Lieve calo degli occupati in Friuli Venezia Giulia nei primi tre mesi del 2026

Le assunzioni nel settore privato sono state 432 in meno rispetto al 2025, la flessione particolarmente accentuata per quanto riguarda i contratti in somministrazione e quelli di apprendistato

Maurizio Cescon

Lieve flessione, dopo un lungo periodo di aumenti, per l’occupazione in Friuli Venezia Giulia.

Nei primi tre mesi dell’anno, infatti, il numero di assunzioni nel settore privato è lievemente diminuito, -1,2%, rispetto allo stesso periodo del 2025 (432 unità in meno).

In particolare la flessione ha riguardato i contratti in somministrazione (-8%, pari a -574 assunzioni), quelli a termine (-1,7%, -263) e l’apprendistato (-9,2%, -154).

È quanto emerge da una ricerca dell’Ires su dati forniti dall’Inps.

A livello territoriale si può evidenziare un incremento significativo dei nuovi rapporti a tempo indeterminato nelle province di Gorizia (+9,7%) e di Udine (+5,4%); nel Pordenonese, al contrario, si registra una flessione (-9,5%).

Le assunzioni a termine aumentano solo nell’area isontina (+4,6%). I contratti stagionali sono aumentati nella sola provincia di Udine (+17,7% su base annua).

Si registrano delle flessioni particolarmente accentuate dei nuovi rapporti di lavoro in apprendistato nelle province di Udine (-16%) e Pordenone (-8,4%).

Secondo il report, sono invece cresciute le assunzioni con contratti di lavoro intermittente (+494, +13,4%) e stagionali (+1,7%); invariato il numero di nuovi contratti a tempo indeterminato.

Tra gennaio e marzo 2026 anche il numero di cessazioni dei rapporti di lavoro è diminuito rispetto allo stesso periodo del 2025 (-3,5%).

Per quanto riguarda il tempo indeterminato, osserva l’Ires, i licenziamenti di natura economica sono passati da quasi il 40% nel 2014 a valori inferiori al 20% negli ultimi anni.

Nel tempo è invece cresciuta l’incidenza dei licenziamenti disciplinari (dal 2,5% del totale nel 2014 a circa il 5% negli anni più recenti).

Nel 2014 le dimissioni davano conto di poco meno della metà di tutte le cessazioni a tempo indeterminato, a partire dal 2020 la loro incidenza supera costantemente il 70%.

Nei primi tre mesi si è attestata al 74,1%. In termini assoluti le dimissioni dei lavoratori con un contratto a tempo indeterminato sono raddoppiate nell’arco di poco più di un decennio, da circa 13.000 nel 2014 a quasi 27.000 nel 2025.

Nel primo trimestre 2026 sono state poco più di 6.000 su circa 8.200 interruzioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato, in linea con quanto registrato nello stesso periodo dello scorso anno.

Riguardo questo tema un’indagine condotta da Censuswide per Indeed su 1.000 persone, tra occupati e chi è in cerca di lavoro in Italia, realizzata qualche settimana fa, certifica che quasi sette italiani su 10 vorrebbero cambiare lavoro, ma la maggior parte non sa da dove cominciare.

Il 69% degli intervistati prenderebbe in considerazione un cambio di professione e per il 26% di chi lavora (sia a tempo pieno che part-time) il cambiamento è un pensiero costante.

Nel periodo di osservazione, conclude l’Istituto di ricerca, sono state autorizzate 5,4 milioni di ore di cassa integrazione, 2 milioni in meno rispetto l’anno precedente (-26,7%).

Sono in diminuzione solo le ore di cassa integrazione ordinaria (-41,6%), mentre gli interventi straordinari, sintomo di crisi aziendali strutturali, sono in sensibile aumento (+19,1%).

La provincia di Trieste è l’unica a presentare un incremento delle ore di cig (+46,3%) e una diminuzione degli interventi straordinari (-67,6%).

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