Electrolux, sciopero nazionale contro il piano da 1.450 esuberi
Una delegazione di 50 lavoratori è partita stanotte da Porcia per Cerreto d’Esi
A Porcia l’appuntamento era per le tre del mattino, davanti alla portineria nord dell’azienda, dove all’alba di oggi si sono ritrovati una cinquantina di lavoratori. Ad attenderli un pullman. Destinazione: Cerreto d’Esi, provincia di Ancona, sede dello stabilimento Electrolux che produce piani cottura e che la multinazionale svedese del bianco ha deciso di chiudere, lasciando a casa 170 dipendenti.
Oggi, nel giorno dello sciopero nazionale dei lavoratori di Electrolux Italia, sarà l’epicentro della protesta. Nella notte, delegazioni sono partite dai vari siti produttivi, Porcia compresa. Una levataccia necessaria, quella dei lavoratori, che oggi sciopereranno otto ore, per essere vicini ai colleghi, ma anche per compattare il fronte, consapevoli che la vertenza non sarà in discesa. Un viaggio di circa mille chilometri tra andata e ritorno, tutto nell’arco di una sola giornata: un sacrificio importante per essere al fianco dei colleghi di Cerreto d’Esi e ribadire che la vertenza riguarda l’intero gruppo e tutti gli stabilimenti italiani.
La mobilitazione di oggi arriva dopo l’anteprima che nei giorni scorsi si è consumata ai cancelli del sito produttivo friulano, dove i lavoratori hanno incrociato le braccia per tre ore, dando un primo segnale di forte contrarietà rispetto al “nuovo” piano presentato al Mimit dall’azienda, che nuovo – per maestranze e sindacato – in realtà non è: se infatti da un lato lima gli esuberi da 1.718 a 1.450 (di cui 463 a Porcia), dall’altro conferma la chiusura di Cerreto d’Esi e chiede un aumento della produttività oraria.
Con lo sciopero di oggi i lavoratori diranno ancora una volta no a un piano che taglia persone e produzioni e in cambio non garantisce prospettive, chiedendo a Electrolux di fare un passo indietro, di rivedere il piano industriale e di farlo in un confronto con il Governo, dal quale si attende la convocazione di un nuovo tavolo al ministero delle Imprese e del Made in Italy.
A quattro mesi dall’avvio della vertenza, la distanza tra azienda e sindacati resta profonda. Il piano conferma la chiusura dello stabilimento marchigiano, con la cancellazione di 170 posti di lavoro, e il mancato rinnovo di numerosi contratti a termine. Il ridimensionamento occupazionale si accompagna anche a una riorganizzazione del lavoro che rappresenta uno dei punti più contestati dai sindacati. Electrolux chiede infatti di aumentare la produttività oraria passando, ad esempio a Porcia, dagli attuali 94 pezzi l’ora a 115, fino a un massimo di 140. «Inaccettabile», hanno definito le organizzazioni sindacali. Un piano irricevibile, contro il quale è scattata la mobilitazione, anche in ragione del fatto che non garantisce, a fronte dei sacrifici richiesti, il futuro produttivo dei siti italiani.
Restando a Porcia, Electrolux ha confermato l’intenzione di abbandonare la produzione delle lavasciuga per concentrarsi sulle lavatrici, ma con volumi destinati a scendere: dai circa 770.000 pezzi previsti per quest’anno a 670.000 nel 2027, fino a 610.000 nel 2028. Sul fronte degli investimenti ha annunciato 22 milioni di euro sul prodotto e altri sei milioni sul processo. Investimenti che per il sindacato non compensano il ridimensionamento complessivo: il timore è che il piano finisca per tradursi in meno occupazione e meno produzione, anziché in un vero rilancio dei siti produttivi.
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