La corsa a destra del Paese e il teorema del purismo: perché il "vannaccismo" non è una meteora
Lo sbarco di Fdi nei palazzi del potere apre un vuoto radicale. Così l'ex generale della Folgore e la sua "Futuro Nazionale" dettano l'agenda al governo, intercettando la paura dei ceti medi

Non è una bolla. Il “vannaccismo”, ormai insediatosi in maniera stabile nelle geometrie della politica italiana, rappresenta la cartina di tornasole di un processo più profondo: l’incessante corsa a destra del baricentro politico del Paese. Una dinamica che risponde a uno schema da manuale della sociologia del populismo contemporaneo.
Quando un movimento populista oppure sovranista compie il grande salto dalle piazze ai palazzi del potere, si ritrova necessariamente costretto a misurarsi con la (dura) realtà delle compatibilità macroeconomiche, dei vincoli europei e dei dossier internazionali. Ed ecco, allora, che l’originaria postura di lotta si deve inevitabilmente trasformare in azione di governo, aprendo un vuoto sul fianco più radicale. È il cosiddetto teorema del “purismo populista”: c’è sempre qualcuno più puro che ti epura, o che ti sorpassa alla destra.
In questo ennesimo spazio creatosi a seguito dello sbarco di Fdi nella stanza dei bottoni si è posizionato un nuovo imprenditore politico della paura e della sicurezza: Roberto Vannacci. Futuro nazionale è il catalizzatore “ultima versione” di un’offerta politica ultraradicale di destra che intercetta quel risentimento che continua a costituire uno dei propellenti principali dell’odierna politica polarizzata.
Oramai è l’ex generale della Folgore a dettare l’agenda politica di tutta la destra, dopo che l’iniziale strategia meloniana di mettergli il silenziatore e ignorarlo si è rivelata infruttuosa. Lo testimoniano il vertice di governo sulla sicurezza, convocato dalla premier al ritorno da Ankara, e le parole decisamente aperturiste di Pier Silvio Berlusconi. Altrettante conferme, per l’appunto, di come Fn abbia il vento in poppa. Da un lato, poiché premiato dal consumismo politico e dal nuovismo di una fetta consistente dell’elettorato, perennemente alla ricerca dell’ultimissima novità sul mercato della protesta.
Dall’altro, perché in un contesto generale di policrisi e caos globale le paure dei ceti medi declassati, o terrorizzati dall’idea di esserlo, garantiscono estese praterie all’estrema destra.
E, così, i consensi di Futuro nazionale, che ricorre direttamente a simboli e suggestioni provenienti dal fascismo e opera oggettivamente come se fosse un “agente destabilizzante” filo-Mosca, crescono senza sosta. Con conseguenze decisive per l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni: Fdi non ha mai voluto compiere la transizione verso una destra liberalconservatrice – di tipo europeo, si sarebbe detto un tempo –, ben conoscendo l’orientamento di tutta una parte del proprio elettorato. E, dunque, la normalizzazione si rivela, una volta di più, impossibile.
Certo, il vannaccismo che spinge ancor più a destra le destre di governo potrebbe indurre Forza Italia a collocarsi in maniera più stabile e moderna al centro – ma le dichiarazioni delle scorse ore di Pier Silvio Berlusconi appaiono adesso come un campanello di allarme. In ogni caso, Roberto Vannacci è l’innesco di una deflagrazione dagli effetti dirompenti, dal momento che la sua presenza appare sempre più imprescindibile per un destracentro che voglia tornare al governo.
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