Electrolux, tavolo a Roma: i sindacati vogliono il piano

Cgil, Cisl e Uil attendono la definizione del progetto da parte dell’azienda. Confermata la mobilitazione in fabbrica, ma per ora niente sciopero nazionale. Martedì 21 ultimo vertice con il ministro Urso prima della pausa agostana

Maurizio Cescon

 

Terzo round, oggi al Mimit a Roma, tra le delegazioni dei sindacati (saranno presenti Cgil, Cisl, Uil e gli autonomi Usb e Ugl), alcuni dirigenti del Ministero e i vertici italiani di Electrolux, la multinazionale del bianco con due importanti stabilimenti a Susegana in Veneto e a Porcia in Friuli Venezia Giulia, dove c’è anche il quartier generale, con uffici amministrativi, logistica, ricerca e sviluppo. Due settimane sono passate dal tavolo del 30 giugno in cui Electrolux aveva manifestato, seppur in maniera generica, la possibilità di redigere un piano alternativo a quello lacrime e sangue, che prevede il licenziamento di 1.719 dipendenti e la chiusura della fabbrica di Cerreto, dove si producono cappe di aspirazione.

Quindici giorni che, nelle speranze di Cgil, Cisl e Uil, dovrebbero essere servite ai manager dell’azienda svedese, per portare idee e proposte nuove sul destino degli stabilimenti e del personale. Nessuna indiscrezione, comunque, o anticipazione di quanto sarà discusso a quattr’occhi. Ma è evidente che qualcosa di concreto, oggi, dovrà emergere, visto che è stato già confermato anche il tavolo allargato del 21 luglio con il ministro Urso, i parlamentari, gli amministratori regionali e locali, i rappresentanti delle associazioni datoriali.

I sindacalisti non si sbilanciano, nè fanno previsioni. «Non abbiamo grandi novità dell’ultima ora», conferma Massimiliano Nobis della Fim Cisl, «nell’incontro del 30 giugno scorso abbiamo fatto delle richieste, c’è una cornice ben precisa che riguarda la continuità lavorativa di Cerreto e la necessità di entrare nel merito dei passaggi organizzativi dei diversi stabilimenti, in primis Susegana e Porcia. L’azienda l’ultima volta ha chiesto di intervenire su costo dell’energia, materie prime, riduzione della filiera. Noi siamo in attesa di capire come si svilupperà il discorso, anche perché sono risposte che dovrebbero venire da governo e Unione europea. Il nuovo piano per noi è già nelle cose, lo abbiamo sempre detto: per mantenere la trattativa deve esserci una svolta, diciamo no a tagli lineari del costo del lavoro, alla riduzione del personale e dei volumi negli stabilimenti. È necessario ottenere interventi di prospettiva, dobbiamo sapere come Electrolux intende saturare gli impianti italiani e dare continuità lavorativa a Cerreto. Finora non abbiamo visto passi avanti, ci sono state delle linee di indirizzo, ma adesso è tempo di entrare nel merito».

Sulla stessa lunghezza d’onda Gianluca Ficco della Uilm. «Aspettiamo risposte concrete ai problemi che abbiamo posto, e nel contempo un cambio radicale di piano per provare, successivamente, a fare un accordo», spiega Ficco, «finora l’azienda è rimasta generica sulle disponibilità, ha dato indicazioni astratte. Non sono nè pessimista, nè ottimista sugli esiti dell’incontro, quando uno gioca una partita deve essere solo determinato e noi lo siamo. Lo schema è: negoziato e poi accordo, ma prima serve un cambiamento profondo e radicale del piano originario, che tutti hanno rispedito al mittente. Siamo pure consapevoli che servirà un intervento forte da parte delle istituzioni, in primis Unione europea, governo e Regioni. Sembra che in sede Ue si stia muovendo qualcosa, in particolare ci sono delle proposte sul tavolo per modificare alcune storture della Cbam, il dazio ambientale che si applica alle importazioni da Paesi extra Ue di beni ad alta intensità di carbonio. Sono in elaborazione interventi che potranno incidere sulla vertenza Electrolux, visto che oggi con la Cbam si pagano di più i componenti per fare una lavatrice o un frigorifero, ma non si paga nulla in più se si importa l’intero elettrodomestico». La mobilitazione di operai e impiegati in tutti gli stabilimenti è confermata, ma al momento non sono in programma scioperi nazionali, mentre resta in vigore lo stop agli straordinari a Forlì e alla flessibilità.

 

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