I presidenti delle Autorità portuali chiedono meno burocrazia e sicurezza sulle risorse
Ferrovia, escavi, connessioni: il quadro e le necessità tracciati a Ravenna dai numeri uno delle Autorità dell’Alto Adriatico

I fondi per il sistema ferroviario triestino, le autorizzazioni degli escavi veneziani, le risorse per le infrastrutture ravennati. Oltre a un’approvazione rapida della riforma dei porti, per costruire il quadro di governance in cui le Autorità portuali dovranno muoversi. Sono le principali richieste dei presidenti delle Adsp dell’Alto Adriatico a Roma. «Tutto lo sviluppo ferroviario di Trieste è fondamentale», ragiona il presidente Marco Consalvo: «La stazione di Servola in particolare è determinante per dar prospettive di sviluppo e agganciare l’Imec, ma occorrono investimenti anche in altre aree di Trieste e a Monfalcone».
Le richieste a Roma: infrastrutture e finanziamenti
Servono infrastrutture, «il sistema di finanziamento va messo al centro della riforma, come l’accelerazione delle lentissime procedure autorizzative, che hanno finito per bloccare i fondi per Servola che devono tornare disponibili». Attenzione alla «necessaria rapidità delle manutenzioni previste nei prossimi due anni da Rfi sulla tratta verso l’Austria, che ci mettono in difficoltà e rischiano di spostare flussi su altri porti». Quanto all’Alto Adriatico Consalvo vede «un’Europa sempre più chiamata a dover pensare a sé, l’Alto Adriatico sarà gateway fondamentale: qui la concorrenza non significa mangiarsi a vicenda ma stimolare ulteriore domanda sperando nella tenuta di Suez».
Il veneziano Matteo Gasparato ritiene che, «come per gli interporti, l’Alto Adriatico deve fare rete: siamo complementari, possiamo costruire un network policentrico del Nordest che possa anche redistribuire flussi di merci in caso di congestioni e interruzioni infrastrutturali in uno scalo. Ravenna ha vocazione industriale, energetica e cerealicola. Venezia è forte sulle rinfuse e ha un’intermodalità legata al Brennero. Trieste è la meglio posizionata per container e collegamenti con l’Europa orientale. Tutto ciò ci permette di fare massa critica nel dialogo con le grandi alleanze dello shipping». Le richieste a Roma: «Abbiamo il parere di Via sulla nuova isola per il conferimento dei fanghi e speriamo sia mantenuta la promessa di pronunciamento entro qualche settimana sull’escavo dei canali. L’accessibilità è il nostro grande tema e il porto regolato è fondamentale: lavoriamo alle proposte per regolamentare il Mose, che si alza sempre più spesso. L’obiettivo off shore resta, ma è di lungo periodo e abbiamo necessità di risposte immediate». Da Ravenna, Francesco Benevolo manda messaggi al Mit: «Stiamo dragando i fondali, ma bisogna completare l’opera e mancano 150 milioni per ultimare le banchine e 50 per continuare gli escavi. E servono migliori connessioni infrastrutturali, se dobbiamo continuare a viaggiare sulla vecchia Romea». Il sistema Alto Adriatico? Per Benevolo la North Adriatic Port Association (Napa) «ha partorito un topolino» e «manca un discorso sulla cooperazione: potremmo iniziare avanzando una candidatura Venezia-Ravenna sulle terre rare». L’ultimo appello a Roma è sulla riforma: «Operiamo in una grande incertezza per il contesto internazionale. Si approvi presto: dobbiamo sapere quante risorse e quanto personale avranno a disposizione le Autorità portuali».
Riproduzione riservata © il Nord Est








