Sparkle porta i cavi ottici nell’Adriatico: Chioggia nuovo snodo dei dati
Il progetto GreenMed prevede la posa di 24 coppie di fibre da Creta fino al Veneto, con entrata in esercizio entro il 2028

Il traffico dati di Internet a livello mondiale viaggia per il 99% sui cavi ottici sottomarini. Il 20% di questo traffico avviene nel Mediterraneo, fondamentalmente per collegare il quadrilatero Flap, Francoforte-Londra-Amsterdam-Parigi, che ospitala metà di tutti i data center europei, alle aree del mondo a maggior crescita digitale: l’Asia, in particolare l’India, e l’Africa. Se si guarda la mappa dei cavi ottici sottomarini posati sui fondali del Mediterraneo si vedrà un groviglio di collegamenti che escono da Suez e risalgono poi il Tirreno verso la costa Nord, francese e italiana. E un grande vuoto: l’Adriatico. Quella lunga autostrada marina che sfoga nell’Egeo non ospita nemmeno un cavo. Ma ora le cose sono cambiate perché Sparkle sta avviando il GreenMed: 24 coppie di fibre, ciascuna della capacità di 18 terabyte al secondo stanno per essere posate sui fondali adriatici: partiranno da Creta e arriveranno fino a Chioggia.
Da qui raggiungeranno l’hub di Milano e il poi i grandi hub europei. La nuova infrastruttura entrerà in esercizio entro la seconda metà del 2028. Sarà un investimento da alcune centinaia di milioni di euro, interamente gestito da Sparkle, proprio mentre la società guidata dall’ad Enrico Bagnasco sta compiendo un importante passaggio proprietario che si completerà nei prossimi mesi: dal controllo di Tim a quello congiunto del Mef, il ministero dell’Economia, con il 70%, e del fondo spagnolo Asterion per il 30%, attraverso la sua controllata italiana Retelit. Sparkle è un campione di livello europeo nel settore dei cavi ottici sottomarini: è presente in 32 Paesi, vanta una dorsale proprietaria in fibra di oltre 600 mila km in Europa, nel Mediterraneo e nelle Americhe. In più vanta una forte partnership con Google nel sistema BlueRaman che collega l’Italia alla Giordania toccando terra a Tel Aviv in Israele e da qui via terra fino ad Aqaba e quindi nel Mar Rosso e poi fino a Mumbai in India.
Ora con il GreenMed anche Chioggia diventerà una dei punti nodali della grande rete dati sotto il Mediterraneo. Ma perché l’Adriatico è rimasto finora escluso dalle rotte della fibra ottica a larghissima banda?
«Le grandi dorsali mediterranee da Oriente verso il quadrilatero del traffico internet europeo Flap hanno fino a poco tempo fa avuto il loro terminal principale a Marsiglia – spiega Bagnasco. – Ma le grandi reti ottiche hanno bisogno di continue implementazione di capacità, con la posa di nuovi cavi. E anche di ridondanze, ossia di percorsi alternativi, per ragioni di sicurezza ma anche con l’obiettivo di aumentare la capillarità della distribuzione. Per questo Sparkle ha deciso nel 2018 di portare sviluppi in Italia aprendo con BlueMed un primo corridoio alternativo dalla Sicilia lungo Tirreno con approdo a Genova, valorizzando il ruolo geografico della Penisola nel Mediterraneo e il crescente ruolo di Milano come hub internet europeo. L’Adriatico è rimasto finora escluso per via dei suoi fondali bassi che comportano costi di realizzazione dell’infrastruttura più alti: a quella profondità i cavi devono essere protetti dalle reti e dalle ancore, incrociano condutture energetiche e impianti di trivellazione. Sono insomma più esposti a rischi di rottura che invece non si registrano quando vengono posati a profondità di centinaia di metri. Ma ora il maggior costo vale la spesa. Perché il traffico dati cresce del 10% l’anno e c’è bisogno di nuovi cavi e perché è importante creare percorsi alternativi. Il nuovo progetto Sparkle denominato GreenMed nasce con questo obiettivo: aprire un ulteriore corridoio alternativo tra il Medio Oriente e l’Europa attraverso l’Adriatico. Su questa tratta si stanno valutando una serie di estensioni per raccogliere traffico dati dal mondo balcanico, ellenico e dalla Turchia, alla ricerca di un collegamento via cavo sottomarino alternativo e complementare alle reti terrestri che oggi collegano queste regioni dalla Turchia passando perla Bulgaria e fino in Germania anche rispetto alle crescenti esigenze di connessioni di qualità dei paesi dell’area caucasica. Sul versante italiano un braccio raggiungerà Catania, un secondo a Bari. E infine da Chioggia verso Milano».
Già, che cosa comporterà l’arrivo dei cavi sottomarini a Chioggia? Dal punto di vista delle opere molto poco. Come già visto con il BlueMed nel Sicily Hub di Palermo e nel “landing hub”, la stazione di arrivo, a Genova, i volumi richiesti sono minimi. In pratica poco più di una centrale telefonica, grande come tre-quattro frigoriferi, per i collegamenti tra i cavi che escono dal mare e la rete terrestre. Poi un sistema di raffreddamento e l’alimentazione elettrica. Potrebbe entrare in un container. Zero impatto ambientale, pochissimo cemento ma una grande opportunità per il territorio e il suo tessuto economico.
Con il BlueMed gli effetti si sono visti subito. Milano, collegata alla grande rete mondiale via Genova e non più via Marsiglia, ha potuto offrire al mercato dei data center connessioni di migliore qualità, con una bassissima latenza frutto anche delle minore distanza. E ha visto subito incrementare la nascita di nuovi data center, tanto che ad oggi è la città che ospita il maggior numero di grandi centri dati italiani, ben 67 sui 105 totali. Ma anche a Genova e nel nuovo Sicily Hub di Palermo si è subito vista in crescita la domanda di connessioni a larghissima banda e bassa latenza, sia da parte delle grandi compagnie tech internazionali, per esempio per il servizi legati al Cloud o per la distribuzione della tv streaming, ma anche da parte di imprese italiane.
Una volta diventato operativo l’hub di Chioggia potrà offrire connessioni di alta qualità a chiunque ne faccia richiesta. E spetterà alle imprese delle infrastrutture che operano sul territorio occuparsi di realizzare connessioni a banda ultralarga dedicate e sicure con la grande rete ottica su cui offrire nuovi servizi digitali ad alto valore aggiunto. Sia per il settore industriale che per quelli della logistica o della sicurezza. Oppure ai centri di ricerca e alle università.
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