Il governo: Electrolux, un piano ponte per salvare le fabbriche
Il ministro Urso: «Soluzione entro la riunione del board dell’azienda di novembre, bisogna evitare che gli impianti italiani finiscano nella riorganizzazione». Prossimo appuntamento a Roma il 5 ottobre

Su Electrolux è ancora possibile una soluzione transitoria per salvare stabilimenti e posti di lavoro, in attesa del nuovo quadro regolatorio europeo del settore.
La “speranza” è stata confermata dal ministro delle Imprese e Made in Italy, Adolfo Urso, a margine di una visita allo stabilimento Riello a Legnago (Verona).
Per far fronte al periodo di difficoltà, la multinazionale dell’elettrodomestico svedese ha presentato un maxi piano di esuberi in Italia con 1.450 licenziamenti.
Previste chiusure di stabilimento (a Cerreto d’Esi, nelle Marche) e forti ridimensionamenti (tagli di 420 lavoratori a Susegana e 463 a Porcia), con produzioni che saranno spostate altrove. Il piano è fortemente criticato da lavoratori e sigle sindacali.
Le prossime tappe sono serrate: il 5 ottobre è in programma un nuovo tavolo a Roma, presso il ministero.
«Ho convocato il tavolo sulla crisi di Electrolux nella convinzione che sia possibile individuare una soluzione sostenibile, transitoria», ha ribadito Urso, «in attesa del nuovo quadro regolatorio europeo che ci consenta di salvaguardare tutti gli stabilimenti e di evitare i licenziamenti. Vedremo quando l’azienda, su nostra sollecitazione d’indirizzo, presenterà un piano diverso da quello che ci è stato presentato all’inizio e che noi per primi abbiamo dichiarato irricevibile».
Il ministro Urso ritiene che il passaggio a Roma al Mimit non sarà risolutivo, ma «lì deve iniziare un nuovo percorso in cui tutte le parti si confrontino nel merito delle soluzioni per trovare poi quelli che rendono sostenibile il processo di transizione».
La partita per il settore dell’elettrodomestico si giocherà poi a Bruxelles.
«La prima cosa che abbiamo fatto è proporre una riforma in Europa e lo abbiamo fatto coinvolgendo altri grandi attori come Germania, Francia e Polonia, che hanno sottoscritto il nostro documento di indirizzo, che sarà discusso questa settimana al Consiglio competitività di Bruxelles, a cui parteciperò», ha aggiunto il ministro delle Imprese e Made in Italy, «abbiamo chiesto che il settore dell’elettrodomestico sia definito strategico come quello dell’auto. Questo ci consente di realizzare un piano europeo sull’elettrodomestico come sull’automotive, di realizzare misure di salvaguardia più efficaci dalla concorrenza delle aree asiatiche e di incentivare chi investe nel nostro continente. E abbiamo chiesto che l’elettrodomestico sia considerato all’interno del perimetro del made in Europe, come appunto l’auto, l’acciaio, il cemento, le tecnologie green, così che gli incentivi e gli appalti europei possono andare solo a chi produce nel continente europeo. Se queste misure saranno accolte, come mi auguro, noi avremo creato un quadro giuridico regolamentare europeo favorevole finalmente agli investimenti nel settore. Altrimenti è chiaro che le aziende chiuderanno una dopo l’altra di fronte all’invasione asiatica».
L’obiettivo «è chiudere questo processo entro ottobre, perché sappiamo che nella prima parte di novembre si riunisce il board mondiale dell’Electrolux. Il nostro obiettivo è evitare che gli impianti in Italia finiscano nel calderone di una ristrutturazione mondiale».
La battaglia dei lavoratori Electrolux è seguita anche dal Capo dello Stato. Sergio Mattarella è stato ospite domenica della manifestazione Pordenonelegge e ha sottolineato l’importanza della «cultura materiale della tradizione dei campi, dell’artigianato, dell’industria, dell’innovazione». «Dell’etica del lavoro, rappresentata dai lavoratori dell’Electrolux», ha dichiarato Mattarella, «ai quali rivolgo un saluto particolare, impegnati nella difesa della loro identità».
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