Benedetti: «Tante offerte per BeanTech, ma noi andiamo avanti finché ci sono le energie»
L’azienda friulana ha festeggiato i 25 anni di attività. «L’obiettivo è darci una continuità fino al 2050». «La nuova sede a Milano per stare più vicino ai clienti». I ricavi attesi per il 2026 sono di 32 milioni di euro, il bilancio 2025 ha chiuso a 29 milioni. I dipendenti del gruppo sono arrivati a circa 250

Gioiellino tecnologico made in Friuli, BeanTech, azienda fondata dall’eclettico imprenditore Fabiano Benedetti nel 2001, ha appena festeggiato i 25 anni di attività con una grande convention a villa Manin, la dimora friulana di Napoleone durante la campagna d’Italia del 1797.
Tanto futuro nelle parole del patron, che guarda già ai prossimi 25 anni e ammette: BeanTech fa gola a numerosi potenziali compratori, ma noi non cediamo alle lusinghe.
Dottor Benedetti, quanto è difficile reggere alle offerte dei big?
«Stiamo resistendo ai tentativi di acquisto. Imprese che hanno le nostre dimensioni (una trentina di milioni l’ultimo fatturato, ndr) sono state tutte comprate. Chi ci mette gli occhi addosso? Fondi di investimento o grandi gruppi internazionali che vogliono consolidare. Con la scusa che “piccolo non è bello”, o quantomeno non lo è più, tutti hanno venduto».
La vostra idea però è un’altra, giusto?
«Finché ci saranno le energie andiamo avanti così, nessun ripensamento».
La visione strategica del domani dove porta?
«La proiezione è al 2051, quando festeggeremo i 50 anni. Sicuramente vorrei garantire la continuità, qualcosa dovremo fare, non ci sarà passaggio generazionale nel caso di BeanTech. L’età media dei dipendenti è di 35 anni, e ben 120 addetti sono sotto i 35 anni. Molti di loro ci saranno ancora nel 2051, questo è un ottimo punto di partenza».
I conti del 2025, fatturato di 29 milioni, denotano la continuità della crescita. Anche questo è un ottimo punto di partenza...
«Le previsioni per il 2026 parlano di 32 milioni, siamo migliorati di un 10% rispetto al 2025, non è tantissimo, ma è in linea con le aspettative che avevamo. Qualche colpo è mancato, qualcosa è stato rinviato al 2027, ma sono dettagli. La nostra è una crescita costante a lungo termine, strutturale, fatta di investimenti, di ricerca e sviluppo. Basti pensare che dieci anni fa il nostro fatturato era di 5 milioni di euro. Abbiamo avuto Friulia per un periodo dentro la compagine societaria, ci ha aiutato ad avere i finanziamenti necessari alla crescita. Dal 2023 con noi c’è un altro socio, Som Spa, al 15%, si tratta di un’operazione amichevole».
Avete aperto una sede, la terza dopo il quartier generale di Udine e Mestre, a Milano. Obiettivo di questa scelta?
«Per il delivery, per stare vicino il più possibile al cliente. E in Lombardia ci sono tanti nostri clienti, andremo a illustrare i nostri progetti dove c’è mercato. Avremo fisse 6 persone, a Udine continueremo a sviluppare le nostre idee. Ormai siamo in 250, con team importanti, organizzati e strutturati».
Il vostro è un settore che cambia alla velocità della luce. Che direzione prenderà il core business di BeanTech?
«Faccio fatica a immaginarlo: quello che sta succedendo adesso non sappiamo dove ci porterà nella catena del valore. Oggi sappiamo cosa facciamo, l’Intelligenza artificiale per noi è un alleato e allo stesso tempo un competitor. Può preoccupare perché ci porterà via qualche pezzo delle attuali competenze, ma noi ci trasformeremo facendo qualcosa di più di quello che facciamo adesso, sfruttando l’Ai. Tutto sommato ci stiamo reinstallando: 25 anni nel nostro settore vuol dire essere un’azienda vecchia. Dobbiamo ripartire portando dentro l’Ai perché diventi parte integrante della gestione quotidiana, nello sviluppo dei software. Tutto deve essere “Ai oriented”, bisogna capire come riusciremo a governare questi processi all’interno della struttura operativa».
BeanTech adotta il modello “Customer zero”: che risultati ha dato?
«Prima di portare sul mercato qualsiasi tipo di tecnologia, noi la montiamo, la ribaltiamo, la sperimentiamo e la facciamo nostra. Questo ci rende più credibili quando andiamo dai clienti. Non possiamo aspettare di vedere se una cosa funziona, dobbiamo esserne sicuri perché l’abbiamo testata già noi. Con questo sistema abbiamo guadagnato efficienza e qualità».
C’è un grande dibattito, a livello mondiale, sui rischi connessi all’Ai. Qualcuno paventa addirittura pericoli per l’umanità. Lei cosa ne pensa a proposito?
«Tutti stanno parlando di Ai, in questo momento. Temiamo che possa prendere il sopravvento? Credo che non si possa rallentare il processo, chi ha fatto investimenti, e si tratta di spese enormi, vuole accelerare, non rallentare. C’è da trovare una strada eticamente corretta, ci dovrebbe essere un organismo sovranazionale che controlla e regolamenta la correttezza etica dell’Intelligenza artificiale. Poi c’è la questione del consumo delle risorse, ma stiamo attenti a non fare troppi allarmismi. Non è vero che l’Ai consumerà tutta l’energia che produrremo: gli elettrodomestici che abbiamo nelle nostre case sono più energivori. I data center in funzione nel 2030 avranno minore impatto degli elettrodomestici. Nel giro di due, tre anni l’Ai diventerà una commodity, costerà il 10% di quanto costa adesso. E tutti avranno un modello Ai per fare qualsiasi cosa. È logico che servirà una regolamentazione, oltreché un’etica».
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