Electrolux, Urso all’Ue: «Serve piano di salvaguardia»

L’appello del ministro al meeting di Rimini: «Contrastare la concorrenza». L’azienda, che aveva annunciato 1.719 esuberi, intanto ha fatto 200 nuove assunzioni a termine per fronteggiare nuovi ordini. Rsu: «Paradossale»

Francesco Dal Mas

 

«Anche l'elettrodomestico come l'auto deve essere dichiarato un settore strategico», così da mettere in campo «un piano europeo per l'elettrodomestico, misure di salvaguardia adeguate a contrastare la concorrenza sleale asiatica che oggi ha campo libero nel nostro continente». Lo ha detto a chiare lettere il ministro Adolfo Urso, ieri al meeting di Rimini, a una settimana dai prossimi incontri – il 3 e 4 settembre -, probabilmente decisivi, per la sorte del gigante del freddo.

L'obiettivo, specificava, è «costruire con l'Electrolux un modello, che deve essere condiviso ovviamente dal sindacato, per superare questa fase in attesa che entrino in vigore le nuove norme che abbiamo chiesto alla Commissione europea così che il settore possa avere una prospettiva industriale nel nostro continente considerando il fatto che in questi ultimi anni hanno chiuso decine di stabilimenti di produzione elettrodomestici in Europa». Ma quale Electrolux si troverà davanti Urso nei prossimi giorni: quella dei 1719 esuberi o quella delle 200 assunzioni a termine di questi giorni, per fronteggiare nuovi ordini? Al centro del nuovo confronto ci saranno le possibili alternative al piano presentato informalmente dall'azienda a maggio. Almeno così chiedono i sindacati. «Un piano che, alla prova dei fatti, si sta rivelando paradossale», evidenziano dalla Rsu di Susegana. «Delle misure dichiarate a maggio a fronte del presunto calo dei volumi - stop totale ai contratti a termine, blocco degli straordinari, cancellazione dei turni con passaggio a orario giornaliero per tutti i siti - non è stato attuato nulla. I turni sono rimasti, gli straordinari continuano, la produzione cresce e i contratti precari aumentano».

È di questi giorni, dunque, l’annuncio da parte dei rispettivi siti aziendali che a Solaro, in Lombardia, vi saranno 36 contratti a termine, a Porcia oltre 25 lavoratori saranno coinvolti tra rinnovi e ingressi, a Forlì è stata confermata la proroga per i 29 contratti in scadenza a fine agosto e sono state avviate le selezioni per ulteriori 21 ingressi. Proprio ieri, a Forli, si è tenuto un incontro con i sindacati ed è emerso che nello scorso mese di luglio si sono prodotti 128.827 apparecchi, il 22,3% in più del luglio 2025. La stima di agosto, 107.000 apparecchi, il 12,7% in più rispetto ad un anno fa.

A Porcia i 25 assunti a tempo determinato resteranno in organico a settembre ed ottobre, forse anche a novembre poiché il mercato richiede almeno 10 mila pezzi in più. Senza contare il supplemento di volontari da Susegana. Anzi no, perché neppure le 10 disponibilità date dal vertice aziendale del sito trevigiano sino sono fino ad oggi materializzate. Nessun volontario, insomma.

A Susegana si è ritornati al lavoro all’indomani di ferragosto, con qualche affanno per le difficoltà di ripartenza degli impianti più automatizzati (reparto Genesi). Risolti i problemi, la produzione procede orientata verso quota 530 mila frigo, al momento senza supplementi né di pezzi né di collaboratori. «A settembre riprenderanno gli incontri, sia a livello tecnico sia poi come tavolo ministeriale, affinché l'azienda ci presenti, come da me richiesto sin dall'inizio», ha tenuto a ricordare ieri Urso, «un piano industriale sostenibile e condivisibile che punti allo sviluppo e al rilancio dell'industria dell'elettrodomestico nel nostro Paese». Anche per questo, ha precisato, «mi sono fatto promotore in Europa, insieme ai governi tedesco, francese e polacco, di un processo di revisione regolamentare che ponga l'elettrodomestico quale settore centrale della politica industriale europea». E questo in presenza di un panorama Electrolux che prevede la chiusura entro fine anno di uno stabilimento in Cile, di quello in Ungheria e del sito negli Usa. In Italia è in programma lo stop a Cerreto. Ma si aspettano appunto i prossimi incontri per sapere di più. Anche perché a maggio il Gruppo aveva annunciato, oltre ai 1719 esuberi, anche la riduzione dei volumi produttivi e lo stop alla conferma dei terministi e, ovviamente, dello straordinario. Ciò che non sta accadendo.

 

Riproduzione riservata © il Nord Est