Terremoto in EssilorLuxottica, vertici e sindacati a confronto dopo l'addio di Del Vecchio

Le segreterie nazionali dei sindacati Filctem Cgil, Femca Cisl e Ulitec Uil hanno inviato una lettera ai dirigenti EssilorLuxottica. Calo dei volumi ad Agordo: colpa della crisi, ma incidono Cina e Thailandia

Alessandro Michielli

Le segreterie nazionali dei sindacati Filctem Cgil, Femca Cisl e Ulitec Uil hanno inviato una lettera ai dirigenti EssilorLuxottica chiedendo un incontro sulle possibili ripercussioni delle dinamiche aziendali dopo le dimissioni di Leonardo Maria Del Vecchio.

La missiva, inviata mercoledì 26 agosto ai dirigenti del personale Sist, De Castro e Passamonte, conferma che negli ambienti interni alle fabbriche è salita una certa preoccupazione da parte degli operai.

La lettera: «Preoccupati»

«Con la presente siamo a chiedervi un incontro alla luce dei recenti articoli apparsi sulla stampa nazionale relativi alle dimissioni di Leonardo Maria Del Vecchio da tutti gli incarichi in EssilorLuxottica», si legge nella lettera dei sindacati inviata ai dirigenti Luxottica. «Data la portata della notizia e delle relative preoccupazioni che stanno ingenerando tra le lavoratrici e i lavoratori, riteniamo utile accompagnare tale processo attraverso un confronto di merito. Rimaniamo a disposizione per individuare celermente date utili».

Nel corso delle prossime settimane, inoltre, sono previste delle riunioni plenarie su altri temi che coinvolgeranno l’intera azienda, dove i dipendenti chiederanno con ogni probabilità lumi sulla questione ai dirigenti.

La richiesta avanzata dai sindacati dovrebbe portare ad un incontro ristretto tra i rappresentanti nazionali e la dirigenza di Essilux. Successivamente, dovrebbe essere organizzato un incontro di coordinamento che nel caso specifico coinvolgerà segretari nazionali, territoriali e una rappresentanza di delegati di tutte le sigle per ogni stabilimento.

Delocalizzazioni? «Ni»

L’azienda, che non ha mai smentito un calo della produzione ad Agordo dal 2024 ad oggi, segue la sua politica e non commenta la situazione. Ma ci sono delle dinamiche e delle situazioni che si possono provare a leggere tra le righe.

Se ad Agordo i volumi di produzione sono calati, lo si deve soprattutto alla grande crisi dei del lusso, è evidente. Non è una novità, infatti, che la fabbrica Bellunese sia specializzata nella produzione di pezzi unici per alcuni dei brand più iconici della moda, maison che pretendono l’artigianalità italiana.

È anche vero, però, che le grandi fabbriche costruite in Cina e Thailandia dall’azienda oggi rappresentano una fucina preziosa per diversi tipi di lavorazioni, destinate per lo più ai mercati orientali, ma che all’occorrenza possono tornare utili anche all’Europa e all’Italia. Non tanto per il prodotto finito, ma certamente per i semilavorati.

A fronte di una crisi come quella in corso, quindi, è chiaro che determinate lavorazioni possano essere gestite in maniera “elastica” e delocalizzata dall’azienda, seguendo le dinamiche del mercato. Non a caso, nei giorni scorsi, alcuni operai della fabbrica di Agordo hanno confermato che se un tempo certe lavorazioni venivano realizzate quasi del tutto in casa, oggi una buona parte (in particolare per i semilavorati) vengono fatte all’esterno. Scelte lecite, ma non digerite da tutti. Bisogna anche dire, però, che negli ultimi mesi c’è stato un percorso inverso, che ha spinto la società a puntare sull’Italia, come nel caso degli occhiali intelligenti, che dovrebbero approdare ad Agordo entro fine anno. Ora resta da capire quanto la presa dei sindacati permetterà alle sedi italiane di digerire con serenità una situazione così delicata.

 

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