Al Nordest servono interventi fondamentali funzionali a collegare aree strategiche
Il Forum Infrastrutture organizzato da Nord Est Multimedia, la prima tappa a Trieste. «Il Nordest ha eccellenze riconosciute, ma mancano interoperabilità e coordinamento che renderebbero il sistema competitivo». Si perde terreno quando le infrastrutture restano frammentate

Cantieri programmati e altri in corso. Scadenze imminenti e ritardi decennali. Obiettivi e aspettative, risultati e criticità. Se la competitività di un territorio passa per diverse vie, quella delle infrastrutture resta centrale a Nordest.
Il quadrante tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, sbocco naturale verso la Mitteleuropa e i Balcani, attende da tempo interventi fondamentali funzionali a collegare aree strategiche del Paese per produttività e dinamismo tra loro e con il resto del continente. Dall’alta velocità sulla Vicenza-Padova alla velocizzazione della Trieste-Venezia, dalla terza corsia sulla A4, al potenziamento di retroporti e interporti che possano stare al passo con la crescita degli scali di Venezia e Trieste.
Proprio per fare il punto su ferrovie, autostrade, porti, interporti, aeroporti, i protagonisti del territorio si sono riuniti al “Forum infrastrutture” organizzato dal gruppo Nem in collaborazione con il sito specializzato diariodiac.it, con Confindustria nazionale e con Ance.

La prima tappa all’aeroporto di Ronchi dei Legionari – la prossima sarà a Padova il prossimo 17 giugno – si è focalizzata su porti e interporti e sul caso Autostrade Alto Adriatico, dando voce anche alle proposte delle forze economiche.
«Stiamo cercando di comporre una mappa con le gerarchie sulle opere che meritano, anzi che pretendono di essere accelerate e poste in priorità», ha spiegato il direttore del gruppo Nem Paolo Possamai. «I prossimi 10 anni sono decisivi per chiarire il ruolo che Friuli Venezia Giulia e Veneto possono avere nello schema dei trasporti e dei commerci internazionali». Da qui la scelta di invitare i presidenti delle due Regioni, Massimiliano Fedriga e Alberto Stefani.
I due governatori insieme

«È la prima volta che due governatori di due Regioni si trovano nello stesso luogo, nello stesso momento a ragionare della stessa materia», ha sottolineato Possamai.
A fare gli onori di casa Antonio Marano, presidente del Trieste Airport. L’aeroporto del Friuli Venezia Giulia ha registrato negli ultimi anni un’accelerazione senza precedenti: più 25% di viaggiatori nel 2025 a quota 1,6 milioni, con l’obiettivo di toccare il traguardo dei 2 milioni nel 2028.

«Il Nordest ha eccellenze riconosciute, ma mancano interoperabilità e coordinamento che renderebbero il sistema competitivo. L’Europa perde terreno quando le infrastrutture restano frammentate», ha detto Marano.
«L’agenda Draghi ci ricorda che infrastrutture e logistica non sono solo un tema economico, ma beni pubblici europei fondamentali per sicurezza e competitività strategica. L’Alto Adriatico può essere un laboratorio di integrazione infrastrutturale, ma serve una visione comune che superi logiche settoriali e che permetta alle nostre infrastrutture di muoversi come un’unica piattaforma estesa».

In apertura le relazioni di Roberto Zani, consulente della commissione Ue sui corridoi con la sua società TPlan, sul rapporto tra il Nordest e i corridoi europei che lo attraversano – Mediterraneo, Scandinavo-Mediterraneo e Baltico-Adriatico – e di Ennio Cascetta, tra i padri della programmazione infrastrutturale italiana e coordinatore tecnico della versione originaria del Piano Regionale dei Trasporti 2020-2030 della Regione Veneto, focalizzato sulle prospettive del dopo Pnrr per infrastrutture e logistica.

I corridoi europei
Rispetto ai corridoi europei, sono a oggi 34 i progetti completati sui 79 previsti nella programmazione del 1994. A fronte di costi per 42,4 miliardi ci sono fondi per 29,5 miliardi: ne mancano di 13 miliardi solo nell’ambito della programmazione strategica europea.
«A Nordest, osservando nel dettaglio, la situazione non è così rosea: diversi progetti riguardano l’upgrade tecnologico, la maggior parte degli stessi ha un orizzonte temporale al 2040», ha detto Zani.
Il piano di investimenti sulle infrastrutture italiane vale, secondo l’allegato al Def del 2025, 433 miliardi di euro, di cui solo 230 miliardi già finanziati. Nel Nordest sono previsti circa 40 miliardi di investimenti, meno della metà finanziato. Per Cascetta la vera sfida sarà scegliere la strada giusta al bivio che si prospetta una volta esaurito il Pnrr. «Ci sono due strade possibili: tornare a come si faceva prima, con fondi da negoziare ogni anno, o seguire un nuovo approccio, definendo una fonte di finanziamento stabile per 10-15 anni».
Riproduzione riservata © il Nord Est








