Dal turismo agli immobili la app dei gemelli digitali
La startup triestina Digital Districts combina tecnologie laser e droni per riprodurre accurati modelli di beni artistici, hotel e alloggi in vendita. Tra i clienti Comuni, alberghi e agenzie: «La nostra svolta grazie all’AI»

Riprodurre l’intero Museo cristiano del Duomo di Cividale per poterlo vedere in ogni momento, muoversi nella grotta gigante di Sgonico o addirittura dare istruzioni su come riparare un macchinario in una fabbrica, un progetto che partirà nel prossimo autunno.
I gemelli digitali sviluppati dalla startup triestina Digital Districts fanno questo e altro, sfruttando la tecnologia lidar. Grazie a laser scanner 3D e droni, viene generata una nuvola di punti attraverso cui si producono modelli digitali tridimensionali molto accurati.
L’azienda è nata tre anni fa dall’esperienza di Alessio Del Fabbro e Alessandro Martelli, un commercialista e un attuario, che già in precedenza avevano iniziato a lavorare nel settore digital. «I gemelli digitali permettono di creare una realtà immersiva», spiega Martelli, presidente della startup, «che consente anche a chi è impossibilitato per problemi di logistica o per chi ha una disabilità e non riesce ad accedere ai locali, di vivere un’esperienza che si avvicina a quella reale».
Un settore in cui sono molto attivi è quello immobiliare: grazie allo scanner laser riproducono gli appartamenti in vendita e in affitto con estrema precisione: «Le nostre scansioni fanno vedere anche le macchie di umidità sulle pareti», scherza Del Fabbro, amministratore delegato dell’azienda.
Sempre sulla rete immobiliare, prima dello scoppio della guerra nello stretto di Hormuz stavano lavorando a un progetto per le abitazioni a Dubai: a causa delle controversie tra proprietari e inquilini, sono stati chiamati a realizzare gemelli digitali degli appartamenti sia prima della locazione sia dopo, in modo da documentare gli eventuali danni e stabilire i risarcimenti. «Se tutto va bene, dovremmo ripartire a fine estate», si augura Del Fabbro.
Sul territorio regionale ci sono alcune realtà che si stanno avvalendo dei gemelli digitali per valorizzare la loro attività, a partire dal Comune di Sgonico che ha ideato un portale turistico e commerciale comprendente la grotta gigante, fino al complesso della valle del Natisone, all’hotel James Joyce di Trieste (in questo modo guida i suoi ospiti attraverso la struttura dell’albergo e fornisce loro indicazioni su come vivere la città) e alla fondazione Villa Russiz. Per quest’ultima hanno mappato i vigneti e hanno creato una sezione dedicata alla degustazione di vini, per cui basta inquadrare l’etichetta della bottiglia e un enologo digitale ne spiegherà le caratteristiche.
Digital Districts però sta elaborando un ambizioso progetto che consentirà di organizzare viaggi in tutto il mondo a partire da un’applicazione per telefono, Tripulse, che sfrutta l’intelligenza artificiale.
Nelle intenzioni dei due fondatori, l’app potrà essere usata in tempo reale da turisti e non, adattandosi alle realtà dei diversi Paesi in cui ci si trova, ad esempio fornendo i numeri di emergenza spagnoli piuttosto che italiani, oppure integrare i trasporti pubblici locali.
Per integrare tutte queste funzioni, l’app si appoggia a otto sistemi di intelligenza artificiale, che profilano l’utilizzatore del servizio e propongo attività in linea con i suoi interessi.
«Abbiamo potuto realizzare questo progetto grazie all’evoluzione tecnologica portata dall’AI, senza la quale avremmo impiegato molto più dei due anni di sviluppo che ci sono voluti e decisamente più fondi rispetto all’investimento di 200.000 euro che abbiamo fatto», spiega Del Fabbro.
Un progetto che in ogni caso non può prescindere dal contributo umano di professionisti come le guide turistiche o di strutture ricettive come gli alberghi o le attività locali che organizzano eventi segnalati in tempo reale: «Vorremmo che le istituzioni si appoggiassero al nostro progetto in modo da dirigere i flussi turistici anche verso zone che non sono afflitte dall’overturism», dice Martelli, «abbiamo una struttura pronta che aspetta solamente di essere usata».
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