Veleni, sospetti e politica: il calcio trema
Ancora tutte da scoprire le carte dell’inchiesta che coinvolge il designatore Rocchi. Difficile capire che partita stia giocando il ministro Abodi

Rocca contro Rocchi. Non è una cacofonia e neppure un’assonanza, ma solo l’ultima puntata di un’interminabile saga arbitrale, a vent’anni esatti dall’ancor oggi controversa Calciopoli.
L’assistente dismesso, che, nell’estate del 2025, si vendica – perché è con questo verbo che va inquadrata la vicenda – del designatore arbitrale e scoperchia con sadismo («chi di spada ferisce, di spada perisce» il suo tweet palesemente freudiano), il verminaio arbitrale ormai non più occultato, non più comprimibile.
Nessuno conosce le carte (e quelli che dicono di conoscerle o mentono o sono in flagranza di reato); tuttavia, la sola enunciazione dell’invito a comparire per Rocchi («frode sportiva in concorso con altri») evidenzia un vulnus. Chi sono gli altri con i quali il designatore avrebbe commesso il presunto reato?
Allo stato le indiscrezioni dicono che Rocchi avrebbe mandato arbitri graditi all’Inter. Ma, da quanto si sa, non esiste un’intercettazione o altra documentazione che rimandi a questa ipotesi.
Domande: l’Inter aveva chiesto arbitri graditi? Quale dirigente o tesserato lo avrebbe fatto? E quali sarebbero stati gli arbitri pro-Inter, se Rocchi avrebbe dirottato il poco gradito Doveri non solo alla semifinale di Coppa Italia (e questo è coerente perché non avrebbe potuto arbitrare l’eventuale finale), ma anche alla partita di campionato del 5 aprile con il Parma? I cronisti di giudiziaria di Milano indicano, addirittura tra virgolette, un altro arbitro, Andrea Colombo, come gradito all’Inter per la gara del 20 aprile con il Bologna.
Ammettendo che tutto questo sia vero, al momento manca l’altro soggetto che abbia fatto propendere Rocchi verso la scelta di Colombo, mentre è palesemente contraddittorio che Doveri fosse un arbitro sgradito se, dopo la semifinale di Coppa Italia, va a dirigere l’Inter con il Parma.
Quanto poi all’indebita attività di Rocchi all’interno della sala Var, oltre che essere tutta da dimostrare, attraverso verificate testimonianze, ci sono due aspetti prevalenti: l’archiviazione, più che legittima, della Procura federale, controfirmata dalla Procura generale del Coni e il successivo invio di ispettori della Federcalcio, che hanno constatato come nell’edificio di Lissone non ci fosse né Rocchi, né altro imbucato.
Tutto questo per dire che, prima di abbandonarsi alle prefiche che si dolgono per gli orrori del calcio giocato (eliminazioni dai Mondiali, crisi dirigenziali con dimissioni del presidente Gravina, lo scandalo arbitrale in corso) o all’attività di chi si diletta di chiedere il commissariamento del calcio e dei suoi organi di giustizia, bisogna avere qualcosa di più concreto in mano.
Francamente non riesco a capire quale partita stia giocando il ministro Andrea Abodi, ma gli sono sufficientemente amico per scrivere che screditare il calcio non è un’azione da buon Ministro dello Sport. Da venti giorni la sua sola preoccupazione è quella di invocare il commissariamento anche se può chiederlo solo il Coni. E le dimissioni di un presidente o l’eliminazione dal Mondiale non rappresentano ragioni sufficienti per farlo. Di più. Sabato, lo stesso Abodi, percependo il momento critico, ha rincarato la dose, dicendosi sorpreso dell’archiviazione del procedimento sportivo a carico di Rocchi.
Perché l’ha detto? Ha forse letto atti e dispositivo trovandovi qualcosa di anomalo? O si muove così, magari, perché il Governo spinge nella direzione di liquidare, al modo di Robespierre, l’intera classe dirigente del calcio per occuparla con uomini più omologati?
Un’ultima osservazione: commissariare da parte dei governi rappresenta una violazione degli Statuti della Fifa, dell’Uefa e del Cio. Mi rifiuto di pensare che qualcuno lavori per far scivolare il calcio italiano nel medioevo dello sport.
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