«I contratti pirata fanno perdere potere d’acquisto»
Il sindacato Cisl e le principali associazioni datoriali del Friuli Venezia Giulia contro il dumping che impoverisce non solo i lavoratori, ma l’intero tessuto economico e sociale della regione

Una condanna unanime contro il dumping contrattuale e i contratti pirata, «che non impoveriscono solo i lavoratori, ma tutto il tessuto economico regionale».
Questa la posizione emersa nella conferenza stampa svoltasi nella sede della Cisl di Udine in una sala Tantarelli gremita. A sostenerla, per la prima volta in seduta comune sul tema, lo stesso sindacato e le associazioni datoriali presenti.
Cristiano Pizzo, segretario regionale della Cisl Friuli Venezia Giulia, fa gli onori di casa illustrando i dati sull’impoverimento dei lavoratori vittime di queste forme contrattuali: «Un addetto alle vendite specializzato (ovvero un IV livello, tra i profili più diffusi nel settore del commercio/terziario) con un contratto Anpit, che fa riferimento all’Associazione nazionale per l’industria e il terziario, perde circa 2.670 euro all’anno rispetto al Ccnl nazionale».
Nel settore metalmeccanico invece il valore totale annuo perso dal lavoratore corrisponde a 2.351 euro.
«A fronte di un risparmio sul costo del lavoro immediato (10-12% del costo aziendale) la ricaduta pesa su busta paga e tutele del dipendente, oltre che sulla sua futura pensione», aggiunge Pizzo.
In Friuli Venezia Giulia i lavoratori coinvolti dal contratto Anpit nel commercio/terziario secondo le stime della Cisl regionale sono all’incirca 1.100, a cui si aggiungono 300 metalmeccanici, per un totale di montante salariale rimesso di 3,6 milioni.
Cifre che si ripercuotono anche sui contributi Inps persi, circa 1,2 milioni (43 milioni a livello nazionale).
Per questo la Cisl chiede all’Ente previdenziale di attivarsi per chiedere chiarezza sui contributi versati dalle aziende che applicano contratto Anpit e invita la Regione a vigilare maggiormente sulle procedure d’appalto.
A seguire intervengono i rappresentanti delle associazioni datoriali.
«Manca una legge sulla rappresentanza che dia una cornice legislativa e legale agli impegni che le parti sociali si assumono ogni giorno», afferma Michelangelo Agrusti, presidente di Confindustria Alto Adriatico. Segue Luigino Pozzo, presidente di Confindustria Udine: «I contratti pirata sono un dumping sociale, una pratica che abbassa la qualità del lavoro invece di consentire investimenti per formazione, innovazione e produttività».
Gli fa eco Lucia Piu, direttore di Confapi Fvg: «È sempre più urgente un accordo interassociativo che definisca criteri condivisi per misurare la rappresentatività».
Poi un annuncio in diretta, Graziano Tilatti, presidente di Confartigianato Fvg, comunica l’approvazione della completa riorganizzazione dell’Archivio nazionale dei contratti e degli accordi collettivi di lavoro, che consente per la prima volta di disporre di una base informativa trasparente, accessibile e strutturata per settori Ateco. Poi si scaglia su chi applica i contratti pirata: «Non sono i benvenuti nella nostra associazione».
Maurizio Meletti, presidente della Cna, si concentra invece sulla condanna alle zone d’ombra esistenti nel subappalto, rispetto al tema dei contratti pirata.
Chiude Antonio Dalla Mora, vicepresidente provinciale di Confcommercio Udine (presente anche il direttore Lorenzo Mazzolini), che ricorda come l’associazione organizzi da anni incontri settoriali e territoriali per prevenire applicazioni scorrette dei contratti, supportando le aziende con esperti e tutelando così sia i lavoratori che le imprese. —
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