Luxottica, le maestranze di Agordo: «Ora temiamo di parlare solo francese»

Ai cancelli security all’erta e pochi dipendenti disposti a commentare le mosse di Del Vecchio jr. Calano intanto i volumi di produzione: «Nel 2024 qui si facevano fino a 50 mila occhiali al giorno, oggi 27 mila. Ma per ora non vediamo ripercussioni»

Alessandro Michielli

«Temo che dovremo imparare tutti a parlare francese», dice dispiaciuta una dipendente Luxottica dopo aver appreso la notizia delle dimissioni di Leonardo Maria Del Vecchio. La donna varca da 27 anni i cancelli della storica sede di Agordo. «La preoccupazione, ora, è che i francesi aumentino la loro presa sul Gruppo, lasciando alle spalle il credo del fondatore – che metteva al centro i suoi dipendenti – per dinamiche più aziendaliste, con il rischio di vedere ancora ridotti i volumi di produzione».

«Lontani dalle persone»

In effetti, nella lettera inviata da Leonardo Maria Del Vecchio al presidente e amministratore delegato del Gruppo, Francesco Milleri, Lmdv parla di una gestione aziendale “distante” e “impersonale”, lontana dalle persone “che devono tornare al centro” del gruppo, come nella “Luxottica vent’anni fa”. «Ma in realtà l’uscita di Leonardo Maria dai ruoli dirigenziali non ci preoccupa molto», aggiunge un altro dipendente. «È più il tema della tensione familiare tra parenti che ci spaventa, ma oggi non vediamo ripercussioni nell’immediato».

La situazione ad Agordo «Le cose sono certamente cambiate all’interno della fabbrica dalla morte del fondatore», ammette un altro dipendente che da trent’anni lavora in Luxottica. «I volumi di produzione, non è un segreto, sono calati: se nel 2024 siamo arrivati a realizzare 51 mila occhiali al giorno nella sola sede di Agordo, oggi ne produciamo circa 27 mila».

«Questo non ha impattato sul numero del personale», aggiunge. «L’azienda ci tiene particolarmente all’immagine e alle sue persone, ma lo Stato italiano non aiuta a investire in questo paese. La politica industriale nazionale è vergognosa ed è ovvio che anche un’industria come la nostra si faccia due conti».

«Ad Agordo, oggi, lavorano circa 4.600 persone, ma nel 2024 eravamo circa 5.200», aggiunge il dipendente. «Da noi è presente tutta la filiera metallo, insieme a Cencenighe. Qui c’è anche tutto l’iniettato, con la sede di Pederobba. La sede produttiva di Sedico, invece, fa acetato, oltre alla logistica. Entro fine anno, qui inizieremo a produrre un po’ di occhiali intelligenti: una novità per noi».

«Frizioni interne»

«Quello che è evidente a tutti è che i fratelli non si vogliono così bene», prosegue. «Ma l’azienda, da anni, ha iniziato a diversificare, facendo acquisizioni in diversi rami. Abbiamo catene enormi in tutto il mondo, che ci consentono di vendere anche un altro tipo di prodotto. Negli Stati Uniti, in particolare, stiamo comprando cliniche e laboratori medicali».

«Quindi, in futuro, non ci aspettiamo stravolgimenti», aggiunge il dipendente. «Magari ci sarà una leggera riduzione del personale: ci saranno scivoli e chi andrà via, probabilmente, non verrà rimpiazzato. Ma all’azienda non conviene ridurre il personale o chiudere l’Italia, perché ci sono anche brand che vogliono che gli occhiali vengano fatti qui ad Agordo».

«Giù i semilavorati»

«Quello che è calato molto oggi», afferma il dipendente, «sono i prodotti semilavorati, quindi le parti stampate o saldate fino ad un certo livello. Un tempo stamperia metallica e saldatura erano sempre piene di lavoro, oggi la situazione si è completamente ribaltata, perché entra sempre più materiale grezzo da fuori. Quindi certamente sono cambiate le cose, ma per ora non siamo troppo preoccupati».

«Escalation francese»

«Il vero punto preoccupante è proprio il tema francese», prosegue, «Leonardo Del Vecchio, nella fusione con Essilor, aveva posizionato i suoi uomini forti. L’ha fatto fino alla fine, ma ora cosa accadrà? La paura è che in futuro possano comandare i francesi, allora si che il timore salirà molto. Parliamoci chiaro: è evidente che, conti alla mano, non conviene produrre in Italia. Quindi anche Agordo deve giustificare alla direzione che i numeri sono decenti per continuare a produrre qui».

«Numeri e quote»

Gli otto eredi Del Vecchio non hanno mai trovato un accordo sull’esecuzione del testamento del fondatore, morto oltre quattro anni fa.

Oggi Lmdv è azionista al 12,5% nella holding di controllo Delfin, che insieme a circa il 32,4% di Essilux, detiene oltre il 17% di Banca Monte dei Paschi di Siena, circa il 10% di Generali, il 2,7% di UniCredit e il controllo di fatto del gruppo immobiliare internazionale Covivio.

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