Il piano di Poste con Tim: «Piattaforma intelligente al servizio dell’Italia»

L’amministratore delegato Del Fante spiega le motivazioni dell’Offerta di acquisto e scambio: «Studiavamo l’operazione da cinque anni ma prima il debito del gruppo di tlc era troppo alto»

Luigi Dell'Olio
Matteo Del Fante, amministratore delegato di Poste Italiane
Matteo Del Fante, amministratore delegato di Poste Italiane

Se andrà in porto come ampiamente previsto, l’Offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Poste Italiane su Tim sarà l’integrazione industriale più importante del nostro Paese da almeno un decennio a questa parte.

Un’operazione da 10,8 miliardi di euro (l’offerente ha già in mano il 27,3% del capitale) destinata a ridisegnare i confini tra servizi pubblici, finanza e tlc, con lo Stato che si avvia a controllare il 50,1% del nuovo capitale, mentre il 49,9% sarà flottante.

Questa mossa ribalta i paradigmi degli ultimi trent'anni, proponendo un modello di campione nazionale in cui l’infrastruttura digitale di Tim si fonde con la capillarità logistica e finanziaria di Poste. «L’acquisizione di Tim completa il nostro modello e ci consente di creare una piattaforma intelligente per l’Italia», ha spiegato l’ad di Poste, Mattia Del Fante, nel corso di un incontro con gli analisti.

«Studiavamo l’operazione da cinque anni, ma prima il debito di Tim era troppo alto. Solo dopo l’eccellente vendita della rete da parte di Pietro Labriola abbiamo deciso di entrare nel capitale», ha aggiunto. Infine ha assicurato che Tim resterà autonoma. Il marchio, ha precisato, sarà conservato perché è molto noto tra i consumatori italiani e la sua crescita potrà essere accelerata attraverso la rete distributiva fisica di Poste.

Quanto al concambio ai soci Tim saranno offerti 0,635 euro, di cui 0,167 in contanti e il resto in titoli Poste (0,0218 titoli). Il concambio corrisponde a un premio del 9%. Il fulcro dell'operazione, come evidenziato dalle prime analisi finanziarie, risiede in una potenza di fuoco territoriale senza precedenti. Mentre il settore bancario tradizionale prosegue in una ritirata strategica dai piccoli centri, Poste Italiane mette sul piatto la forza d’urto dei suoi 12.800 uffici postali.

Questa rete fisica diventa il grimaldello per la nuova offerta integrata: la capillarità degli sportelli, superiore a quella delle prime cinque banche italiane messe insieme, trasforma ogni ufficio postale in un hub tecnologico dove il cittadino può accedere non solo a servizi finanziari e assicurativi, ma anche a soluzioni di connettività avanzata, fibra ottica e identità digitale. Si crea così un ecosistema unico in Europa, dove la fibra di Tim trova un veicolo di vendita e assistenza fisica che nessun altro operatore telefonico può minimamente insidiare.

Il gruppo potrà contare su circa 27 miliardi di euro di vendite, 4,8 miliardi di Ebit combined pre-sinergie e 150 mila dipendenti. L’integrazione promette di generare sinergie operative importanti, ottimizzando la gestione dei data center e delle piattaforme cloud, ma solleva anche interrogativi sulla complessità di governance di un colosso di tali dimensioni. Il mercato guarda con estremo interesse alla capacità di Poste di digerire un gigante complesso come Tim, soprattutto in un momento in cui la separazione della rete e il ruolo dei fondi internazionali restano variabili cruciali. L'obiettivo politico è chiaro: in una stagione di grande incertezza, garantire la sovranità tecnologica nazionale, mettendo in sicurezza i dati e le comunicazioni dei cittadini sotto un unico ombrello pubblico-privato che sia meno vulnerabile alle logiche speculative dei mercati internazionali.

A detta degli analisti di Berenberg, l'operazione ha una «logica industriale solida». Gli esperti ritengono che l'operazione, sebbene diluisca il contributo all'Ebit del ramo assicurativo di Poste, rafforza la capacità di quest’ultima nell’effettuare cross-selling su diverse piattaforme, inclusa quella della rete Tim. Equita Sim segnala che dal punto di vista strategico il deal darebbe vita a un player che mira a diventare il riferimento per i servizi di digitalizzazione del Paese, sia retail che corporate, attraverso una piattaforma omnichannel di servizi diversificati (finanziari, telecomunicazioni, cloud, identità digitale) e finanziariamente più solido per sostenere le opportunità di investimento.

I multipli, secondo gli analisti, non sono particolarmente generosi anche se l'ingresso in Poste «offre maggiore visibilità sulle prospettive di profittabilità e remunerazione degli azionisti Tim e i benefici delle sinergie sono in parte catturati dagli azionisti Tim stessi grazie alla componente carta». L'operazione è soggetta ad autorizzazione da parte di Banca d'Italia, Antitrust italiana e Antitrust Ue al raggiungimento del 67% del capitale. Il rischio di una posizione di eccessivo vantaggio competitivo nel mercato dei servizi digitali e dei pagamenti dovrà essere bilanciato da impegni precisi sul fronte della concorrenza. I titoli in Borsa hanno reagito come spesso succede in queste operazioni, con Poste in brusco calo (-6,83%) e Tim in rialzo (+5,21%), considerato che l’esborso sarà a carico della prima, mentre la seconda è stata valorizzata più di quanto espresso dal mercato alla vigilia.

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