Crisi Electrolux: «È a rischio collasso una filiera di 2.000 aziende»

Vertice in Regione in vista dell’incontro al Mimit. Bini: «La vertenza non sia frazionata in tavoli locali». Agrusti: «Imprese e sindacati in piazza a Bruxelles»

Francesco Dal Mas

 

Regioni, Comuni, sindacati, del Friuli Venezia Giulia e del Veneto si presenteranno martedì prossimo al tavolo Mimit con la precisa richiesta che Electrolux si decida finalmente a ritirare il piano industriale, anziché confermarne la semplice sospensione. Niente esuberi (restano ancora, infatti, i 1.719 di due mesi fa). Nessuna delocalizzazione. Anzi, incremento delle produzioni possibili. Perché altrimenti collassa una filiera dell’indotto che risulta di ben 2.000 imprese.

È la sostanza di quanto si è convenuto nei vertici regionali di Trieste e Venezia svoltisi ieri mattina in preparazione della convocazione di martedì. L’assessore veneto Massimo Bitonci, incontrando i sindacati e le categorie economiche in laguna, ha detto che non si può rinunciare al «bianco» in Italia e neppure in Europa, anche perché sono produzioni strategiche: «Di beni essenziali e di apparecchiature che diventano sempre più integrate, interconnesse e intelligenti». Ma proprio in questa prospettiva, l’assessore Alessia Rosolen si è detta - all’analogo vertice di Trieste - «molto preoccupata per l’intenzione confermata da Electrolux di accelerare sui tagli nel settore impiegatizio e sul progressivo decentramento dell’attività di ricerca e sviluppo che dovrebbe riguardare il sito di Porcia».

Analoghi timori, per la verità, riguardano anche il sito ricerca e sviluppo di Susegana. Sia il Veneto che il Friuli Venezia Giulia chiedono che il tavolo della trattativa sia nazionale. Anzi, «coinvolgendo anche l’Europa. Bisogna tenere conto delle condizioni in cui lavora la manifattura in questo Paese, in questa Europa perché la concorrenza sleale distruggerà tutto», ha spiegato Michelangelo Agrusti, presidente di Confindustria Alto Adriatico.

«L’aspetto maggiormente preoccupante è che questa crisi industriale venga frazionata in diversi tavoli regionali», ha infatti ammesso l’assessore Emidio Bini. Il quale, tra l’altro, ha ricordato che la Regione «ha messo in campo otto milioni di euro per l’industria del bianco a condizioni precise: non si licenziano i lavoratori e non si delocalizza la produzione», sottolinea. Ed é quanto hanno chiesto anche 28 sindaci trevigiani, che si sono riuniti giovedì, insieme ai lavoratori di Susegana. In sostanza, da Stoccolma ci si aspetta - come è stato chiarito da più parti - «un piano di rilancio alternativo a quello contestato, incentrato su progetti industriali condivisi con le parti e orientati a garantire una prospettiva industriale e di mercato, piuttosto che a ridimensionare le attività in essere».

E mentre ai tavoli regionali ci si è dati un nuovo appuntamento per il prossimo settembre, il confindustriale Agrusti ha indicato «la piazza di Bruxelles» come luogo dove portare la protesta del sistema economico del Nordest: «Dovremmo essere insieme, noi, gli imprenditori, le rappresentanze dei sindacati, per chiedere all’Europa che faccia le cose che deve fare». Secondo Agrusti «non possiamo avere auto dazi e dobbiamo mettere dazi potenti nei confronti dell’Oriente, che esercita la sua attività di invasione dei propri prodotti attraverso politiche di straordinario dumping».

Sono 310 gli esuberi a Susegana, 262 a Porcia, fra gli operai; potrebbero risultare addirittura qualche centinaio fra gli impiegati e nella R&S. Poi l’indotto. Secondo le elaborazioni di Confartigianato, la sola filiera degli elettrodomestici conta 791 imprese, delle quali 342 artigiane. Poi aggiungiamoci 300 ditte del commercio. E ancora, 330 della riparazione e manutenzione degli elettrodomestici; più quelle della intera filiera e arriviamo a quota 2000. Poi l’indotto. E la delocalizzazione sarebbe poi un disastro.

«Da un punto di vista sostanziale, l’azienda ha già manifestato la volontà di esternalizzare le lavatrici di Porcia in Thailandia», ha esemplificato il segretario generale della Uilm Pordenone. «Al tavolo ministeriale il ministro Urso ha richiamato la possibilità di mettere in campo strumenti ordinari e straordinari», affermano in una nota i sindacati Usb Fvg, «è arrivato il momento di chiarire quali siano questi strumenti, con quali risorse, con quali tempi e soprattutto con quali vincoli nei confronti dell'azienda».

 

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