright Ettore Sequi su La Stampa), il “campo largo” se ne va in una piazzetta di Napoli mezza vuota a recitare la commedia dell’unità. Con replica, mercoledì prossimo a Padova, per le masse del nord est.
Senza darsi pensiero che ci si aspetterebbe un segno di vita su una crisi mondiale di tale portata e su una rivoluzione degli assetti strategici e militari europei che andrà governata con sapienza perché assorbirà metà delle risorse del paese per un decennio. Nulla può svegliare dal “sonno della ragione” Conte, Schlein, Bonelli e Fratoianni, che nelle stesse ore vanno a sbandierare in piazza un’unità che peraltro non esiste.
Né plasticamente, visto che a dare un’idea di quale sia il sentimento popolare ci pensa il drappello di estremisti – per dirla con Nenni – furibondi contro sindaco e presidente di Regione del campo largo, al punto di bloccare per un’ora il comizio. Per dire poi della fantomatica unità, nella foto di gruppo spicca un leader trainante, Conte, che detta la linea; ed è assente mezza coalizione, la gamba centrista di Renzi, Onorato, Ruffini e Salis.
Per dire poi della sostanza, sul cuore dei problemi, la difesa dell’Europa e l’appoggio convinto a Kiev come deterrenza ad una Russia strabordante, a sinistra si mena il can per l’aia sperando che le guerra finisca. Tra Schlein e Conte il mantra pacifista sarebbe un collante condiviso, peccato che lei guida un Pd che deve votare a Bruxelles e a Roma a favore del riarmo (con scarsa convinzione) e lui invece si può permettere uscite sconcertanti: come quella sulla Russia che non costituisce una minaccia, rimbalzata dalla bocca di Vannacci e declinata così da deputati ex grillini: con il campo largo al governo gli accordi su Kiev saranno stracciati.
Ecco, a sentire poi l’ex ministro della Difesa Lorenzo Guerini del Pd (in predicato per quel ruolo in caso di vittoria), la tela non è ricucibile: «Il sostegno all’Ucraina non si discute», sentenzia; e l’attenzione alla minaccia russa per la massiccia penetrazione in Italia denunciata da Guido Crosetto, «deve rimanere alta». Altro che la Russia non ci spaventa.
Se poi questo nodo cruciale per l’Italia e la Nato appassiona poco i leader del “campo largo” che mai si son curati di stringere la mano a Zelensky, ancor meno di recarsi a Kiev sotto le bombe, forse ci si potrebbe aspettare una bella idea sul fisco. Tema che – questo sì - tocca sul vivo i cittadini. E come negli anni delle sconfitte arriva una sparata sulla patrimoniale che fa scappare gli investitori e gli elettori moderati del Pd.
C’è quindi da chiedersi: ma davvero questa alleanza contro Meloni avrebbe i numeri che oggi le assegnano i sondaggi, sommando i consensi di ciascun partito? O gli italiani sono più avveduti e questo “campo largo” sta costruendo i presupposti per un flop, dopo aver stilato liste di ministri scritte sull’acqua? Perché se il gradimento politico ha una logica, stando così le cose, non ci sono i presupposti per una vittoria, ma solo per un risveglio amaro. A meno che, come dice Fratoianni, «vinceremo malgrado noi».
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