Terre rare, il deposito nell’area Eni a Porto Marghera. Urso: «L’ok è vicino, cantieri da ottobre»
I siti di riferimento sono cinque: Marghera per l’arrivo, lo stoccaggio e il riciclo. Poi i porti di Ravenna e Trieste, l’interporto di Verona e la miniera di Tassullo. Il ministro: «Lavoreremo per moduli. E puntiamo a realizzare un nuovo polo industriale»

La parata della politica, capeggiata dal ministro Adolfo Urso e dal commissario europeo Stéphane Séjourné, è la conferma della fiducia nel progetto.
Ma venerdì mattina il sito di Porto Marghera, affacciato sulla laguna di Venezia, era affollatissimo: c’erano il presidente del Veneto Alberto Stefani, il sindaco di Venezia Simone Venturini, l’assessore allo Sviluppo economico Massimo Bitonci, il presidente dell'Autorità di sistema portuale del mare Adriatico orientale Marco Consalvo.
Radunati attorno a quello che, nelle aspettative del ministero e nelle promesse dell’Ue, sarà sede dell’unico deposito dell’Europa mediterranea per le materie prime critiche: i dodici ettari di terreno bonificato dal gruppo Eni. Insieme al sito che sorgerà nelle vicinanze del porto olandese di Rotterdam, unica sede del continente per l’approdo, lo stoccaggio e magari pure la raffinazione e il riciclo delle materie prime critiche.
Cantieri da ottobre
Siamo pronti», la promessa scandita da Urso nel primo pomeriggio di ieri, conclusa la visita. Alla sua destra, il commissario Séjourné, garante europeo, a sua volta fiducioso: reduce dal suo primo sopralluogo veneziano, ennesima tappa di un percorso che, promette il ministro, «già a ottobre vedrà l’apertura del primo cantiere», con un’operatività «dai primi mesi del prossimo anno».
Si parla di questo: della necessità dei Paesi europei di affrancarsi dalla dipendenza a lunghissimo chilometraggio per l’approvvigionamento delle materie prime critiche. Le guerre, le grandi crisi internazionali – ormai più regola che eccezione – lo hanno reso palese. «E noi candidiamo il Nord Est», spinge Urso.
I cinque siti a Nord Est
Cinque siti. Porto Marghera, il cuore del progetto: luogo per l’arrivo, lo stoccaggio, ma poi anche la raffinazione e il riciclo di queste materie. Il porto di Trieste, per l’approdo delle navi dal pescaggio più importante, fino ai 18 metri; ma c’è spazio anche per il porto di Ravenna, strategico per una parte del Paese. Avrà un luogo poi ’interporto di Verona – a sua volta visitato ieri pomeriggio da Urso e Séjourné – vale a dire le porte dell’autostrada del Brennero, punto di partenza del materiale verso l’Europa industriale. E infine la miniera trentina di Tassullo: impenetrabile, e dunque dedicata alle materie più delicate e pericolose.
«Stoccaggio a Trieste»
Di soldi è ancora presto parlare, «non ci sbilanciamo», dice Urso. Quanto ai tempi, «il dossier sarà portato sul tavolo europeo la prossima settimana», promette Séjourné. Un paio di mesi per esaminarlo e, si spera, vidimarlo. E quindi ottobre, per l’avvio dei lavori.
Si lavorerà per moduli, a partire da un progetto base, «che poi potremo ampliare», promette Urso. Ad esempio, incalza Marco Consalvo da Trieste, «collocando anche qui, e al più presto, un sito per lo stoccaggio». D’altronde, la città giuliana si era candidata da subito, forte delle caratteristiche del sistema portuale di Trieste e Monfalcone: il pescaggio più ampio tra quelli garantiti dai differenti porti dell’Adriatico, poi la vocazione ai viaggi internazionali, la sua natura di porto franco, infine la presenza di un centro avanzato di tecnologia e ricerca applicata sulle materie prime.
I tavoli europei
Almeno per il momento, dunque, la città di riferimento sarà Venezia; ma poi il futuro è ancora tutto da scrivere. Vale per i siti e le rispettive vocazioni, ma vale anche per le materie prime coinvolte: 17 quelle individuate fino a questo momento, dal tavolo che è stato costituito in Germania.
«Si parla ad esempio di tungsteno, di alcune terre rare e di alcuni materiali preziosi», spiega il ministro. E un altro tavolo è stato costituito in Francia, per individuare la migliore modalità finanziaria per il progetto: probabilmente sarà un connubio tra forma pubblica e privata.
Raffinazione e riciclo
Ma non c’è soltanto questo. Perché, accanto al progetto dello stoccaggio per Porto Marghera, ne avanza parallelamente un altro, per la costituzione di un vero e proprio polo industriale per le imprese, che potrà crescere accanto al deposito veneziano, pur in un’area differente da quella che è stata individuata in questo momento.
«Un polo per la raffinazione e il riciclo delle materie prime critiche», dettaglia il ministro, «perché è soprattutto su questo che l’Italia continua a essere dipendente». Essenzialmente dalla Cina, che, riguardo ai riciclo, gode di una specie di monopolio a livello globale. «Per questo», spiega Urso, «alcuni mesi fa ho chiesto alla Commissione europea di porre dei divieti all’export dei rifiuti industriali, ad esempio pannelli solari, cellulari e oggetti di microelettronica che contengono materie prime critiche».
Adesso riciclati oltre i confini italiani, ma che presto, se il progetto dovesse andare in porto, rimarranno qui, con un percorso di raffinazione e riciclo sul bordo della laguna di Venezia.
L’obiettivo è ambizioso: rendere il Paese autonomo, all’affacciarsi di nuove crisi. L’autonomia energetica inseguita dal governo.
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