Dronus, un nido hi tech per sfidare i big

La pmi triestina dei droni raccoglie 15 milioni di euro di finanziamenti. La tecnologia della scale-up si caratterizza per una base aerea, installabile su supporti in bassa quota

Giulia Basso
Un’immagine esemplificativa della docking station di Nest®, installata su un lampione
Un’immagine esemplificativa della docking station di Nest®, installata su un lampione

Un nido sospeso nel cielo che rilascia il drone e poi lo riaccoglie dal basso, come un ombrello rovesciato.

È l’immagine che Marco Ballerini, fondatore e amministratore delegato di Dronus, usa per spiegare Nest®, il cuore della tecnologia che ha convinto Algebris Investments, Azimut, Cdp Venture Capital, Simest ed Eni Next a investire complessivamente 15 milioni di euro nella scale-up deep-tech triestina, fondata nel 2018 nell’Area Science Park di Basovizza.

L’innovazione

«La nostra docking station è simile alla base di un robot che pulisce i pavimenti», spiega Ballerini.

«Il drone vola, raccoglie dati, poi torna alla sua stazione dove viene ricaricato e verificato. La differenza rispetto alle altre soluzioni sul mercato è che la nostra base è aerea: si installa su un lampione al posto di una lampada, su una parete, su qualsiasi supporto in quota».

Le dimensioni sono volutamente contenute – tra i 40 e gli 80 centimetri – con la tendenza a ridurle ulteriormente: «La nostra punta di diamante è il modello sotto i 300 grammi per la sorveglianza. Spaventa meno le persone non ancora abituate a questi oggetti che volano».

La terminologia

La terminologia valorizza l’originalità del meccanismo.

Dronus non parla di decollo e atterraggio, ma di rilascio e accielaggio. «Il drone non atterra scendendo: torna alla base salendo verso l’alto, come se andasse sotto un ombrello e venisse catturato. Quando parte, viene rilasciato dall’alto e sembra cadere, poi prende il volo. È esattamente il contrario di un aeroplano».

Brevettato in Italia, Europa, Stati Uniti, Cina e in diversi paesi del Medio Oriente, Nest® è oggi l’unico sistema del suo tipo con una copertura di proprietà intellettuale globale. «A oggi nessun colosso del settore ha osato replicarlo: il brevetto tiene a distanza anche i big».

Le applicazioni sono civili e di sicurezza: ispezione di infrastrutture energetiche e siti Oil&Gas, sorveglianza industriale, Smart City, protezione civile.

Il finanziamento

È proprio su questa solidità tecnologica che scommettono i finanziatori: a fronte di un fatturato 2024 di circa 726 mila euro, il mercato risponde con un’iniezione di fiducia da 15 milioni, segnale che gli investitori guardano al potenziale, non ai bilanci passati.

«Questi fondi servono per accelerare lo sviluppo, confermare la bontà delle soluzioni e arrivare a uno stadio che possa attrarre grandi investitori», spiega Ballerini, che non nasconde come il ritardo nell’accesso ai capitali abbia pesato: «In Italia l’alta tecnologia fatica ancora ad attrarre capitali: il rischio è considerato troppo alto. Così abbiamo accumulato quasi tre anni di ritardo».

I competitor

Il confronto con i competitor globali è impietoso: i grandi player del settore hanno raccolto centinaia di milioni, una disparità che rende ogni accelerazione tecnologica urgente quanto necessaria.

Il team conta oggi una trentina di persone nella sede di Trieste, con assunzioni già pianificate per arrivare a 45 entro fine anno.

Sul fronte internazionale, Dronus è già operativa a Singapore con l’agenzia governativa HTX e negli Stati Uniti con Ericsson nella 5G Smart Factory, con partnership attive con Qualcomm ed Eni.

Un’azienda triestina con ambizioni dichiaratamente globali, che ha scelto di restare dove è nata per il tessuto scientifico, per le agevolazioni alle startup, per la posizione geografica a cavallo tra Italia ed Europa.

«Trieste permette uno sviluppo sereno, mantenendo la competitività», conclude Ballerini. La partita vera, però, si gioca altrove. —

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