Il bivio tra i valori dell’Unione Europea e l’ideologia Maga

L’Atlantico separa due continenti, America ed Europa, due modi diversi di espressione di un’unica costellazione di valori etico-politici nati in Europa e fatti propri di là dall’oceano. Così è stato sinora. Poi è arrivato The Donald

Vincenzo MilanesiVincenzo Milanesi
Trump con il cappellino "Make America Great Again", spesso abbreviato con la sigla MAGA
Trump con il cappellino "Make America Great Again", spesso abbreviato con la sigla MAGA

“L’Atlantico più largo”, vien da dire parafrasando un’espressione di Giovanni Spadolini, usata da lui riferendosi però al Tevere romano, che separa la repubblica laica dalla Città del Vaticano. L’Atlantico separa due continenti, America ed Europa, due modi pur diversi di espressione di un’unica costellazione di valori etico-politici nati in Europa e fatti propri di là dall’oceano. Così è stato sinora. Poi è arrivato The Donald. Punta di un iceberg, quello del mondo Maga, che per “fare grande di nuovo l’America” sta sotterrando la costellazione di valori di cui sopra.

Se ne è reso ben conto Friedrich Merz, cancelliere della Germania, leader di un partito conservatore, filoamericano per scelta politica e per esperienze professionali, che però ha il coraggio morale e l’onestà intellettuale di riconoscere che l’universo etico-politico dell’ideologia Maga non è quello della tradizione delle democrazie europee: «La guerra culturale del movimento Maga non è la nostra», ha scandito, testualmente, nel suo intervento di apertura della conferenza di Monaco della scorsa settimana. Su almeno tre fronti il cancelliere ha focalizzato l’attenzione. Il primo è quello della libertà di espressione.

Non a caso, dato che l’anno scorso il vicepresidente Usa, JD Vance, aveva sferzato gli Stati europei proprio su questo, accusandoli di comprimerla e di negarla per i partiti come AfD che civettano con i nostalgici del nazismo. Ma per Merz il free speech si deve fermare “quando va contro la dignità umana e la Costituzione”. Anche sul libero mercato nemico dei dazi e sul protezionismo nazionalistico l’ideologia Maga rinnega uno dei principi fondamentali delle democrazie europee. Così come sul rifiuto di aderire ad accordi globali come quello sul clima, o a organizzazioni internazionali, l’Oms, che tutelano, anche se talvolta non adeguatamente come dovrebbero, interessi che vanno al di là di quelli particolaristici di un singolo Stato, per quanto forte esso sia, o si senta. E avrebbe potuto continuare nell’elencazione di politiche contrarie alla costellazione di valori etico-politici che ha sinora tenuto unito l’Occidente. Come ad esempio il rispetto della sovranità riconosciuta internazionalmente degli Stati, violata dalla Russia in Ucraina con una invasione che protrae da quattro anni una guerra sanguinosa. E il rispetto della dignità umana anche quando si tratta di migranti entrati illegalmente negli Usa.

Non è solo un ordine geopolitico quello che è ormai cambiato: l’ideologia Maga rinnega un universo valoriale che è quello dell’Occidente. Non accettando i limiti che chi esercita il potere deve sempre riconoscere di avere, nelle liberal-democrazie, per non far prevalere la legge della giungla. Come dimostrato quel tragico 6 gennaio, con l’assalto a Capitol Hill. Come dimostra ogni giorno accanendosi contro chiunque manifesti una qualche forma di dissenso nei confronti delle politiche che ad essa si ispirano.

Sgomenta, ma non stupisce, sentire Giorgia Meloni che prende le distanze dall’ “amico Friedrick” quando si dissocia dall’universo valoriale Maga, da lei invece condiviso. Come da Viktor Orbań. Forse conviene non dimenticarlo.

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