A Shanghai gli umanoidi lavorano nelle hall degli alberghi e al banco frigo dei bar

A Zhangjiang, nella Pudong di Shanghai, sorge la Silicon Valley della robotica dove è nata l’azienda cinese AgiBot: da qui arrivano in Italia i suoi robot per l’industria, grazie alla vicentina VAutomation, scelta come golden partner

Camilla Gargioni
Un umanoide Agibot2 impiegato nelle attività industriali
Un umanoide Agibot2 impiegato nelle attività industriali

C’è un robot vestito con abiti cinesi tradizionali tra le vie dello Yuyuan Garden Shopping Mall nella città vecchia, un cerchio blu led attorno alla testa, il volto cavo. Nelle hall degli alberghi, invece, ormai non stupisce più vedere robot sgattaiolare in ascensore per portare cibo d’asporto, pacchi, vestiti puliti direttamente in camera.

E la somiglianza con R2-D2 di Star Wars è tanta, se non che hanno adesivi da fumetto con occhi e guance arrossate.

La Silicon Valley dei robot

Siamo a Shanghai, in Cina, dove robotica e tecnologia trovano sintesi nella vita quotidiana. La Silicon valley dei robot si trova a Zhangjiang, nella nuova area di Pudong. Tra le aziende, c’è AgiBot, nata nel 2023 dagli ingegneri Deng Taihua e Peng Zhihui, che ha uno showroom dove raccoglie robot di vario genere, dagli umanoidi di varie altezze ai cani (e pure i panda) fino ai più “classici” robot utilizzati per le pulizie.

L’azienda ha costruito il primo umanoide nel 2023, arrivando alla produzione di massa nel 2024 e alla commercializzazione nel 2025. Robot che hanno iniziato ad arrivare anche in Italia, pronti per l’applicazione nell’industria, grazie alla vicentina VAutomatin, scelta come Golden Partner dall’azienda cinese.

In mostra, nello showroom di Shangai, c’è Agibot G2, due braccia e un carrellino al posto delle gambe, pensato per essere impiegato in lavori industriali o negli ambienti di ricerca: lo si può vedere per esempio mentre sposta scatole da uno scaffale a un altro piegandosi in avanti, o mentre simula il lavoro in una catena di montaggio afferrando e appoggiando oggetti. O ancora, mentre tira fuori confezioni da poggiare su un nastro.

Alberghi, negozi, sport

Poi, in un ambiente che replica la hall di un albergo, Agibot A3 Ultra fa da receptionist: guida alla porta dell’ascensore, interagisce e risponde a domande: niente occhi, ma una linea di quadrati led che si accende. Stringe la mano, saluta, dà indicazioni. Se questo ha un’altezza di 173 centimetri, il “fratello minore” non supera i 131 centrimetri. Opera nei contesti più diversi: dà consigli in un negozio di articoli per la cucina indossando grembiule e cappello da chef, accoglie i fruitori di un immaginario diner.

O ancora, porta bevande e bibite: basta chiedere l’ordine a voce, pagare sullo schermo della cassa (con qr code, naturalmente) e il robot prende dagli scaffali le bibite desiderate portandole dritte di fronte al cliente.

Non solo catene di produzione, hospitality, interazione base per l’accoglienza o per vendere prodotti, c’è molto di più. E si parte dallo sport: torna il robot più alto (il cappellino a visiera non è incluso) che nella mano destra stringe una racchetta da ping pong e aspetta il suo sfidante. Basta prendere in mano la racchetta, battuta e sta al robot avere i riflessi pronti per proseguire la partita. Non manca nemmeno il robot che si cimenta nel pugilato sul ring.

Delivery e pulizia

E i cani robot? Sono pensati per il delivery, per il soccorso di emergenza o operazioni con carichi pesanti. Oppure ancora per aiutare nelle ispezioni in ambienti complessi come può essere trovare danni in una condotta sotterranea, saltando a tutt’altro ambito con costumi per performance commerciali, per esempio travestiti da panda di peluche.

Più semplici e più classici (se così si può dire) i robot pensati per la pulizia. Dal più piccolo, che per colori ricorda il robot che insegue Wall-E nel cartone Pixar per cancellare ogni scia lasciata dalle ruote di gomma, a quelli più alti pensati per la pulizia di grandi supermercati, hub di trasporti come stazioni e aeroporti, ospedali, lobby, centri commerciali. C’è anche il più piccolo aspirapolvere e pulisci pavimenti, che pesa meno di venti chili, come quelli che siamo già più abituati a vedere.

In un ingresso, ci sono poi alcuni robot che ballano all’unisono una sorta di danza di benvenuto, così come all’esterno un robot in una sorta di roulotte trasparente è pronto a fornire bibite e snack.

Un mondo in evoluzione

Insomma, i robot non sono più curiosità da laboratorio o immagini da film di fantascienza: sono già nelle nostre vite, applicati nelle aziende per migliorare i processi. E, come l’Agibot A3 – il più vicino alle fattezze di un corpo umano – interagiscono con l’uomo: può camminare sciolto, grazie alla doppia batteria ha dieci ore di autonomia, balla, pratica arti marziali, può interagire come guida in un parco a tema, fare l’assistenza nei negozi, ma anche nella ricerca e nell’educazione, o fare stage performance. È l’assaggio di un mondo in evoluzione continua, che è sempre più presente nella quotidianità.

Sempre in Cina, in agosto, si sono svolti a Pechino i World Humanoid Robot Games: mezza maratona corsa in tempi da record (Tiangong Ultra ha corso i 100 metri in 8, 86 secondi), con video che sono diventati subito virali sui social soprattutto dei robot che perdono il controllo finendo per schiantarsi dopo il salto in lungo o a fine corsa. Ma la sfida è appena iniziata.

 

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