Sedes H, la sfida dell’idrogeno tra Aquileia e Marghera

Espansione a partire dal Friuli Venezia Giulia. «Energia green a basso costo»

Giorgio Barbieri

Dal Friuli a Porto Marghera, passando per i Balcani e l’Europa centrale. È nel Nordest che Sedes H, società lombarda specializzata nella produzione di idrogeno verde a costi concorrenziali, immagina il primo banco di prova industriale della sua visione energetica basata sull’idrogeno.

«Per anni elettrico, fotovoltaico ed eolico sono stati presentati come la soluzione definitiva», sostiene Gioele Magaldi, presidente e amministratore delegato. «Ma si è scoperto che queste tecnologie non stanno in piedi senza grandi incentivi pubblici e che, sia nella produzione sia nello smaltimento, continuano a dipendere dai combustibili fossili».

Da qui la convinzione che il vero salto possa arrivare dall’idrogeno, considerato da tempo il “sogno proibito” dell’energia pulita, ma frenato finora da costi elevati e criticità nella gestione.

Secondo Magaldi, il progetto a cui sta lavorando avrebbe risolto entrambe le questioni. «Oggi l’idrogeno viene prodotto a 7-8 dollari al chilo. Noi siamo in grado di venderlo a meno di un euro al chilo», afferma, spiegando che il sistema sviluppato consentirebbe anche stoccaggio e trasporto «a bassa pressione e bassa temperatura», riducendo i rischi tradizionalmente associati a questo vettore energetico.

L’altro elemento centrale è il modello produttivo. Non grandi poli industriali e lunghe reti di distribuzione, ma una produzione “quasi a chilometro zero”, pensata per avvicinare energia e consumo. Un’impostazione che Magaldi collega direttamente alla struttura economica del Nordest, fatta di distretti e piccole e medie imprese energivore. «Qui ci sono tantissime aziende che devono fare i conti con il costo delle bollette», osserva. «La nostra idea è proprio quella di offrire energia realmente green e a basso costo».

Il progetto guarda in particolare al Friuli Venezia Giulia, individuato come possibile epicentro di un’espansione verso l’area balcanica e mitteleuropea. «Vorremmo ricongiungere il Nordest italiano con tutto il centro ed Est Europa», spiega. Una visione che richiama anche la storia del territorio e che trova in Aquileia il simbolo scelto per rappresentare questo disegno.

Magaldi immagina infatti la città romana come primo laboratorio urbano della tecnologia sviluppata dalla società. «Aquileia oggi ha tremila abitanti e il 97% del patrimonio archeologico ancora disseminato nel territorio», sottolinea. L’idea sarebbe quella di una rigenerazione urbana costruita attorno a tecnologie energetiche considerate “autenticamente green”, in un contesto che unisce archeologia, turismo e sostenibilità.

Sul piano industriale, il progetto viene descritto come già avanzato. «Abbiamo realizzato diversi prototipi, tutti certificati e brevettati. Siamo pronti per il lancio industriale», afferma Magaldi. La strategia sarebbe quella di un avvio simultaneo su più mercati, anche per mantenere il vantaggio tecnologico rispetto ai concorrenti.

L’ambizione è quella di applicare il sistema a settori molto diversi: automotive, acciaierie, porti, trasporto ferroviario e navale. E proprio parlando di logistica e trasporti, Magaldi richiama Porto Marghera, indicandola come uno dei luoghi dove questa tecnologia potrebbe trovare applicazione. «Marghera ha bisogno di una rigenerazione profonda», sostiene, collegando il tema energetico anche alle tensioni geopolitiche degli ultimi anni, dalla guerra in Ucraina ai problemi nello Stretto di Hormuz.

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