Terre rare, l’Ue a Marghera in visita all’ex Petrolchimico

I tecnici della Commissione a Venezia insieme a ministero, Regione e Porto. Sul tavolo anche le aree di Eni Rewind. La società: «Terreni riutilizzabili»

Giorgio Barbieri

La Commissione europea accelera sull’ipotesi Porto Marghera come futuro hub europeo delle materie prime critiche e manda i propri tecnici in sopralluogo nell’area industriale.

Una visita operativa, tra incontri istituzionali e verifiche sul campo, che rappresenta un primo passaggio concreto nella valutazione della candidatura italiana sostenuta dal governo e dal Veneto.

Al centro della missione, le aree dell’ex petrolchimico di Porto Marghera, comprese quelle di Eni Rewind, e il progetto di trasformare il sito in una piattaforma industriale europea dedicata a stoccaggio, raffinazione, recupero e riciclo delle materie prime strategiche.

La delegazione europea, competente per le materie prime critiche e le industrie energivore, ha effettuato un sopralluogo nell’area insieme ai tecnici del ministero delle Imprese e del Made in Italy, ai rappresentanti della Regione Veneto, dell’Autorità portuale e agli stakeholder industriali coinvolti nel progetto.

Presenti, tra gli altri, il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale Matteo Gasparato, l’assessore regionale allo Sviluppo economico Massimo Bitonci, il senatore Raffaele Speranzon e una delegazione del Quadrante Europa di Verona.

Il progetto punta a candidare Porto Marghera come uno dei primi hub europei per lo stoccaggio strategico delle materie prime critiche, dossier che il ministro delle Imprese Adolfo Urso aveva anticipato nei giorni scorsi e che ora è all’esame della Commissione europea.

«L’Italia è in campo con un progetto ambizioso, che la Commissione europea sta ora valutando. Puntiamo a vedere riconosciuto all’Italia un ruolo di capofila in Europa su una partita decisiva per la competitività, la sicurezza economica e l’autonomia produttiva», ha detto Urso.

Tra gli elementi che sostengono la candidatura veneziana ci sono il peso industriale dell’area, con oltre 1.400 imprese attive e 15 miliardi di euro di valore della produzione, oltre alla posizione strategica nella rete Ten-T, al crocevia dei corridoi Adriatico-Baltico, Mediterraneo e Scandinavo-Mediterraneo. Un sistema che, secondo il governo e la Regione, offre già competenze nella logistica di materiali complessi, nella chimica industriale e nelle nuove filiere tecnologiche.

Nel sopralluogo un ruolo centrale lo ha avuto anche Eni. La società ha confermato che la visita dei tecnici europei ha riguardato alcune aree di Eni Rewind all’interno dell’ex petrolchimico di Porto Marghera: circa 20 ettari di terreni «non contaminati o bonificati» e quindi riutilizzabili per nuove progettualità industriali, secondo quanto previsto dagli iter ministeriali per i siti di interesse nazionale.

Il dossier è stato poi approfondito in un incontro all’Autorità portuale di Venezia, al quale hanno partecipato anche la deputata europea Madalina Ivanica, vicecapo dell’Unità Materie Prime e Industrie ad Alto Consumo Energetico, funzionari del Mimit, i vertici dell’Autorità portuale e i rappresentanti istituzionali del territorio. L’incontro rappresenta una fase preliminare in vista del tavolo istituzionale previsto a giugno a Venezia, al quale prenderanno parte Urso, il commissario europeo Stéphane Séjourné e il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani.

A spingere con forza il progetto è soprattutto il Veneto. «Porto Marghera possiede caratteristiche strategiche uniche in Europa», ha detto Bitonci, «grazie alla presenza di infrastrutture portuali, ferroviarie e logistiche integrate, di aree industriali già disponibili e di una forte vocazione manifatturiera ed energetica». L’assessore regionale ha sottolineato come l’obiettivo non sia «realizzare un semplice sito di stoccaggio», ma «costruire una piattaforma industriale europea avanzata per raffinazione, recupero, riciclo, trasformazione e sviluppo tecnologico delle materie prime critiche».

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