Sono nati in Friuli i Cobot saldatori comandati dal joystick: Fincantieri li ha già acquistati e in futuro cucineranno il frico
Firmato un accordo di 3 anni tra Idea Prototipi e il colosso della cantieristica navale, che ha acquistato i robot collaborativi dall’azienda dell’imprenditore Massimo Agostini: «Risultati oltre le aspettative, queste macchine sono frutto di ricerca continua e innovazione»

Ogni giorno dedica due ore del suo tempo alla ricerca e alla conoscenza. E tutti gli utili di Idea Prototipi, da sei anni a questa parte, vengono reinvestiti in azienda, fino all’ultimo centesimo. Massimo Agostini, 61 anni, di Coseano, è un imprenditore che ha l’innovazione nel Dna e che è partito da zero: dalla lavorazione delle lamiere si è buttato, prima degli altri in Friuli Venezia Giulia e uno dei primi in Italia, nel business dei Cobot, ovvero i robot collaborativi. Oggi la sua tecnologia, frutto di studio con due università, quella di Trieste per ingegneria dei materiali e quella di Verona per la robotica, è all’avanguardia. E consente alla sua attività una crescita impetuosa: dagli oltre 2 milioni di fatturato del 2025, si supereranno i 3 milioni quest’anno. A tal punto che il colosso Fincantieri gli ha acquistato i Cobot saldatori, che entrano anche nei cunicoli più stretti nella pancia delle navi in costruzione a Monfalcone, a Palermo e negli Stati Uniti.
Una collaborazione tra la piccola impresa con sede nella campagna friulana, a Basiliano, e il player mondiale più importante della cantieristica, che avrà una durata di tre anni, ma che promette di essere ben più lunga. «I primi Cobot che abbiamo consegnato stanno già lavorando su tre turni con continuità operativa», racconta con una punta di orgoglio Agostini, «e i risultati che abbiamo raggiunto, dopo quasi un anno di sperimentazione, sono andati oltre le aspettative. Tengo a precisare che non si tratta di umanoidi: nel nostro caso c’è sempre la supervisione dell’operatore. In cantiere li chiamano i geco, perché li vedono arrampicarsi un po’ dappertutto dove serve». Il primo contatto tra l’imprenditore visionario e i vertici di Fincantieri risale a un paio di anni fa. «Vennero qui nel mio capannone», aggiunge Agostini, «dicevano che i Cobot erano dei sofisticati giocattoli, ma che non sarebbero stati utili per le saldature. Noi, davanti ai loro occhi, dimostrammo che invece la nostra tecnologia permetteva di poter operare esattamente come volevano loro. Così arrivammo alla firma dell’accordo, che ebbe grande risonanza anche sui mercati borsistici».
I Cobot di Agostini sono utilizzabili per innumerevoli mansioni industriali complesse. Nei settori dell’occhialeria, della farmaceutica, nell’alimentare, nella manifattura in generale. Sono comandati con una interfaccia intuitiva simile a un controller da videogame, che si chiama masterkey: pulsantiera wireless per la programmazione rapida, anche questa un brevetto made in Friuli. «I Cobot sono tuttofare», spiega l’imprenditore friulano, «possono anche preparare i pasti. Ne stiamo progettando uno che farà il frico, lo cucinerà e lo servirà come “perle di frico” da passeggio. Ma i Cobot possono essere impiegati pure nei magazzini della logistica, dove possono sollevare pesi fino a 35 chilogrammi».
La prossima tappa di Idea Prototipi è la creazione dell’Academy dei Cobot, a cui Agostini tiene particolarmente. «Vorrei dare una nuova occasione a chi perde il lavoro», conclude, «penso ai 1.700 esuberi di Electrolux, multinazionale della quale per anni, quando mi occupavo di lamiere, ero fornitore».
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