StarTech, sfiduciato l’Ad: «Ora un tavolo a Roma»

Voto a larghissima maggioranza nell’assemblea dei 320 dipendenti. Vianello prospetta un prestito svizzero per saldare le pendenze, i sindacati chiedono una convocazione urgente al ministero delle Imprese

Valeria Pace

 

I 320 lavoratori di StarTech hanno votato una mozione di sfiducia nei confronti del Ceo dell’azienda, Novica Mrdovic Vianello e del gruppo dirigente dell’impresa durante l’assemblea che si è tenuta ieri mattina in fabbrica, cui hanno partecipato i lavoratori e i segretari territoriali delle quattro sigle coinvolte nella vertenza: Chiara Lucchetto (Fiom Cgil), Antonio Rodà (Uilm), Alessandro Contino (Fim Cisl) e Enzo Esposito (Ugl metalmeccanici). Una decisione presa, fanno sapere i sindacati in una nota, «a larghissima maggioranza». E che si accompagna alla richiesta di «convocare con urgenza il tavolo al Mimit: non possiamo ancora aspettare».

Il gruppo dirigente infatti è ritenuto «corresponsabile dello sfacelo in cui versa StarTech Trieste». Il Ceo, invece, dopo aver dichiarato a fine luglio di essere «disponibile ad accompagnare un percorso di avvicendamento nell’ambito delle procedure di legge previste», ora, da quanto si apprende dai sindacati, sostiene di aver trovato le risorse per continuare con «un piano industriale che sembrava inevitabilmente compromesso». Tema su cui le sigle chiedono, appunto, l’intervento delle istituzioni, chiamate a verificare quanto asserito dall’imprenditore.

Il voto in assemblea discende da un incontro convocato «con urgenza» il giorno prima dal Ceo, Mrdovic Vianello, coinvolgendo sindacati e Rsu. I sindacati hanno dato conto della «ricomparsa del ceo», da tempo invece assente ai confronti sindacali. Si è «collegato online da un aeroporto» per dire «che avrebbe trovato la disponibilità di un prestito da parte di un soggetto finanziario (questa volta svizzero) che gli consentirebbe a fine settembre di pagare tutti gli stipendi arretrati, le pendenze con i fornitori e proseguire come niente fosse con un piano industriale che sembrava inevitabilmente compromesso», si legge nella nota.

Il voto in assemblea indica che è impossibile ormai per lavoratrici e lavoratori credere a quanto asserito dal Ceo, che già in passato ha disatteso promesse e rassicurazioni sul pagamento degli stipendi, anche fatte a tavoli istituzionali. Da aprile, infatti, per i lavoratori il 27 del mese non è più il giorno della paga ma quello della preoccupazione, dell’incertezza e della frustrazione. Da allora lo stipendio non è mai più stato pagato regolarmente, in un crescendo di ritardi, rateizzazioni e poi di nessun pagamento nel mese di agosto.

Solo a inizio maggio è emerso che erano sfumati i finanziatori dell’ambizioso piano di rilancio da 80 milioni che avrebbe dovuto salvare la storica fabbrica di componentistica elettronica di Trieste - che dal 2020 ha beneficiato di ammortizzatori sociali senza soluzione di continuità - lanciandola nel ricco mercato dei data center e portando nel breve termine a un centinaio di assunzioni. Poco tempo dopo è emerso addirittura che almeno uno dei due soggetti con cui Mrdovic Vianello aveva annunciato di partire nell’avventura imprenditoriale si era sfilato dall’operazione prima ancora che la società venisse acquisita nell’ottobre scorso.

Nella nota si legge: «Al Ceo, che ha addirittura ipotizzato l’erogazione di “bonus” per risarcire i lavoratori e lavoratrici dei mancati stipendi, diciamo che i suoi bonus di credibilità sono ormai esauriti da tempo: dalle promesse mancate sugli stipendi, ai racconti opachi sui soggetti che avrebbero dovuto sostenere il piano industriale, alla dichiarazione di disponibilità resa a fine luglio per accompagnare un percorso di avvicendamento nell’ambito delle procedure di legge previste, ieri smentita con l’ennesimo rilancio di velleitarismo e inconcludenza, diciamo decisamente basta».

Intanto, i lavoratori, che per le spettanze di luglio hanno ricevuto, a rate, circa metà della paga, a fine agosto non hanno visto nemmeno un euro. Dall’inizio dello scorso mese è però scattato un nuovo accordo di solidarietà che prevede che l’Inps paghi la quota di cigs direttamente ai lavoratori. Ma perché questo accada in fretta l’azienda deve quanto prima inviare conteggi all’istituto di previdenza. E questo è un’altra richiesta avanzata dai sindacati.

 

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