Svolta Electrolux: stop licenziamenti e 90 milioni di investimenti in Italia
L’azienda al Mimit cancella il piano lacrime e sangue. Previste 1.250 uscite su base volontaria in 3 anni. A Porcia reinserite le lavasciuga, ma solo di alta gamma

Fase nuova. Cambio di passo. Svolta agognata da 5 mesi e salutata dai cori dei lavoratori giunti da mezza Italia con fischietti, bandiere, magliette e trombette da stadio.
Electrolux Italia ha accantonato definitivamente il piano lacrime e sangue che prevedeva 1.719 esuberi (poi limati a 1.450), pesanti delocalizzazioni (i frigoriferi di Susegana in Cina e le lavasciuga di Porcia in Thailandia), aumenti di produzione considerati irrealistici (fino a 140 pezzi l’ora per le lavatrici) e chiusure di stabilimenti. Lo ha fatto l’azienda - con l’amministratore delegato Massimiliano Ranieri e il top management schierato al completo - al tavolo riunitosi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
In una lunga e dettagliata serie di slide, illustrate ai presenti - tra gli altri i ministri Urso e Ciriani, le delegazioni sindacali ai massimi livelli, rappresentanti di Confindustria, sindaci, presidenti e assessori regionali - i vertici della multinazionale svedese hanno svelato i contenuti della nuova piattaforma organizzativa, che dovrebbe dare visibilità alla produzione nel nostro Paese per i prossimi anni, nonostante la feroce concorrenza cinese.
Ovvero «la fase nuova» come l’ha definita Urso o «il cambio di passo», come hanno puntualizzato, con diverse sfumature Cgil, Cisl e Uil. Molte e importanti le novità. La parola esuberi, un incubo da maggio a oggi per migliaia di operai e impiegati, viene cancellata. Al posto dei licenziamenti collettivi un piano di incentivazione volontaria per un massimo di 600 impiegati e 650 operai, da spalmare in tre anni.
Non è stato specificato il numero preciso di possibili incentivi per ogni stabilimento, questo si saprà in un secondo momento. L’ampio respiro temporale è un dettaglio non da poco: consentirà a ogni dipendente, in particolare quelli vicini alla pensione, di fare un po’ di conti, di valutare le opportunità di uscita che offrirà l’azienda. La gestione di questa fase di transizione e trasformazione sarà supportata dalla Cassa integrazione straordinaria o dall’individuazione di altri e opportuni ammortizzatori sociali.
Un capitolo decisivo riguarda i prodotti. Intanto è stata alzata la soglia di pezzi all’anno: da 2,5 milioni di elettrodomestici previsti nel primo piano, si è passati a 3,1 milioni di lavatrici, forni, frigoriferi, lavasciuga e lavastoviglie da produrre in Italia e vendere in Europa. Electrolux punta a fare del nostro Paese l’hub dell’alto di gamma.
I pezzi migliori, quelli che vinceranno premi per affidabilità, consumi ridotti e prezzo competitivo, dovranno uscire dai magazzini di Susegana, Solaro, Porcia, Forlì. Confermati i frigoriferi B1 per la Svizzera, l’estensione del potenziamento delle gamme forni steam-crisp e pirolitici, linea professional ad elevata capacità (12 chili) per le lavatrici e focus su prodotti premium per lavastoviglie e piani gas. Per Porcia un’altra novità positiva da sottolineare: resterà parte della produzione di lavasciuga, ovvero BI e alto di gamma.
Le nubi non scompaiono per la fabbrica di Cerreto d’Esi: l’azienda, nonostante tutte le analisi di mercato fatte in questi mesi, conferma che «la produzione di cappe aspiranti non è più sostenibile», ma mette in campo «tutto quanto a disposizione per mitigare l’impatto sociale e occupazionale».
Lo stabilimento resta comunque attivo finchè non prenderà corpo il percorso di reindustrializzazione e di riqualificazione del personale. Electrolux, infine, si impegna a investire 90 milioni di euro nelle fabbriche italiane e darà manforte al governo e alle istituzioni in sede Ue a sostegno della competitività. Ovvero inserimento dell’elettrodomestico nell’agenda di Bruxelles (revisione del Cbam e costi dell’energia) ed efficienza organizzativa.
Quasi tre di discussione al tavolo ministeriale, con gli interventi di Urso e dei delegati sindacali. I rappresentanti dei lavoratori hanno salutato l’apertura dell’azienda, ma nel contempo chiedono garanzie e certezze per concludere la difficile vertenza con le firme sui documenti definitivi e una stretta di mano, dopo mesi di tensioni, entro ottobre. Il ministro ha infatti riconvocato le parti giovedì 29, prima del summit mondiale di Electrolux, che si terrà a Stoccolma il 6 novembre. «Finalmente si apre una nuova fase. Quello compiuto oggi è un passo nella giusta direzione», ha dichiarato Urso, «ora serve la responsabilità di tutti per migliorare e definire entro il tavolo conclusivo una soluzione condivisa, capace di assicurare una prospettiva chiara e duratura per il futuro di tutti i siti produttivi e di garantire la salvaguardia dei lavoratori».
Nel corso del vertice al Mimit il ministro ha inoltre ricordato che la vertenza Electrolux si inserisce nel più ampio impegno del governo in Europa volto a rafforzare la competitività del settore degli elettrodomestici, contrastare la concorrenza sleale, soprattutto asiatica, e sostenere la produzione e gli investimenti europei. Un’azione che ha registrato nelle scorse ore un’apertura concreta da parte di Bruxelles. Urso ha aggiunto che «siamo pronti a sostenere il nuovo piano di rilancio, con tutti gli strumenti, anche straordinari, che metteremo in campo nella Legge di bilancio».
All’ora di pranzo i delegati sindacali informano i lavoratori degli sviluppi della vicenda, davanti a un nugolo di telecamere e microfoni. Tra i lavoratori un misto di prudenza e sollievo. Forse il peggio è alle spalle.
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