Straordinario imposto il sabato, alla Marelli scatta lo sciopero

L’azienda ha imposto il lavoro di sabato per recuperare un ritardo produttivo e ha respinto la richiesta dei delegati Rsu di rendere la prestazione volontaria. Il sindacato: «In fabbrica fa molto caldo, lavorare così è faticoso e rischioso»

Maura Delle Case

 

Lamentano una carenza di organizzazione nelle giornate di lavoro “ordinario” e l’eccessivo caldo all’interno dello stabilimento. Con queste motivazioni, i lavoratori della Marelli di Tolmezzo, ex Automotive Lighting, dicono no allo straordinario comandato per oggi, sabato 4 luglio, dall’azienda proclamando un pomeriggio di sciopero.

La richiesta dell’impresa, che a Tolmezzo produce fanali per alcuni dei marchi premium dell’automotive, è dovuta – riportano i sindacati in una nota diffusa ieri per annunciare la protesta – alla necessità di recuperare «il ritardo accumulato nella produzione, quantificato in circa 10 mila fanali a settimana, pari al 17% dei volumi».

Ieri i delegati Rsu hanno incontrato i vertici aziendali, ai quali hanno ribadito con forza la propria contrarietà al ricorso dello straordinario comandato e chiesto che la prestazione venisse svolta esclusivamente su base volontaria e con una durata massima di sei ore. Al niet della direzione, il sindacato ha proclamato lo sciopero straordinario del turno pomeridiano di oggi, dalle 14 alle 22, quello che patisce di più il caldo di questi giorni. Un problema già emerso in passato, affrontato con il ricorso a qualche raffrescatore , che però non ha risolto il problema, in particolare per chi lavora nei pressi dei forni, dove la temperatura supera i 30 gradi.

Mentre l’automotive continua a fare i conti con una generale frenata, il segmento premium tiene. Un trend che si irradia lungo la catena di fornitura, coinvolgendo nel caso specifico anche Marelli, che a fine maggio ha messo in produzione alcuni nuovi fanali, per il Porsche Cayenne e le Q8 e Q9 di Audi tra gli altri. «L’avvio di questi nuovi modelli – evidenzia il delegato Rsu di Fim Cisl Liduino D’Orlando – unito a qualche rallentamento nella fornitura dei componenti elettrici ha causato questi ritardi, ma a pagarne il prezzo non possono essere i lavoratori che sono già provati dal lavorare ad alte temperature per tutta la settimana». Una valutazione condivisa da David Bassi (Fiom Cgil Udine), «ci sono problemi organizzativi e il protocollo del caldo va sistemato», e Giorgio Spelat (Uilm Uil Fvg), «non si può pretendere che i lavoratori dopo tutta la settimana al caldo vadano in azienda anche sabato».

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