Robot negli hotel, Federalberghi va cauta: «Non toglieranno lavoro»
La prospettiva degli umanoidi al lavoro anche nei nostri alberghi in un domani ormai non troppo lontano, come già succede a Shanghai. Schiavon, presidente dell'associazione di categoria: «Il futuro non è sostituire le persone, ma rendere il loro lavoro insostituibile»

Da una parte le fosche previsioni di una forza lavoro in progressiva diminuzione, con le pensioni che già in molti territori superano il numero di occupati, peraltro sempre più anziani. Dall’altra i racconti di Asimov che si fanno realtà, con gli umanoidi al lavoro negli alberghi di Shanghai (come raccontato nell’edizione di domenica 25 ottobre del nostro giornale). Nel mezzo le aziende che devono fare i conti con trasformazioni socio-economiche di portata epocale e con politiche che non sempre riescono a stare al passo.
Ed è proprio da uno dei comparti trainanti della produttività veneta, quello dell’ospitalità, che parte il richiamo ad alzare il livello di competenze dei lavoratori e di quelli giovani in particolare. «Il futuro non è sostituire le persone, ma rendere il loro lavoro insostituibile», spiega Massimiliano Schiavon, presidente di Federalberghi Veneto.
«Non dobbiamo avere paura delle macchine, ma di un settore che smetta di investire sulle persone», continua, «l’intelligenza artificiale cambierà il lavoro: la risposta è alzare il livello delle competenze, non abbassare quello dell’accoglienza».
La forza del settore
Il settore alberghiero veneto con i suoi 215.000 posti letto, i 60.000 lavoratori impiegati nei periodi di picco, un saldo occupazionale 2025 in attivo di 4.048 unità (ma anche il 31% di over 55 tra i dipendenti), è senza dubbio tra quelli che occupano un posto d’onore nella formazione del Pil. E anche tra quelli più aperti all’innovazione visto che una parte crescente dell’offerta del territorio si sta orientando verso i segmenti upscale e luxury.

Con robot umanoidi nelle hall degli alberghi, intelligenza artificiale alla reception, sistemi automatizzati capaci di gestire prenotazioni e servizi, il futuro dell’ospitalità sta cambiando rapidamente. E pone una domanda inevitabile: quale sarà il ruolo delle persone negli alberghi di domani? «Non dobbiamo avere paura che i robot entrino negli alberghi. Dobbiamo preoccuparci se, mentre investiamo nelle macchine, smettiamo di investire nelle persone», afferma Schiavon, «L’Ai e la robotica cambieranno profondamente il nostro settore e sarebbe ingenuo sostenere che non avranno conseguenze sull’organizzazione del lavoro e nasceranno nuove professionalità. La vera questione è se sapremo governare questa trasformazione oppure limitarci a subirla».
Il capitale umano
«Un robot potrà effettuare un check-in, trasportare un bagaglio o rispondere a una richiesta standard, ma non è questo che rende memorabile un soggiorno», sottolinea Schiavon, «il vero lusso non sarà avere un robot in reception, ma trovare una persona capace di comprendere ciò di cui abbiamo bisogno prima ancora che lo chiediamo.
«E per offrire questo livello di servizio non bastano gentilezza e buona volontà», continua, «servono preparazione, conoscenza delle lingue, cultura dell’accoglienza, capacità relazionali e competenze tecnologiche sempre più avanzate».
Formazione e mozzarelle
In una parola serve una formazione all’altezza e soprattutto continua da garantire ai lavoratori. «Più crescerà la tecnologia, più dovrà crescere la specializzazione del personale», prosegue il presidente di Federalberghi, «E soprattutto dovremo abituarci a considerare la formazione come un processo continuo, non come un percorso che si conclude con un diploma o una qualifica professionale. Con la velocità con cui sta cambiando il settore, anche le competenze, se non vengono costantemente aggiornate, rischiano di avere la stessa scadenza delle mozzarelle fresche. E a competenze più elevate dovrà corrispondere anche una maggiore valorizzazione economica e professionale del lavoro».
Una trasformazione che chiama in causa imprese, associazioni di categoria e sistema della formazione, soprattutto in un settore che continua a confrontarsi con la difficoltà di reperire personale qualificato. Una sfida che richiederà anche un cambiamento culturale, dice Federalberghi: la formazione non potrà più essere considerata un investimento occasionale, ma dovrà diventare parte integrante dell’organizzazione delle imprese.
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